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Abbiamo avuto il piacere e l’onore di fare un’intervista ai fondatori dell’OIES e i direttori di MCES Italia, due realtà italiane molto interessanti che ci aiuteranno ad entrare nel mondo degli eSport nella nostra nazione
Il mondo degli eSport è ormai una realtà ben radicata in molte nazioni del mondo. Stadi, arene, eventi e tornei dedicati interamente al mondo dei videogiochi competitivi, ormai rappresentano delle vere e proprie certezze per i videogiocatori e per gli appassionati. La nostra nazione, da questo punto di vista, a che punto è? Possiamo ritenerci al passo con le altre? Per scoprirlo, oggi, vi proponiamo un’intervista a Luigi Caputo, Enrico Gelfi (fondatore dell’OIES) e a Pierfrancesco Iazeolla e Tommaso Maria Ricci (rispettivamente CEO e Direttore Generale di MCES Italia).
Intervista OIES e MCES: di che cosa si tratta?
Prima di partire con la vera e propria intervista ai membri dell’OIES e del MCES, partiamo col chiarire brevemente (anche perché poi ci penseranno i nostri intervistati a farlo in maniera più approfondita) di che cosa e, soprattutto, di chi stiamo parlando. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, l’OIES è l’Osservatorio Italiano eSports, ovvero una sorta di “piattaforma” che offre opportunità di business a tutti coloro che hanno voglia e interesse di investire nel mercato eSportivo italiano.
MCES, invece, è un “network” che offre l’opportunità di creare dei veri e propri team, spesso in collaborazione con alcune società sportive italiane. Bando alle ciance e proseguiamo, inizieremo col presentarvi le nostre domande e le risposte di Luigi Caputo ed Enrico Gelfi, entrambi fondatori dell’OIES e poi, successivamente, troverete le parole di Pierfrancesco Iazeolla e Tommaso Maria Ricci, CEO e Direttore Generale di MCES Italia.
Partiamo subito con una breve presentazione in modo da chiarire fin da subito alcuni aspetti fondamentali ai nostri lettori: cos’è l’Osservatorio Italiano eSports, e in che cosa consiste il lavoro di una simile organizzazione?
L’Osservatorio Italiano eSports si occupa di accrescere la cultura sugli eSports nelle aziende e in tutti gli stakeholder interessati a investire in questo settore. Gli eSports rappresentano una grande opportunità di business, visto il pubblico a cui si rivolge, ma i brand spesso non ne comprendono ancora i benefici. Con l’OIES quindi ci occupiamo di essere quello strumento che consente di essere costantemente aggiornati sui trend di eSports business in Italia e nel mondo.
In più ogni membro viene inserito in un network esclusivo per lo sviluppo di progetti di business. In questo modo siamo una piattaforma che accelera l’evoluzione del movimento esportivo italiano. Cultura e networking: sono i due canali sui quali agiamo e che mancavano alla scena esportiva italiana.
Tra i servizi offerti dall’Osservatorio, a nostro avviso, è molto interessante la voce riguardante l’Academy. In che cosa consiste questo particolare servizio, e quali sono gli aspetti più importanti da valutare e su cui puntare per la formazione di personale competente nel vostro campo?
C’è un grande scoglio culturale che impedisce lo sviluppo di questo settore in italia: la poca conoscenza delle aziende dei meccanismi degli eSports. Venendo a mancare questa comprensione, i brand non colgono le opportunità di questo mercato e di conseguenza non investono. Mancando gli investimenti delle aziende, tutto il movimento italiano non progredisce. Negli stakeholders sentiamo proprio questa necessità di comprendere meglio le dinamiche degli eSports, sotto un punto di vista informativo e formativo. Per questo abbiamo creato un’Academy di formazione rivolta alle aziende e ai team.
Per le aziende abbiamo sviluppato corsi e workshop per fornire agli staff di marketing quelle competenze necessarie per comprendere il mercato eSports. In questo modo le aziende avranno professionisti preparati e di conseguenza in grado di cogliere le opportunità del mercato. Formiamo i professionisti esportivi italiani del futuro.
