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Un vero e proprio omaggio al regista riminese nel centenario della nascita ad opera dell’autore, regista e collaboratore Eugenio Cappuccio. Ecco a voi la recensione di Fellini Fine Mai, presentato nella sezione “celebrazioni” del Ravenna Nightmare Fest 2020
TITOLO ORIGINALE: Fellini fine mai. GENERE: documentario. NAZIONE: Italia. REGIA: Eugenio Cappuccio. CAST: Milo Manara, Sergio Rubini, Vincenzo Mollica, Andrea De Carlo. DURATA: 80 min. DATA DI PRESENTAZIONE: 3 Novembre 2020.
Federico Fellini viene raccontato in prima persona dal regista, Eugenio Cappuccio, assistente alla regia in “Ginger and Fred” nel 1985 e collaboratore in molti altri progetti. In questo documentario Fellini rivive, come fosse un vero e proprio viaggio biografico, attraverso le immagini, i suoni e le fotografie custoditi dal più grande archivio audiovisivo italiano: quello di Rai Teche. Mostrando, così, lati della sua vita celati ai più e dedicando a noi spettatori momenti di alta poetica cinematografica.
Sinossi | Recensione Fellini Fine Mai
Nonostante siano molte le cose dette su Fellini, ne rimangono altrettante da svelare sulla sua poetica, soprattutto quando si ha avuto il privilegio di lavorare con lui. In questo documentario, Eugenio Cappuccio ricostruisce il percorso che lo ha portato a conoscere Fellini a Rimini da adolescente e successivamente, dopo aver studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia, a collaborare sul set di Ginger e Fred. Scavando nel ricchissimo repertorio televisivo della Rai, il film presenta numerose testimonianze originali di chi ha collaborato con Fellini. Così, Eugenio Cappuccio ci lancia verso nuove scoperte del mai completamente svelato mondo di Fellini.
Dal passato al presente | Recensione Fellini Fine Mai
Con uno stratagemma molto efficace, il regista ripercorre la vita di Federico Fellini: un viaggio alla scoperta dei suoi luoghi del cuore, spesso anche importanti sfondi dei film più iconici. E così, il viaggio inizia dalla stazione ferroviaria di Rimini e termina nella città eterna, Roma, all’interno del teatro 5 di Cinecittà, quello che ricorderà per sempre le grande imprese felliniane.
In un’alternarsi di immagini in bianco e nero e a colori, viene presentato allo spettatore non solo una parte della vita di Fellini ancora “segreta”, ma anche, e soprattutto, il legame con Eugenio Cappuccio e la collaborazione che, piano piano, nascerà tra i due.
L’intento del regista è proprio quello di farci entrare in pieno nella vita di Fellini, biograficamente e cinematograficamente parlando, due elementi che, quando si tratta del regista per antonomasia, sono strettamente collegati. E l’aspetto interessante è proprio questo: avvicinarsi al suo modo di fare cinema proprio studiando le fasi della sua vita, come se ad ogni cambio di umore del regista, corrispondesse anche una modifica sul set.
Vivere con Fellini è come vivere in una continua sequenza cinematografica
Il viaggio nella vita di Fellini è reso ancora più interessante e intrigante dalla presenza di numerose interviste fatte ad attori e/o collaboratori di Fellini, resi famosi da questo stesso. Personaggi quali Sergio Rubini o Milo Manara, si mettono completamente a nudo per lo spettatore, raccontando in modo estremamente vero e reale tutte quelle sensazioni provate, prima come ora, a lavorare con un uomo che ha fatto del cinema la propria indiscussa priorità.
Il mondo segreto | Recensione Fellini Fine Mai
La potenza del mistero sta nella sua ambiguità
Ad un certo punto del documentario, quando tutto ci sembra chiaro, il regista decide di seguire una strada diversa, di portare la storia verso un indeterminato che a tratti sconcerta; a sorpresa ci conduce in uno scenario singolare, quello dei due film che Fellini non volle o non poté fare: Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna. Del primo è uscito poi il soggetto sul Corriere della Sera, mentre il secondo è diventato un fumetto. Entrambi sono stati illustrati e realizzati in collaborazione con Milo Manara.
Da questo momento in poi, il mistero si impossessa di chi sta guardando, incuriosito di conoscere gli aspetti più nascosti del racconto, spinto a capire nel profondo cosa si celasse realmente dietro queste due storie e, soprattutto, perché Fellini non prese mai la decisione di renderle un film. Ad oggi ci rimangono le incredibili illustrazioni di Milo Manara, e una storia fitta di mistero e soprannaturale che incoraggia ancor di più l’idea della miticità di un regista tanto straordinario, donandoci un punto di osservazione privilegiato sul suo mondo estetico e filmico.
Conclusioni
Niente manca a questo documentario, che trascina lo spettatore nella vita di Fellini oltrepassando i limiti spazio temporali. Torniamo indietro nel tempo, e viviamo la Rimini in cui è nato e cresciuto e una Roma fastosa, madre di numerose incredibili opere.
Eugenio Cappuccio, vuoi per la sua vicinanza a Fellini in persona, vuoi per una personale ottima capacità di rendere tangibili i sentimenti e le emozioni provate, ci catapulta nella storia rendendoci parte integrante della storia stessa; alla fine, quando si spengono le luci del palcoscenico, ci rendiamo consapevoli di aver preso parte ad un racconto fitto di mistero, segreti e poetica rivelati, come fosse l’ultima volontà del grande Fellini.
Punti a favore
- Regia
- Sceneggiatura
- Immagini
- Suoni
Punti a sfavore
- Nessuno da segnalare
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