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Sarà riuscito questo biopic su Carlos Acosta a farci addentrare nella sua vita? Scopritelo in questa recensione di Yuli – Danza e Libertà
TITOLO ORIGINALE: Yuli – Danza e Libertà. GENERE: drammatico, biografico. NAZIONE: Spagna. REGIA: Icíar Bollaín. CAST: Carlos Acosta, Santiago Alfonso, Keyvin Martinez, Edison Manuel Olvera, Betiza Bistmark Calderón. DURATA: 109 min. DISTRIBUTORE: Exit Media USCITA CINEMA: 17/10/2019.
I biopic, come dicevo anche in un precedente articolo, stanno vivendo un periodo di grande crescita. Dai Queen con Bohemian Rhapsody, a Elton John, ecco che questa volta tocca al grande Carlos Acosta, uno dei migliori ballerini di sempre. Il problema, quando siamo a contatto con la vita di artisti di questo calibro, è capire se il film riesce a farci vedere la loro vita, senza cadere in una semplice celebrazione del personaggio. In questo caso, inoltre, si aggiunge il confronto con altri film che prendono la danza come tema principale. Dai musical, per passare a film come il Cigno Nero, dove c’era una vera e propria ricerca della perfezione. In questa recensione di Yuli – Danza e Libertà, vi dirò se questo biopic sarà riuscito a ritagliarsi un suo spazio, facendoci vedere chi era veramente Carlos Acosta.
Recensione Yuli – Danza e Libertà, sinossi e trailer
Questo film, diretto da Icíar Bollaín, cerca di portarci dentro la vita di Carlos Acosta. Per fare questo, il film propone un vero e proprio viaggio, a partire dall’infanzia, per poi arrivare all’età adulta, portando su grande schermo l’autobiografia scritta da Acosta(No Way Home). Yuli – Danza e Libertà, ci porta subito nella vita tutt’altro che semplice di un ragazzino dotato di un talento naturale. Il piccolo Carlos Acosta, però, non sembra convinto di voler intraprendere questa strada, e sarà proprio il padre a forzare il suo ingresso in una prestigiosa scuola di danza. All’interno del film, ho trovato particolarmente riuscita la rappresentazione delle relazioni della famiglia Acosta.
Infatti la prima parte del film è sicuramente quella più riuscita. Veniamo portati in un quartiere difficile, con una famiglia disagiata nella quale spicca il talento del piccolo Carlos, soprannominato Yuli dal padre, in onore di una divinità afroamericana. Divinità che richiama uno spirito guerriero,con Carlos che, sempre in lotta tra quello che sente e quello che il talento e il padre gli impongono di fare, danza tra un sentimento di ribellione personale e una carriera quasi imposta. Yuli – Danza e Libertà, ci propone infatti il costante desiderio del nostro protagonista di mantenere le sue radici, la voglia di tornare nel nido. L’abbandono del nido per spiccare il volo, è rappresentato dai sacrifici e dalla lontananza di una famiglia che Carlos vorrebbe vicina. Una famiglia che, sotto l’autorità del padre, lo spinge ad allontanarsi per sfruttare il talento che lo porterà lontano dalla sua Cuba.
Purtroppo è proprio l’età adulta la parte debole di Yuli – Danza e Libertà, con una narrazione spezzettata e una messa in scena forse troppo poco coraggiosa. Infatti dall’ingresso di Yuli nella Royal Ballet di Londra(primo ballerino principale di colore della prestigiosa scuola), viene a mancare la forza della prima parte. Il film cerca di ripercorrere tutte le tappe importanti della vita dell’artista, fino a quando diventa anche coreografo oltre che ballerino.
Recensione Yuli – Danza e Libertà, il peso del talento
Al contrario di Billy Elliot, dove la passione era ostacolata dalla famiglia, qui vediamo quasi l’opposto. Infatti il padre(interpretato da Santiago Alfonso), accortosi del talento di Carlos, cerca in ogni modo di fargli percorrere questa carriera. Yuli, al contrario, non è convinto, e più volte si ribella a quella che sembra la sua unica strada. Proprio il rapporto col padre è una delle cose più riuscite del film, con la presenza anche di scene che riescono ad emozionare, al contrario di altri film di questo tipo. L’insegnante, che poi l’accompagnerà in più tappe della sua carriera, ha un ruolo molto importante, stabilendo un rapporto profondo. Anche lei avrà un ruolo cruciale per la carriera di Carlos, cercando di accendere la fiamma del suo talento.
Purtroppo, proprio dopo l’esplosione di questo talento, il film perde quella forza che lo caratterizzava all’inizio. Scrivendo questa recensione di Yuli – Danza e Libertà, mi sono trovato in difficoltà proprio per questo. Infatti, pur rimanendo sempre nella media, la regia e la fotografia che caratterizzano la prima parte si perdono nella normalità. Nella seconda parte, infatti, quando è presente anche uno spettacolo sulla sua vita che lo stesso Yuli dirige, assistiamo a delle riprese quasi fiacche. Ci sono scene di coreografie e balletti che sono fin troppo piatte, senza quel guizzo tecnico che possa permettere allo spettatore di immedesimarsi completamente.
Così come il protagonista sembra vacillare allontanandosi dalla sua Cuba, lo stesso sembra accadere alla parte tecnica del film. Sicuramente, come detto in precedenza, staccandosi dalle relazioni instaurate tra i personaggi nella prima parte, viene a mancare la parte più emotiva e riuscita del film. Lo stesso Carlos Acosta, nella recitazione, mi ha paradossalmente convinto meno di Edison Manuel Olvera, che lo rappresenta nella prima parte del film.
Considerazioni finali
Questa recensione di Yuli – Danza e Libertà, avrei potuto dividerla tranquillamente in due parti. Infatti, come accennavo prima, nella prima parte c’è un’ottima alchimia tra quello che viene mostrato e le emozioni suscitate. Quando invece viene affrontata la vita adulta, il ritmo, la narrazione e in generale il film perde brillantezza. Quello che più ho apprezzato sono le relazioni tra Carlos, la sua famiglia e la sua insegnante, e la scelta di mostrare anche scene piuttosto forti. Come detto in precedenza, forse sarebbe servita un po’ più di originalità a livello di regia, per dare uno spessore diverso alla seconda parte del film. In ogni caso, resta il fatto che Yuli – Danza e Libertà, è riuscito a emozionarmi in diversi momenti, e già questo lo trovo importante. Solida la colonna sonora, con la musica che spesso accompagna nel modo giusto non solo le scene in cui è coinvolta la danza, ma anche quelle riguardanti la vita dei personaggi. La sceneggiatura è stata invece curata da Paul Laverty, e riesce a far emergere quelli che sono i temi principali del film. Il prezzo del successo, l’allontanamento dalla famiglia e dalle proprie radici. I sacrifici, e il fallimento del socialismo cubano.
Voi che ne pensate? Andrete a vederlo?
Punti a favore
- Prima parte del film molto godibile
- Alcune scene riescono a far emozionare
- Colonna sonora all'altezza
Punti a sfavore
- Seconda parte fiacca
- Regia poco coraggiosa in determinati momenti
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