Dall’altro lato, il percorso di formazione dell’Academy dell’OIES serve anche ai team. In questo momento in Italia la stragrande maggioranza fa parte dell’universo delle ASD, cioè organizzazioni ancora allo stadio amatoriale che si concentrano solo sugli aspetti competitivi. I team di questo tipo non hanno al loro interno professionisti preparati sui temi di marketing, comunicazione e business. In questo modo sono poco attrattivi verso le aziende, che non possono investire e sviluppare progetti con team ancora a questo stadio.
Sfruttando la nostra Academy, invece, gli staff potranno acquisire nuove competenze e quindi diventare delle vere organizzazioni eSports capaci di attirare investimenti, come avviene all’estero. In Italia non c’è ancora nulla di simile e questo fa parte della nostra missione: accelerare l’evoluzione di tutto il movimento eSports italiano.

Luigi Caputo ed Enrico Gelfi
Dove pensate che possa arrivare il mondo degli eSports in Italia? Ritenete che il nostro sia un paese adatto (per cultura, tradizioni, contesti sociali ecc…) ad accogliere una tale novità all’interno del panorama sportivo? Inoltre, quali sono state le risposte del pubblico fino ad ora?
Come dicevamo prima bisognerebbe partire dalla cultura e dalle competenze. Il movimento esportivo italiano ha grandissime potenzialità. Basti pensare agli straordinari risultati delle rappresentative italiane nelle competizioni internazionali di PES e nel basket. Le due eNazionali hanno mostrato al mondo la bravura dei nostri player: è questa la grande forza del movimento italiano.
Il nostro Paese è una fucina incredibile di talenti. Manca però un aspetto fondamentale: un approccio di marketing e comunicazione, che è la lacuna più evidente. A differenza dei mercati più sviluppati all’estero, in Italia paghiamo la sottovalutazione di questo aspetto importante che ci porta al discorso iniziale: la mancanza di investimenti delle aziende.
Come Osservatorio Italiano eSports vogliamo portare proprio questo approccio nuovo al mercato. Diamo a tutti i membri quegli strumenti necessari per rendersi soggetti appetibili per gli sponsor. Ci aspettiamo che nel breve periodo molti team inizino ad adottare questa nuova concezione.
Vorrei chiudere con una domanda un po’ più personale ma che da appassionato mi sento in dovere di porre. La creazione di un’organizzazione simile affonda le proprie radici all’interno di una passione per i videogiochi nata a prescindere dal mondo eSportivo o è frutto, principalmente, di una grande opportunità che il progredire di questo stesso mondo ha offerto?
L’Osservatorio Italiano eSports nasce dall’esperienza di Sport Digital House, che è la società di marketing sportivo di cui io ed Enrico Gelfi siamo co-founder. Il nostro approccio agli eSports quindi nasce da una visione di marketing: abbiamo notato che nel mercato italiano c’era un vuoto enorme di un punto di riferimento per tutto il movimento, e che avvicinasse soprattutto il mondo aziendale a questo settore. Non siamo, quindi, gamer. Ma questo a nostro avviso è un bene.
Le iniziative esportive in Italia sono sempre state portate avanti da ex gamer, che quindi avevano un focus sull’aspetto competitivo. Noi invece abbiamo portato un fattore che mancava e che rappresenta una forte lacuna: le competenze e l’approccio di marketing. Per questo motivo l’OIES ha avuto da subito un grande successo negli stakeholder, soprattutto aziendali, perché rappresenta ciò che mancava in Italia e che il mercato chiedeva.
MCES, per cosa sta questa sigla e quali sono state le principali motivazioni che vi hanno spinto a creare una realtà simile in Italia, e cosa vi ha particolarmente colpito dell’iniziativa francese di Romain Sombret al punto di creare una branca della sua creatura anche all’interno della nostra nazione?
La sigla MCES significa Monclub eSport. Abbiamo deciso di entrare nel mercato italiano perché abbiamo visto grandi potenzialità di crescita: l’Italia è ancora un paese giovane per il mondo eSports, ma l’interesse è cresciuto tantissimo e si prospettano grandi opportunità di business.
