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Ecco a voi la recensione di Imago, buonissimo cortometraggio sbarcato al Trieste Science+Fiction Festival 2020. Distopia, colori psichedelici e musica techno
TITOLO ORIGINALE: Imago. GENERE: fantascienza. NAZIONE: Svizzera. REGIA: Remy Blaser. CAST: Elisa Plüss, Silvio Kretschmer. DURATA: 17 min. DISTRIBUTORE: Tellfilm. DATA DI PRESENTAZIONE: 2020.
Con questa recensione andremo ad analizzare Imago, cortometraggio in concorso al Trieste Science+Fiction Festival, edizione 2020. In particolare l’opera concorre per la sezione European Fantastic Shorts – Méliès d’argent competition; sezione appositamente dedicata ai filmati brevi. Il vincitore potrà poi concorrere al Méliès d’Oro, assegnato annualmente dalla European Fantastic Film Festivals Federation.
Andiamo quindi a scoprire quest’opera, fatta di distopia, psichedelia e musica techno.
Trama | Recensione Imago
Jonathan (Silvio Kretschmer) vive in un mondo governato da un disumano rituale di corteggiamento che lo costringe forzatamente a trovare un partner. Ma lui non ci vuole stare e, prima o poi, questo lo condurrà alla morte. Un’affascinante vicina (Elisa Plüss) sembra essere la sua ultima possibilità. La donna è però interessata a rivelarne la sua vera forma e ad aiutarlo a essere libero.
Techno, rituali e colori | Recensione Imago
Imago si presenta come la classica opera distopica alla Black Mirror. Ecco quindi che troviamo ambientazioni chiuse, atmosfere fredde e destabilizzanti, sensazioni di claustrofobia e tutti i classici cliché del genere. Ciò che però notiamo subito è che, a dispetto del piccolo budget, il regista e gli autori di questo corto hanno voluto comunque mantenere un livello tecnico adeguato. Insomma, il genere sci-fi distopico si è ormai settato su livelli abbastanza alti (vedasi la serie Netflix sopracitata), ma Remy Blaser non si può certo dire che ha sfigurato in questo implicito paragone.
In certi casi potremmo dire che il risultato ottenuto non è soltanto buono ma addirittura strabiliante. Stiamo parlando in particolare della combinazione musica+fotografia. L’utilizzo della techno, associato allo straniante rituale d’accoppiamento, contribuiscono a creare una sensazione di disagio tangibile. Ma in generale sarebbe da lodare tutto il comporta sonoro, sempre incredibilmente preciso e realistico, cosa che stupisce, soprattutto se si considera l’evidente piccolo budget. Le location utilizzate sono infatti pochissime ma ciò ovviamente costituisce un punto a favore dell’opera.
Se domani non riesci, sei morto | Recensione Imago
La scelta di utilizzare poche location, scelta potremmo dire necessaria, non fa che aumentare la sensazione di claustrofobia che il protagonista ci fa provare. Egli infatti è costretto a trovare l’amore in questo strano microcosmo. Qualora non ci riuscisse la consegue è chiara: si muore. Claustrofobia che poi aumenta se consideriamo la fotografia, caratterizzata da colori accesi ma offuscati. Un’altra scelta tecnicamente obbligata ma che permette di farci sentire ancora più storditi e spaesati, in quel mix di musica rintronante e spazi chiusi.
Per quanto riguarda le tematiche trattate, Imago non si inventa nulla di particolarmente nuovo ma rimane comunque un’opera indubbiamente intrigante. Il fatto che le persone siano obbligate a scegliersi un’anima gemella è qualcosa che sicuramente affascina lo spettatore. Ciò oltretutto è qualcosa di incredibilmente attuale. A tutti infatti può capitare di sentirsi “pressati” in questo tipo di scelte.
Partendo da questa riflessione, Imago va poi a fornirci spunti di ampio respiro. In particolare, il bel finale metaforico induce lo spettatore a una riflessione sulla libertà di scelta e in generale di vivere. Non mancano poi riferimenti di più difficile interpretazioni, creati proprio per avere diversi significati a seconda della visione personale dello spettatore. La trasformazione del protagonista in qualcosa di “diverso” può infatti portare a riflettere sulle varie discriminazioni subite da coloro che “sono” o “amano” in maniera differente dalla massa. Siamo volutamente generici non perché vogliamo parlare in maniera “difficile” ma proprio perché, rispetto a questa riflessione, il corto è volutamente criptico.
Conclusione
Insomma, questo Imago si è rivelato un buonissimo cortometraggio, sicuramente un’opera che potrà ambire al riconoscimento finale previsto dal concorso. Se proprio vogliamo trovargli dei difetti potremmo dire che in alcune sequenze è eccessivamente criptico. In ogni caso siamo sicuri che il messaggio finale riesce ad arrivare in maniera forte e chiara, dando luogo ad interessanti riflessioni e a spunti citazionisti. Infine, il contesto tecnico è sicuramente di ottima fattura; in particolare un’ultima menzione deve essere fatta nei confronti dei pochissimi ma bellissimi effetti speciali: sia digitali che prostetici.
Punti a favore
- fotografia
- effetti speciali
- musica e sound design
- tematiche
Punti a sfavore
- Alcune sequenze fin troppo criptiche a un primo sguardo
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