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Da 5 Bloods – Come fratelli è appena uscito su Netflix, per cui vi proponiamo la recensione di questo film di Spike Lee influenzato suo malgrado da due epocali eventi di questo 2020: il COVID-19 e Black Lives Matter
TITOLO ORIGINALE: Da 5 Bloods. GENERE: Commedia/ Drammatico/ Guerra. NAZIONE: Stati Uniti. REGIA: Spike Lee. CAST: Delroy Lindo, Clarke Peters, Norm Lewis, Isiah Whitlock Jr., Chadwick Boseman, Jonathan Majors, Jean Reno, Paul Walter Hauser, Jasper Pääkkönen, Veronica Ngo. DURATA: 154 min. DISTRIBUTORE: Netflix. USCITA CINEMA: 12/06/2020.
Quattro soldati veterani della guerra del Vietnam, Paul (Delroy Lindo), Otis (Clarke Peters), Eddie (Norm Lewis) e Melvin (Isiah Whitlock Jr.), sopravvissuti al conflitto, tornano nel paese di Ho Chi Minh City, quella che una volta era conosciuta come Saigon, con una missione: trovare il cadavere del loro caposquadra Norman, ma anche, e soprattutto, recuperare un tesoro nascosto durante il conflitto. Aiutati anche dal figlio di Paul (Jonathan Majors), trovano però un paese messo a dura prova dallo sterminio e dalle atrocità della guerra, riscontrando anche diffidenza e astio dalla popolazione del posto, che però forse ha tratto maggiori insegnamenti dall’esperienza negativa del paese d’origine. A ciò si aggiungono, nonostante i 50 anni trascorsi, i ricordi indelebili di una battaglia che non avrebbero mai voluto vivere e che li ha sconvolti nel profondo.
Spike Lee in Da 5 Bloods – Come fratelli mescola sapientemente avventura, azione, guerra, umorismo e violenza. Ma, come lecito aspettarsi dal regista afroamericano, questa pellicola gioca costantemente su diversi piani di lettura, ragionando da un lato sulla storia americana recente per parlare, come BlacKkKlansman, del presente e del futuro. Ne risulta un film complesso e ambizioso, ma che soddisfa le aspettative tra battute, litigate e disquisizioni su cosa ha fatto l’America ai vietnamiti e agli afroamericani, su cosa voglia dire oggi opporsi e ribellarsi per cambiare le cose da parte di tutti gli oppressi dalla violenza del sistema.
Un film travolto dalle circostanze | Recensione Da 5 Bloods – Come fratelli
Facciamo una premessa fondamentale: questo film, come sempre quando si parla di Spike Lee, è di altissima qualità e merita di essere ricordato per questo. Bisogna però aggiungere che nel debutto particolare, in streaming sulla piattaforma Netflix, della pellicola convogliano due eventi storici che hanno scosso questo 2020. Da un lato la pandemia da Coronavirus, dall’altro le proteste del Black Lives Matters. Ed infatti se le cose fossero andate diversamente, questa recensione di Da 5 Bloods – Come fratelli sarebbe arrivata all’indomani dell’anteprima al Festival di Cannes. Addirittura questo film autoriale avrebbe dovuto rappresentare l’antesignano di una lunga lista di produzioni Netflix a partecipare alla sfilata della Croisette, che notoriamente non ha accettato in passato pellicole non passate per le sale.
A questa curiosità si aggiunge però un’altra coincidenza forse più drammatica, che rende la pellicola inverosimilmente attuale. Talmente attuale che in alcuni momenti sembra quasi di trovarsi di fronte a un reportage di eventi appena svoltisi e non di un’opera di finzione girata e montata da mesi. Complici le diverse rivolte in piazza e per le strade dei cittadini al grido di “Black Lives Matter“. Naturalmente sappiamo che il cinema di Spike Lee ha a cuore questo argomento, ma la coincidenza ha dell’incredibile. Il sentimento di fratellanzatra i veterani rispecchia quello dei molti oppressi che in questi giorni chiedono maggiore giustizia.
