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Parasite di Bong Joon-ho è di sicuro il film che ha riscosso più successo nel panorama mondiale della stagione cinematografica appena conclusasi. Con una Palma d’oro e quattro Oscar delle categorie più importanti si appresta a diventare un cult del cinema. Ecco, dunque, la nostra recensione di Parasite
TITOLO ORIGINALE: 기생충 Gisaengchung. GENERE: drammatico. NAZIONE: Corea del Sud. REGIA: Bong Joon-ho. CAST: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong. DURATA: 132 min. DISTRIBUTORE: Academy Two. USCITA CINEMA: 7/11/2019.
Trama e trailer | Recensione Parasite
Parasite racconta la storia della famiglia Kim, formata dal padre Ki-taek, un uomo privo di stimoli, la madre Chung-sook, senza alcuna ambizione e due figli, la 25enne Ki-jung e il minore, Ki-woo. Vivono in uno squallido seminterrato e vivono di lavori saltuari e alla giornata in un quartiere fatiscente, sono molto legati fra loro nonostante la propensione a vivere di espedienti. Un amico di A Ki-woo gli propone di prendere il suo posto come tutor di una ragazza di buona famiglia: Yeon-kyuo Park. La famiglia Park è formata dal padre imprenditore, la giovane e fragile madre, un figlio piccolo Da Song e l’adolescente Yeon-kyuo. Ovviamente le credenziali di Ki-woo sono false, ma essendo stato raccomandato dal suo amico viene immediatamente accolto dalla famiglia Park con molta fiducia. Tale fiducia porta ad una concatenazione di raccomandazioni, chiaramente false, che permette all’intera famiglia Kim di trovare occupazione in casa Park. Ma non tutto è semplice come sembra.
Tecnicamente calibrato | Recensione Parasite
Se volessimo descrivere questo film con una sola parola, probabilmente sarebbe “equilibrato“. Vengono messi a confronto in modo speculare due mondi opposti, uno in salita e uno in discesa, con tanto di posizionamento delle abitazioni delle due famiglie: i Kim in un seminterrato, i Park in cima ad una collinetta residenziale. La regia è quanto di più accurato possiate immaginare, le inquadrature non sono mai invasive o poco studiate. Il pathos delle scene viene in qualche modo reso più intenso dall’uso del rallentatore, senza però rendere mai la scena pesante grazie ad un sapientissimo montaggio sonoro che in qualche modo confonde lo spettatore sul tono della scena in questione. Tutto il film si regge su un impercettibile linea di confine fra dramma e commedia, è lo spettatore a dover scegliere con che occhi guardare e interpretare la pellicola. La sceneggiatura è probabilmente una delle migliori del decennio, brillante e fatta di battute argute, non è estremamente fitta, ma comunque centrale nella struttura del film. La fotografia è calibrata, illuminante. Viene utilizzata come specchio delle vicende: inizialmente, assieme alla scenografia, è composta prevalentemente da colori neutri, per poi seguire un crescendo sempre maggiore di distinzione fra luce/buio fino ad accompagnare lo svolgersi della pellicola al suo climax.
Le musiche sono state scelte sapientemente ma con un’ampia variazione degli stili, troviamo tracce di musica classica per sottolineare i momenti di pathos in cui però gli attori non stanno agendo tramite movimenti impetuosi, mentre troviamo, curiosamente, la canzone “In ginocchio da te” di Gianni Morandi in una delle scene più tragicomiche dell’intero film. Anche i momenti di silenzio sono stati accuratamente inseriti, come a sottolineare il divario sociale così profondo da non permettere nemmeno che venga attraversato dal rumore.
C’è sempre un “parassita” più grosso di te | Recensione Parasite
Parasite è stato premiato all’ultimo Festival di Cannes con la Palma d’oro al miglior film e con quattro Oscar per le categorie: miglior film internazionale, miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura originale. Salta all’occhio che nemmeno un membro del cast sia stato nè candidato nè tantomeno premiato per la sua performance nella pellicola, considerando che ognuno dei protagonisti del film riesce a regalare una prova credibile e intensa. In particolare Song Kang-ho, uno degli interpreti più fedeli di Bong Joon-ho, riesce a trasmettere tutta la desolazione interiore che lo affligge per non essere riuscito a dare alla propria famiglia ciò che il signor Park ha invece a disposizione ogni giorno grazie ad un lavoro in alta società.
