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La Casa di Carta 3 è disponibile da ieri su Netflix, fra nuovi compagni della banda e qualche rivelazione, si notano dei netti miglioramenti a livello visivo, ma ciò che ne risente è la sceneggiatura. Scopriamo insieme la recensione
TITOLO ORIGINALE: La casa de papel. GENERE: thriller. NAZIONE: Spagna. CAST: Pedro Alonso, Ursula Corbero, Alvaro Morte. DURATA: 50 min x 8 episodi. DISTRIBUTORE: Netflix. USCITA: 19/07/2019.
Serie rivelazione degli scorsi anni, La Casa di Carta ha formato dei veri e propri appassionati e adepti con il fregio della tuta rossa e la maschera del famoso pittore spagnolo Dalì. Una scelta intrigante che ha portato gli spettatori a sentirsi parte di questa “resistenza”, come la chiama il Professore, e a ironizzare sulla scelta dei nomi di città quali nomi da “battaglia”. La terza stagione de La Casa di Carta era probabilmente una delle più attese dell’anno, ma cosa è andato storto? Scopriamolo nella nostra recensione.
Attenzione! La recensione contiene SPOILER, perciò se ancora non avete visto la serie vi consigliamo di non leggere oltre.
La Casa di Carta 3: trama e trailer | Recensione
L’impronta di Netflix si nota immediatamente. Se con la fine della seconda stagione potevamo considerare concluse le avventure dei Dalì, l’inizio della terza stagione fa presagire eventi tutt’altro che tranquilli. Vengono mostrati i membri della banda dopo due anni di vita paradisiaca. I nuovi episodi seguono lo schema narrativo precedente, che voleva fonte di tutti i guai della banda Tokio e il giovane ed ingenuo Rio. Nel momento in cui Tokio sentirà di aver bisogno di nuovi stimoli, infatti, l’idillio di tutti i protagonisti si romperà causando eventi a catena. Il susseguirsi di tali eventi porterà a riunire la banda e all’aggiunta di nuovi membri per un’altra epica rapina alla Banca di Spagna. Flashback con volti amati e nuovi personaggi mescoleranno le carte in tavola. Ma l’andamento della trama somiglierà moltissimo alle prime due parti de La Casa di Carta, fatta eccezione per un finale di stagione al cardiopalma.
Aumenta il budget, diminuisce la qualità della sceneggiatura | Recensione
Si nota immediatamente che la qualità visiva de La Casa di Carta ha fatto un centinaio di passi avanti rispetto alle prime due stagioni. L’acquisizione da parte del colosso Netflix ha infatti permesso un notevole aumento di budget e immagino anche di attrezzature. Il piano sequenza con cui si apre La Casa di Carta 3 fa sentire il profumo di ottima regia, che è poi proprio quello che per l’intera durata delle 8 puntate regala. Una regia ottima, montaggio molto curato, non sono infatti troppi i tagli nelle scene più importanti in modo da non distogliere l’attenzione dall’azione.
Ciò che più rimane impresso è la fotografia, soprattutto delle prime puntate, ogni inquadratura sembra viva, pulsante, avvolgente. Sonoro e montaggio sonoro utilizzano canzoni conosciute e le remixano al momento del bisogno, non c’è più il richiamo continuo a “Bella Ciao”, anche se rimane un riferimento estremamente importante. I nuovi arrivati nel cast hanno capacità recitative decisamente superiori al cast già conosciuto. Palermo infatti, il nuovo capo della banda, interpretato da Rodrigo de la Serna, regala momenti di puro teatro all’interno della serie.
Fortunatamente vedremo anche Pedro Alonso, anche se sono nei flashback del Professore, ma almeno c’è la possibilità di godere ancora del suo fascino malvagio e un po’ sadico, che per le due stagioni precedenti aveva tenuto in piedi la serie quasi da solo.
