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Dal libro di Saviano, un cruento viaggio nelle viscere del narcotraffico internazionale. Scoprite com’è andata in questa recensione di ZeroZeroZero
TITOLO ORIGINALE: ZeroZeroZero. GENERE: Drammatico, azione, thriller. NAZIONE: Stati Uniti d’America, Italia, Francia. REGIA: Stefano Sollima. CAST: Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida, Harold Torres. DURATA: 60 min (8 episodi). DISTRIBUTORE: Sky Atlantic, Canal+. USCITA: 14 Febbraio 2020.
Dopo la serie Gomorra, Sollima torna ad adattare un romanzo di Saviano, con ZeroZeroZero. Mandata in onda su Sky Atlantic dal 14 febbraio 2020, la serie ha da subito catturato l’interesse di molte persone, anche grazie allo stile ben riconoscibile del regista italiano. Un viaggio dentro il cuore pulsante del narcotraffico internazionale, alla scoperta del prezzo umano atto a soddisfare la sete di potere e di soldi che annebbia il raziocinio umano. Un lato oscuro che coinvolge e sconvolge la vita di centinaia di persone nel mondo. Ma sarà andato tutto per il verso giusto? Continuate a leggere questa recensione di ZeroZeroZero per scoprirlo.
Recensione ZeroZeroZero – dal Messico all’Italia
Quando parlavo di narcotraffico internazionale, era proprio per sottolineare che questa non è una storia circoscritta ad una regione o uno stato, ma va ad inglobare la Calabria, il Messico e la Louisiana. Nello specifico, ZeroZeroZero ci porta a seguire le vicende di alcune famiglie della ‘ndrangheta, con il boss più anziano, Don Minu La Piana, interpretato da Adriano Chiaramida, che, costretto a nascondersi e vista l’età, vuole riaffermare il suo potere con un grosso carico di droga proveniente dal Messico. In questo caso la storyline principale è proprio quella che va a toccare il boss e suo nipote, Stefano, interpretato da Giuseppe De Domenico. Dall’altra parte del mondo, in Messico, la scena viene rubata da Manuel Conterars (Harold Torres), che dalle forze segrete dell’esercito intraprende un viaggio verso l’inferno insieme al suo team, venendo in contatto con il cartello che si annida tra le file dello stesso esercito. Infine ci sono i broker americani, che si occupano del trasporto del carico, e vedono come protagonisti Emma e Chris Lynwood, interpretati da Andrea Riseborough e Dane DeHaan.
ZeroZeroZero ci porta quindi a seguire una trama con tre storie ambientate in luoghi diversi, che ci faranno scoprire la parte più oscura dei protagonisti. Un’operazione sicuramente non semplice, che è riuscita solo in parte.
Recensione ZeroZeroZero – la sottile linea rossa
Come dicevo prima, quello che collega le tre storyline è quella scia di sangue legata al narcotraffico, che va a macchiare i protagonisti di questa storia. Anche grazie al materiale dal quale prende spunto, ci sono diverse idee interessanti, e le storie presentano momenti molto forti e di grande impatto sia emotivo che scenico. Quello che invece funziona solo in parte è la sceneggiatura, perché se le vicende sono interessanti, il modo in cui vengono proposte non è sicuramente perfetto. Spesso ci troviamo davanti a scelte poco credibili o risvolti forzati necessari per far avanzare la storia. Ovviamente c’è anche da considerare che è sicuramente complicato gestire vicende lontane contraddistinte da varie storyline che vanno a convergere sul finale.
Per quanto riguarda i personaggi, questi sono sicuramente ben caratterizzati, anche se nella crescita di alcuni di questi ci sono passaggi forse eccessivi. Le interpretazioni del cast sono quasi sempre convincenti, anche se i dialoghi non sono il punto forte di questa serie. In questo senso, anche il ritmo in alcuni momenti rallenta eccessivamente, mostrando una certa pesantezza. Questo anche perché il tono di ZeroZeroZero è cupo e cruento dall’inizio alla fine, dando veramente pochissimo spazio a scene più leggere che forse avrebbero aiutato a rendere meno pesante il racconto. La stessa colonna sonora è sì di alto livello, ma spesso ripete il motivetto principale ed ha sempre toni cupi come il resto della produzione. Visti i temi trattati questo non è sbagliato, ma, come detto prima, ci sono modi e modi di raccontare anche vicende di questo tipo.
Fuoco e sangue
Per quanto riguarda il lato tecnico, Sollima si conferma un grande regista. Come in Soldado, anche qui le scene d’azione sono girate in maniera egregia, con momenti spettacolari alternati a immagini crude di grande impatto. L’unico neo, è che forse, come in altre sue produzioni, anche qui la presenza del back and forward è troppo frequente. Infatti, in Zero Zero Zero, spesso si mostra alcuni momenti del presente per poi andare a ritroso per mostrare cos’è successo prima. Se questo in alcuni casi funziona, in altri sembra essere più una semplice scelta stilistica poco funzionale al racconto, anche considerando la frequenza con la quale Sollima utilizza questa tecnica.
Per il resto, come sottolineato nel corso della recensione, ci troviamo davanti ad una serie che alterna sequenze di grande impatto a qualche sbadiglio dovuto anche alla gestione dei tanti personaggi. Questo a dispetto dei temi trattati, che sono tanto importanti quanto interessanti, mostrati in modo violento e crudo. Alcune scene, soprattutto a livello visivo, sono costruite in modo eccezionale, andando a sopperire alcuni problemi che attanagliano la sceneggiatura.
In conclusione, questa è una serie che mi sento di consigliare, anche se siamo lontani dalla perfezione. La forza delle immagini è indiscutibile, ma lo stesso non si può dire per la sceneggiatura. Alcuni sviluppi della trama discutibili e alcune scelte utili solo ai fini del proseguimento della vicenda che fanno storcere il naso, sembrando fin troppo forzate, indeboliscono in parte una serie che comunque resta di grande impatto.
Punti a favore
- Temi di grande interesse
- Lato tecnico di alto livello
- Personaggi ben caratterizzati
Punti a sfavore
- Sceneggiatura con qualche problema
- Ritmo che in alcuni momenti rallenta troppo
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