Due linee temporali | Recensione Da 5 Bloods – Come fratelli
Tornando agli aspetti più canonici della recensione, vi possiamo dire che Da 5 Bloods – Come fratelli è un film complesso, tanto per i temi che affronta quanto per la sua struttura narrativa. Si muove infatti su due linee temporali, una legata al presente, l’altra ambientata nel 1970, in concomitanza con la guerra del Vietnam. E, in un certo senso, si muove anche tra due diverse ambientazioni, il Vietnam e gli Stati Uniti. In particolare si vuole evidenziare un paradosso: i destini dei due Paesi si sono incrociati 50 anni or sono, ma sembra che da allora abbiano preso strade molto diverse. Nel paese asiatico, come accade nella maggior parte dei casi, per la popolazione locale il ricordo degli orrori e dei rancori passati è, se non addirittura svanito, quantomeno messo in secondo piano. Al contrario negli Stati Uniti lo status quo sembra non essersi evoluto: odio e paura ancora serpeggiano forti tra la popolazione. Questi sentimenti affliggono in particolare la parte di colore della cittadinanza.
La condizione dei neri viene mostrata con una magistrale mescolanza tra una grande quantità di immagini di repertorio unite alla storia fittizia, formando un mosaico politico che, tristemente, non si allontana dalla realtà che anche recentissimamente stiamo vedendo. Spike Lee è stato dunque lungimirante, al limite profetico, nel mostrare una versione sì estremizzata di un intero paese, ma che ha portato a una serie di conseguenze che di fatto si sono avverate. Lungimiranza forse, che sicuramente si pone nel solco di una lunga serie di film con i quali il regista di Atlanta ha perorato la causa della discriminazione razziale, che da sempre porta avanti e alla quale dà la maggiore visibilità possibile. Spike Lee, in poche parole, si dimostra ancora una volta un grande autore e regista, capace di cogliere e a volte anticipare certi aspetti della società in cui vive.
Cast anziano e fiero di esserlo | Recensione Da 5 Bloods – Come fratelli
Se, tuttavia, il messaggio è chiaro e portato in modo magistrale, non altrettanto si può dire in merito alla definizione del genere cinematografico cui appartiene questa pellicola. Nelle premesse un film di guerra, con tanto di rimandi a veri e propri capolavori del cinema bellico, ma su questo aspetto dà la sensazione di incompletezza. Parimenti la parentesi d’avventura non sempre si dimostra all’altezza delle sue ambizioni. Più interessante invece l’afflato comico, come sempre nei film di Spike Lee, insieme ovviamente alla vena più serie a drammatica.
La ciliegina sulla torta è però la scelta, decisamente in controtendenza, del cast. Anziani attori che, quasi a volersi paragonare con The Irishman di Martin Scorsese, non ci tengono a ringiovanire per le scene in flashback. D’altronde i membri del cast, tutti quasi settantenni, ci regalano delle interpretazioni magistrali, valorizzate dalle scene oniriche in cui li vediamo al fianco di Chadwick Boseman, il quale interpreta il leader della squadra morto tanti anni prima e, per questo motivo, mai invecchiato. Il risultato è bizzarro ma senza dubbio affascinante e ci permette di godere al meglio, e per tutta la durata del film, di quattro grandi attori ormai un po’ fuori moda ma evidentemente in grado di funzionare al meglio in qualsiasi situazione, sia essa una scena d’azione, drammatica o anche comica.
Un film di Spike Lee
La conclusione della nostra recensione di Da 5 Bloods – Come fratelli potrebbe essere esattamente questa: un film di Spike Lee, allo stato puro. L’impronta del regista è chiara per tutte le due ore e mezza di proiezione, che in nessun momento annoia o stanca. Un film maturo e autoriale, forse una delle sue opere più riuscite.
Punti a favore
- La sceneggiatura non si perde tra le linee temporali
- Il cast sa rendere il sentimento di fratellanza voluto da Spike Lee
- I quattro anziani protagonisti
Punti a sfavore
- A volte si creano frizioni nell'intreccio tra generi
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