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Drive My Car sta conquistando premi su premi in tutto il mondo e si appresta ad essere la rivelazione ai prossimi premi Oscar: ecco la nostra recensione
TITOLO ORIGINALE: Doraibu mai kā . GENERE: drammatico. NAZIONE: Giappone. REGIA: Ryūsuke Hamaguchi. CAST: Hidetoshi Nishijima, Tôko Miura, Masaki Okada, Reika Kirishima, Jin Dae-Young, Sonia Yuan. DURATA: 179 minuti. PRODUZIONE: C&I Entertainment, Culture Entertainment, Bitters End. DISTRIBUZIONE ITALIANA: Tucker Film, Far East Film Festival. USCITA: 23 settembre 2021.
Oltre 60 premi in giro per il mondo e 4 nomination ai prossimi Oscar (trovate qui tutte le candidature). Solo questi numeri basterebbero a eleggere Drive My Car uno dei migliori film dell’anno. Il film di Hamaguchi è uscito in Italia lo scorso settembre ma lo potete trovare ancora in sala grazie al successo internazionale che sta riscuotendo. In attesa di vedere come andrà la notte delle stelle il prossimo 27 marzo, vi invitiamo di continuare a leggere la nostra recensione di Drive My Car. Partiamo dal trailer del film!
La trama | Recensione Drive My Car
Drive My Car è l’adattamento cinematografico dell’omonimo racconto di Haruki Murakami, contenuto nella raccolta del 2014 Uomini senza donne. Il protagonista è Yusuke Kafuku (Hidetoshi Nishijima), un attore e regista giapponese, che, dopo l’improvvisa morte della moglie Oto (Reika Kirishima), non è più lo stesso. Dopo due anni dal tragico fatto, gli viene proposta la direzione di uno spettacolo, Zio Vanja di Chechov, da parte di un festival di Hiroshima. Lì gli viene assegnata un’autista giovane e riservata (Tôko Miura) con cui, durante i viaggi a bordo della Saab 900 rossa, finirà con lo stabilire un rapporto più significativo di quanto si aspettasse.
Leggerezza | Recensione Drive My Car
Terminata la visione di Drive My Car è quasi impossibile trattenere le emozioni. Ciò che questo film trasmette va al di là di tutto ciò che mi sarei potuto aspettare. Mi aspettavo di emozionarmi, sì, ma non di trattenere a stento le lacrime, in particolare in una lunghissima scena di dialogo, quella tra Yusuke e Takatskuki in auto. Quella scena è lunghissima, densa di parole e significato. Si parla di Oto e della sua fantasia, del rapporto tra lei e il marito, delle sue colpe e delle sue virtù come donna e come persona. In quel momento si prende il posto dell’autista Misaki che, in silenzio, ascolta attentamente senza permettersi di interrompere quella danza di parole. Viene espresso un grande dolore in molti dei dialoghi del film, ma sempre con una estrema leggerezza. Anche la regia, oltre alla sceneggiatura sublime, aiuta ciò. Molti frame indimenticabili, in particolare dal viaggio in Hokkaido in avanti. Terminato il film ci si sente più leggeri, nonostante si sia sofferto insieme ai protagonisti per gran parte della visione.
Silenzio e tante lingue | Recensione Drive My Car
Può un film dare la stessa importanza al silenzio quando allo stesso tempo elogia il multilinguismo? Se il film in questione è Drive My Car, allora sì. Una particolarità degli spettacoli messi in scena da Yusuke Kafuku è quella di essere recitati in più lingue contemporaneamente: ogni attore parla nella lingua del Paese di provenienza e su uno schermo vengono proiettate le battute in tutte le lingue con cui l’intero cast si esprime, aprendo le porte a una nuova frontiera del teatro. Ciò non cambia anche in occasione dell’ultimo spettacolo, in cui viene coinvolta anche un’attrice muta, che si esprime con il linguaggio dei segni. Le occasioni in cui lei comunica sono alcuni dei momenti più belli di tutto il film, perché oltre a ciò che esprime in sé, manda a tutti uno splendido messaggio, colleghi compresi. Per più di uno il multilinguismo dell’opera è un ostacolo, mentre per lei l’esprimersi senza essere compresa rappresenta le normalità. Yusuke l’ha coinvolta anche per questa sua sensibilità unica e vuole che anche i suoi colleghi imparino da lei. Il silenzio, a volte, fa più rumore delle parole stesse: questo è il messaggio ultimo del film. Hamaguchi costella Drive My Car sia di dialoghi infiniti, dalla bellezza disarmante, sia di lunghi momenti di pausa, in cui i gesti, gli sguardi e le ambientazioni regnano sovrani.
Elogio ad Hamaguchi | Recensione Drive My Car
Questo paragrafo è dedicato interamente al regista e co-sceneggiatore del film, Ryūsuke Hamaguchi. Il suo lavoro in entrambi questi compiti è stato magistrale, riuscendoci a regalare un vero e proprio capolavoro. Se molti si preoccuperanno di fronte alle 3 ore di lunghezza o al fatto che sia un film giapponese, io avrei desiderato che il film fosse durato anche solo un minuto di più. Il viaggio visivo e sensoriale che Hamaguchi ha saputo creare è di una bellezza rara. A ciò va affiancato un lavoro di scrittura eccelsa che sì deve molti dei suoi meriti al racconto originale di Murakami, ma che raggiunge la sua vera e propria consacrazione. Già tante parole sono state spese in onore dei magistrali dialoghi e dei significati che essi trasportano, così come del silenzio fondamentale tra un flusso di parole e l’altro. Perciò ora concedetevi del silenzio, magari a bordo di una Saab 900 rossa.
Conclusioni
Drive My Car è un film incredibile: leggero ma pieno di cuore, ambientazioni fredde ma che suscitano fortissime emozioni, con una regia e una sceneggiatura che viaggiano a livelli altissimi. Hamaguchi confeziona uno dei film più belli degli ultimi anni e non mi sorprenderei se dovesse fare all-in ai prossimi Premi Oscar. Per chi ancora sentito parlare di questo film o per chi non si fidasse del minutaggio o della provenienza, ascoltate me: non rimarrete delusi.
Cosa ne pensate di Drive My Car? Lo avete visto al cinema o state aspettando che vinca almeno un Oscar? Conoscevate il racconto originale da cui il film prende spunto? Fatecelo sapere nei commenti!
Punti a favore
- La regia fine ma indimenticabile
- La sceneggiatura e l'equilibrio tra silenzi e dialoghi profondi
Punti a sfavore
- Ditemeli voi
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