La Casa di Carta 3 unisce il fattore criminale alla telenovela | Recensione
La scelta delle maschere di Dalì viene finalmente spiegata, anche se non in modo totalmente esplicito. Le maschere vengono poste nuovamente all’attenzione del pubblico come un simbolo. Ciò che voleva il Professore era esattamente questo: creare un movimento, diventare paladini della cittadinanza anziché criminali. Molti sono i riferimenti a V per Vendetta, una rivalsa popolare al potere centrale. In molti altri casi i riferimenti sono anche ad un altro cult del genere: Ocean’s Eleven. La banda, il coordinatore, il colpo impossibile, tutti rimandi abbastanza evidenti al genere Ocean’s. Ma purtroppo non è tutto oro quel che luccica e non basta nemmeno tutto quello che tentano di rubare alla Banca di Stato per rendere questa serie “preziosa”. La Casa di Carta 3 ha, infatti, un enorme difetto che non può e non deve passare inosservato: la sceneggiatura.
Il fattore telenovela, oltre a non esser stato risolto rispetto alle prime due stagioni è andato, anzi, peggiorando. Il susseguirsi degli eventi è quanto di più prevedibile ci possa essere, le battute e i dialoghi variano dallo scontato al misogino fino ad arrivare al luogo comune. Si salva solo il finale di stagione: nell’ultima mezz’ora riesce a virare bruscamente e dare un epilogo inaspettato ad una storia che sembrava già scritta e finita. Sicuramente però questo non basta a salvare l’intera stagione dall’essere etichettata come la peggiore delle tre finora prodotte.
La Casa di Carta: elementi innovativi con un occhio al passato | Recensione
Come anticipato, l’elemento nuovo più importante è senza dubbio Palermo, un personaggio che viene delineato molto bene fin dai primi episodi. Fra i nuovi personaggi è l’unico ad essere psicologicamente sviscerato nel corso delle puntate. Porta di nuovo in auge il tema dell’omosessualità, che nelle prime due stagioni era stato appena accennato con Helsinki. Il tema dell’amore e di come vivere la propria vita privata è spesso ripreso e portato quasi al centro dell’azione. Nel corso delle puntate si scopre, infatti, quale fosse il legame fra Berlino e il Professore.
I due erano fratelli, che da anni architettavano il piano messo in atto alla Zecca di Madrid delle prime due stagioni. Ma un altro piano, molto più rischioso, era stato studiato invece da Berlino e Palermo, durante alcuni anni passati insieme in Toscana, ed era proprio quello della Banca di Spagna che vediamo in questa terza stagione. E il legame fra Palermo e Berlino? Otteniamo una risposta anche a questa domanda: amicizia, profonda, a tratti amore platonico. Palermo ha amato, o come preferisce definire lui “idolatrato” Berlino per 10 anni, ma Berlino ha da sempre preferito la compagnia femminile e per questo conosciamo oggi Palermo come un sadico, incapace di amare, che però si aspetta di essere amato.
Purtroppo il carico testuale in stile telenovela spesso spezza l’atmosfera che dovrebbe essere invece concitata e inquieta. Anche gli attori delle scorse stagioni non sono molto migliorati, fatta eccezione per Esther Acerbo, che interpreta Monica aka Stoccolma, e il nostro amato Arturito, interpretato da Enrique Arce, che da outsiders della banda hanno saputo prendere il meglio dal successo delle scorse stagioni e dare una sfumatura decisamente diversa ai loro personaggi.
Voi cosa ne pensate? Avete già finito La Casa di Carta 3? Siete d’accordo con la nostra recensione? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguire tuttoteK per le ultime novità e non perdetevi anche la nostra recensione di Stranger Things 3!
Punti a favore
- Regia ottima
- Fotografia di alta qualità
- Nuovi personaggi intriganti
- Richiami a cult tipo V per Vendetta
Punti a sfavore
- Sceneggiatura da telenovela
- Trama prevedibile
- Colpi di scena solo nel finale di stagione
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