Il movimento è in continua evoluzione, gli appassionati sono sempre di più e l’attenzione mediatica è aumentata velocemente. Era il momento giusto per sbarcare in Italia, e Sombret lo ha capito. Come MCES Francia ha già ottenuto ottimi risultati a livello europeo, ed è pronto a replicare anche qui da noi.
“Sport+eSport”, questa è la vostra filosofia ed il vostro marchio di fabbrica. Vi andrebbe di spiegare ai nostri lettori in che cosa consiste questo format e su che basi viene costruito questo vostro, vero e proprio, modello di aggregazione e avvicinamento alla realtà eSportiva?
Sempre più realtà sportive tradizionali stanno decidendo di aprire una propria sezione eSports. Sta avvenendo per le società di calcio della Serie A, per la Formula 1, e in tanti altri settori. Il nostro obiettivo è quello di avvicinare lo sport reale a quello virtuale: sono tanti infatti i punti in comune tra Sport e eSports. I player professionisti ormai assomigliano alle stelle del calcio, sia in termini di popolarità che di seguito tra gli appassionati.
E le competizioni virtuali appassionano quanto quelle reali. Vogliamo abbattere il muro che divide gaming e sport reale, non a caso abbiamo lanciato in Italia anche il nostro Gaming Club, il servizio di consulenza e supporto per le società sportive tradizionali che vogliono entrare nei videogiochi competitivi.

Tommaso Maria Ricci e Pierfrancesco Iazeolla
Sappiamo che state mettendo su un vero e proprio team con differenti sezioni competitive relative a diversi giochi. Se doveste dare dei consigli ad un aspirante giocatore competitivo quali sarebbero, e come può, un aspirante giocatore, farsi notare e conoscere le reali possibilità di entrare o meno in una squadra come la vostra?
E’ uno dei tanti progetti che abbiamo lanciato: crediamo molto nella crescita dei giovani, soprattutto quelli italiani, che si stanno dimostrando particolarmente portati per le competizioni virtuali. Come Team MCES, supportiamo i nostri player a 360 gradi in tutti gli aspetti: l’allenamento, il training mentale, la vita fuori dal campo…Sono atleti, e come tali vanno trattati.
Essendo noi una realtà giovane, siamo in continua ricerca di nuovi talenti. Un aspirante giocatore deve essere ambizioso, avere spirito di sacrificio, ma anche sapersi divertire: tutte caratteristiche comuni agli sportivi tradizionali.
Un’ultima domanda riguarda principalmente le possibilità di un territorio, come quello italiano, di ospitare delle strutture dedicate interamente al mondo del gaming competitivo. Avete in ballo qualche progetto simile, magari sfruttando anche la partnership che avete stretto con l’Osservatorio Italiano eSport?
La mancanza di strutture adeguate per la pratica degli eSports è un problema che stiamo affrontando attraverso il network del nostro Gaming Club. L’obbiettivo è quello di creare una rete di centri di gioco e gaming room all’interno dei centri sportivi esistenti: le infrastrutture delle varie sedi permetteranno così a ciascun MCES Club di ospitare eventi di ogni tipo.
Un primo esempio concreto lo abbiamo già inaugurato a Roma con la società SS Romulea 1921, all’interno della cui sede sorgerà la prima MCES Academy. Sicuramente, il supporto di realtà come l’Osservatorio Italiano eSports sarà fondamentale per la riuscita di questo, e di tanti altri progetti.
Grazie all’OIES e MCES Italia per questa intervista!
La nostra intervista si conclude qui, di spunti interessanti ne sono emersi davvero tanti. La realtà degli eSport in Italia è una realtà in crescita, grazie anche, e soprattutto, a realtà come l’OIES e MCES, che con le loro attività ed iniziative cercano di offrire al nostro paese l’opportunità di mettersi al passo con altre nazioni, in cui il mondo eSportivo è a tutti gli effetti un mondo vivo, concreto e pieno zeppo di opportunità. Ringraziamo nuovamente i nostri intervistati e vi invitiamo a darci una vostra opinione nella sezione dedicata ai vostri commenti.
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