Il film si struttura principalmente su tre livelli, per poi creare altrettanti sottolivelli metaforici che si comprendono solo una volta che il film si conclude. I tre livelli principali sono quelli formati dalla famiglia Park, seguita dalla famiglia Kim seguita a sua volta da uno strato ancora inferiore che si viene a scoprire nel corso del film. Il film inizia con un parassita di fatto, che infesta la casa dei Kim, proseguendo con la sempre maggior infestazione di casa Park da parte dei Kim stessi. Altro interessante spunto è il momento della svolta nella trama, quando l’amico permette al giovane Kim di entrare a far parte della cerchia dei “fidati” e dunque innalzare momentaneamente il suo stato sociale, nello stesso momento consegna alla famiglia una pietra, molto grossa e pesante come. Questa pietra rimane un oggetto costante nella narrazione “si aggrappa” al protagonista seguendolo ovunque, come lui stesso dice in un passaggio “è lei che continua ad abbracciarmi”. Questo peso fisico, diventa anche metaforico e sarà anche il peso dell’ulteriore svolta all’interno del film.
Curiosa e divertente è anche la signora Park, che sempre reverenziale e intimorita dal marito, sembra sempre estremamente diffidente del prossimo salvo poi fidarsi solo di chi le dice esattamente ciò che lei vuole che le venga detto. La catena di raccomandazioni, falsa, altro non fa che trascinare sempre più a picco la situazione, esattamente come farebbe un’infestazione di parassiti.
Specularità di situazioni | Recensione Parasite
Il doppio parallelo da attuare per interpretare il film è quello di parassita/famiglia Kim e famiglia Kim/famiglia Park. Esattamente come il signor Kim si rivolge ai piccoli parassiti che infestano casa sua con “brutta bestiaccia puzzolente” anche la famiglia Park riesce a percepire un certo disagio a causa dell’odore della famiglia Kim, in particolare dal capo famiglia, che pare aver questo odore indipendentemente da ciò che indossa, come se il fallimento nel film assumesse un vero e proprio odore che chi fa parte di una classe sociale superiore percepisce fino a diventare insostenibile. L’arte di Bong Joon-ho è data anche dalla divisione degli spazi fornita attraverso le inquadrature la suddivisione in spazi netti e geometrici fornisce allo spettatore una schematizzazione visiva in grado di aumentare notevolmente la sensazione di ansia man mano che la scena si compie.
Altro dettaglio da non sottovalutare è come l’intelletto e la furbizia della famiglia Kim sia estremamente più sviluppato di quello della famiglia Park. La condizione di inferiorità sociale non li rende intellettualmente inferiori, ma anzi, il dover vivere di espedienti li ha resi scaltri e brillanti in modo da poter sempre riuscire a gestire anche le situazioni più spiacevoli, nonostante quello che per la famiglia Park può essere solo uno spiacevole acquazzone per la famiglia Kim si rivela un vero e proprio disastro. Non esiste senso di solidarietà fra poveri, esiste solo la legge del più forte.
Chiara denuncia sociale o metafora millenaria?
Ciò che rimane in sospeso quasi sempre con i film scritti e diretti da Bong Joon-ho è il fine ultimo della sua pellicola. Così come Snowpiercer poteva essere sia una denuncia graffiante dell’immobilità sociale o una riproduzione di ciò che è sempre stato, anche Parasite gioca su questa doppia interpretazione. Che sia una denuncia della disparità sociale in cui la Corea del Sud si trova in questo momento o una lezione particolarmente intensa sul fatto che non c’è di fatto mai fine al peggio e per quanto tu possa opporti alla tua condizione sociale non riuscirai mai a liberarti della “puzza” dell’ambiente in cui sei nato, Parasite è senza alcun dubbio un capolavoro del cinema contemporaneo capace di intrattenere e far riflettere anche i più scettici al cinema asiatico. Considerando che anche l’Academy ha premiato come miglior film per la prima volta nella sua storia un film completamente straniero, significa che siamo davanti ad una vera e propria opera d’arte. Una metafora talmente ben studiata nella sua drammaticità da riuscire a far ridere lo spettatore della sua stessa miseria.
Continuate a seguirci per rimanere aggiornati sul mondo del cinema e sulle ultime uscite in Home Video, come appunto quella di Parasite il 20 maggio con Eagle Pictures.
Punti a favore
- Regia perfetta
- Sceneggiatura brillante
- Stratificazione metaforica
- Attori credibili
- Montaggio sonoro suggestivo
- Fotografia impeccabile
Punti a sfavore
- Nessuno di rilevante
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Tonino Bello
30 Aprile 2020 alle 7:40Ne ne ne ne……..grande prosopopea per una mediocrità. Si va be’ ha vinto gli Oscar, non è la prima volta che una schifezza vince. Basta una contraddizione per fare crollare tutto il mega-giudizio: “intelletto e furbizia della famiglia Kim” ma visto che finale, dov’è tutto sto intelletto e furbizia. Il piacere di un film è tutto soggettivo.