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La recensione di No Time to Die, il film con cui Daniel Craig si congeda dal ruolo di James Bond dopo quindici anni con il più adrenalinico e sentimentale dei film finora
TITOLO ORIGINALE: No Time to Die. GENERE: Azione/Commedia. NAZIONE: USA. REGIA: Cary Fukunaga. CAST: Daniel Craig, Ralph Fiennes, Rami Malek, Léa Seydoux, Naomie Harris, Ben Whishaw, Rory Kinnear, Jeffrey Wright, Dali Benssalah, Ana de Armas, Billy Magnussen, David Dencik, Lashana Lynch. DURATA: 163 minuti. DISTRIBUZIONE: Universal Pictures. USCITA: 30 settembre 2021.
Il passato non muore mai e scava un solco profondo tra James Bond e Madeleine Swann. Se ogni matrimonio ha i suoi segreti, quello di Madeleine è troppo grande e inconfessabile e li separa per sempre. O meglio, per cinque anni. Perché James Bond, sopravvissuto a un attacco frontale e al presunto tradimento della compagna, è dopo essersi ritirato in una bolla esotica, viene contattato dall’amico Felix Leiter per un’altra missione. Dare la caccia a uno scienziato pazzo e a un’arma invisibile in grado di “puntare” il DNA di chiunque. Incontra qui la nuova recluta dell’MI6, matricola 007. In sua assenza il mondo è cambiato e il progetto Heracles lo minaccia. La chiave per risolvere l’enigma, che ha eliminato tutti i componenti della Spectre (eccetto Blofeld), è Madeleine. Dietro il trauma della sua infanzia si nasconde un enigmatico cattivo e l’unica chance per Bond di salvare il mondo.
C’era una volta una spia gentiluomo al servizio della Regina, che rispondeva al nome di “Bond, James Bond”. Fino all’arrivo di Daniel Craig, James Bond non piangeva mai, non amava nessuno, non aveva passato e non si guardava mai indietro. Non c’era spazio per innamorarsi, ma solo per le missioni. Con Daniel Craig invece, già in Casino Royale, si aprivano le porte a una nuova narrativa, dando spazio a delle donne non meramente oggetto, ma protagoniste nella vita della spia. Da Vesper (che rivediamo all’inizio di questo film, almeno come foto su un sepolcro) a Madeline. In No Time to Die, come vedremo in questa recensione, si chiude un ciclo anche dal punto di vista stilistico che, in definitiva, ha messo d’accordo tutti.
Il trailer | Recensione 007 No Time to Die
I rinvii e l’uscita solo nei cinema | Recensione 007 No Time to Die
In un altro universo, questa recensione di No Time to Die sarebbe uscita nell’aprile dello scorso anno, periodo in cui era inizialmente prevista l’uscita, fino all’inevitabile rinvio causato dalla pandemia. Il venticinquesimo film della saga di 007, che peraltro affronta una missione legata a una possibile pandemia, è stato fra i primi a posticipare ripetutamente il proprio debutto nelle sale. Riuscire quindi a vederlo al cinema rappresenta pertanto un ottimo punto di ripartenza, dal sentore quasi liberatorio. E da questo punto di vista è molto simbolico il film stesso, che nella sequenza prima dei titoli di testa, prevalentemente girata in Italia, parla dell’importanza di lasciarsi alle spalle il passato per abbracciare il futuro. Una filosofia intramontabile.
Se ciò è vero, è altrettanto vero che dimenticare è impossibile. Lo è per noi, abituati ormai a un Bond biondo e action hero, lo è per l’attore Daniel Craig, che ha esordito nei panni di 007 in Casino Royale, nel lontano 2006. Un debutto turbolento, tanto contestato da dar vita a una petizione su un apposito sito di nome craignotbond.com che per l’intera durata della produzione del primo capitolo cercò di denigrare l’attore, principalmente per il suo fascino un po’ rozzo e per il colore dei capelli. Il sito ha chiuso poco dopo l’esordio del film, acclamato per la sua volontà di reinventare il franchise, a quel punto a rischio di autoparodia, con un ritorno alle origini e un protagonista ancora alle prime armi, capace di regalarci James Bond per molti versi autentico.
Azione moderna | Recensione 007 No Time to Die
La rottura con il passato avviata da Daniel Craig che ha trovato tra i suoi punti di forza, oltre a un approccio più maturo con i temi delle missioni, l’azione. Dalla scena di Parkour in Casino Royale, all’esplosione più grande della storia del cinema di Spectre. Iperazione, quasi ad avvicinarsi alla fortunata saga di Mission Impossible, unita tuttavia alla classica ironia, ai gadget e alle macchine di lusso. Ecco, questo No Time to Die, da questo punto di vista, è quintessenziale, facendoci ritrovare un James Bond incredibilmente adrenalinico. Tanto da far temere per l’effettiva presenza di Craig che, provato dall’avanzare degli anni e dagli infortuni sul set, aveva deciso di concludere con Spectre. Con il senno del poi, possiamo dire, ha fatto bene visto che questo film è senza ombra di dubbio un commiato con i fiocchi.
Craig esce così di scena con un film sopra le righe, ritrovando alleati (e nemici) di tutti i capitoli precedenti, come Q, Moneypenny, Felix Laiter, tutti con ruoli a loro modo essenziali e non solo mere apparizioni fugaci. Conferma, poi, la centralità dei ruoli femminili, non solo relegati a comprimari, ma di spessore, spesso vere e proprie supereroine (l’alleata cubana interpretata da Ana de Armas meriterebbe un film tutto suo). Poi una produzione internazionale, con alla regia Cary Fukunaga, il primo cineasta americano nella storia del franchise, e alla scrittura Phoebe Waller-Bridge, la creatrice di Fleabag, e alla fotografia lo svedese Linus Sandgren, premio Oscar per La La Land, che dà un tono a metà fra l’horror e il noir scandinavo, prima di cedere il posto ad atmosfere più riconoscibilmente legate alle avventure della spia britannica.
Tutto converge, insomma, verso un futuro del franchise distante da quello pre-2000, più maturo per molti aspetti anche se meno compassato. È un’avventura ambiziosa, la più lunga di tutta la saga, ma ciascuno di quei 163 minuti è giustificato dalla necessità di chiudere un cerchio: oltre a funzionare come emozionante storia a sé, il film è il culmine di quindici anni di lavoro per il protagonista, la fine di un’era.
Conclusioni
Chiudiamo la recensione di No Time to Die, il lungometraggio di addio di Daniel Craig al personaggio di James Bond dopo ben cinque film in quindici anni, sottolineando come, pur essendo fedele agli stilemi della saga, volge lo sguardo al giorno d’oggi, unendo sullo schermo azione, pathos e humour. Nel venticinquesimo capitolo si congeda un Bond in un vertiginoso, sorprendente, spettacolare e toccante connubio di azione e introspezione, con la stessa promessa alla fine dei titoli di coda che rimane invariata da cinque decenni: James Bond Will Return.
Punti a favore
- Il cast dà il suo meglio
- La regia è solida e acuta
- Rami Malek è un cattivo inquietante e affascinante
- L'ultimo di Daniel Craig: imperdibile
Punti a sfavore
- Alcune scelte narrative non piaceranno a tutti
- La durata potrebbe essere uno svantaggio
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