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Clima e scioperi: volare sta diventando sempre più difficile, scopriamo tutti i dettagli in questo articolo dedicato e approfondito
Gli anni post-Covid si stanno rivelando estremamente complessi per l’aviazione civile. Il traffico è tornato ai livelli pre-pandemia ma, complice la difficile congiuntura economica e i tagli al personale, il livello dei servizi è calato in maniera drastica.
Non per niente a cavallo tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati i record storici per ore di ritardo accumulate e per numero di voli cancellati.
E a rendere ancora più difficile la situazione nel prossimo futuro sono arrivati altri due fattori: lo shutdown negli Stati Uniti e un peggioramento generalizzato delle condizioni climatiche che rende i viaggi in aereo sempre più complessi.
Proviamo a capire come questi due fenomeni diversi influiranno sulla vita e sulle abitudini di chi dovrà volare nei prossimi mesi.
Lo shutdown USA sta mettendo in crisi l’aviazione civile
Lo shutdown è il blocco delle attività amministrativa che scatta negli USA quando il Congresso non riesce ad approvare la legge di bilancio.
Uno stallo che sta avendo ripercussioni su moltissimi settori dell’economia americana e in particolar modo sull’aviazione civile. Dal 1° ottobre a oggi molti dipendenti del settore stanno lavorando senza ricevere lo stipendio e hanno deciso di scioperare e per questo motivo a partire dal 7 novembre la Federal Aviation Administration ha obbligato le compagnie a ridurre del 4% le partenze dei voli dai 40 aeroporti più trafficati del Paese.
Una misura che, in appena 3 giorni, ha generato 5.600 cancellazioni aeree, pari all’80% di tutte quelle mondiali. Un quadro che, oltre a rendere impossibile la vita dei passeggeri, ha notevoli ripercussioni economiche sugli operatori di volo: secondo Airlines for America, l’associazione di settore delle compagnie statunitensi, lo shutdown sta costando al settore più di 100 milioni di dollari al giorno, causando problemi a circa 4,5 milioni di passeggeri.
E la situazione potrebbe addirittura peggiorare nelle prossime settimane, quando è previsto il boom di partenze per le vacanze della Festa del Ringraziamento.
Volo cancellato: cosa prevede la legge
Le difficoltà del settore aereo negli Stati Uniti potrebbero avere ripercussioni anche sui voli europei. Per questo è fondamentale conoscere i propri diritti e comprendere, come spiegato dettagliatamente nelle guide di AirHelp, società specializzata nella tutela legale dei passeggeri vittime di disservizi aerei, in quali casi è possibile richiedere un rimborso per la cancellazione del volo.
La prima cosa da sapere è che le tutele per chi vola in UE sono molto maggiori rispetto a quelle garantite per i voli internazionali e statunitensi.
In Europa vige infatti il Regolamento CE/261 che, in caso di cancellazione, garantisce alla vittima del disservizio il rimborso del biglietto, la riprotezione su un altro volo il prima possibile o una nuova prenotazione. Oltre a questo, sono previsti il diritto all’assistenza (pasti, bevande, accesso alle comunicazioni) e un alloggio in caso di partenza posticipata al giorno successivo.
Se l’avviso di cancellazione non viene comunicato con 14 giorni di anticipo o il volo non viene sostituito con un altro con orari simili, ai passeggeri può spettare anche un rimborso economico che va dai 250 ai 600 euro, a seconda della lunghezza del volo.
Le uniche fattispecie che non danno diritto al risarcimento, come ben spiegato sulla App di AirHelp, sono le cancellazioni dovute a circostanze eccezionali. Categoria, quest’ultima, in cui rientrano le emergenze di tipo sanitario, i guasti ai radar degli aeroporti, le condizioni meteorologiche avverse, le restrizioni del traffico aereo e le problematiche legate all’instabilità politica.
Negli Stati Uniti, invece, i passeggeri godono di poca protezione in caso di cancellazione del volo e non esistono leggi che garantiscano un rimborso automatico. L’unica possibilità è quella di conservare la carta d’imbarco e chiedere un volo alternativo alla compagnia, negoziando anche un eventuale risarcimento.
I problemi climatici non possono più essere ignorati
L’altro grande problema che sta mettendo in ginocchio l’aviazione civile mondiale è la crisi climatica, ormai fuori controllo.
Gli uragani sempre più duraturi e violenti, le piogge intense alternate a lunghe ondate di calore, non sono soltanto un problema per l’ambiente, ma hanno inevitabili ripercussioni anche sugli aeroporti, sulle piste e sugli stessi voli.
I fenomeni climatici intensi causano turbolenze maggiori ed evitarle ha un costo notevole per le compagnie. Sia a livello di manovre necessarie per volare in sicurezza, sia a livello di interruzione dei servizi e di manutenzione delle flotte.
A confermare questo quadro preoccupante è stato un recente studio condotto dal Laboratorio di Meteorologia Dinamica dell’Istituto francese Pierre Simon Laplace (Lmd-Ipsl) a cui ha preso parte anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.
Nella ricerca è stato analizzato l’impatto che i grandi eventi meteorologici degli ultimi 3 anni hanno avuto sui voli e sulle infrastrutture. Tempeste come la Poly che ha colpito l’Europa nel 2023 e il tifone Hinnamnor che ha messo in ginocchio l’Estremo Oriente nel 2022, sono sempre più frequenti e aumento il rischio di cancellazioni di voli e i pericoli nelle fasi di decollo e atterraggio.
Dati che sottolineano la necessità che l’aviazione civile si adatti a un clima che non è più quello di inizio millennio e che è destinato a peggiorare nel prossimo futuro.




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