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L‘antologia horror di Supermassive Games continua con un nuovo macabro capitolo all’insegna del mistero. Avventuratevi in questa recensione di The Dark Pictures Anthology: Little Hope
Prendete cinque personaggi dalle diverse personalità alle prese con un incidente stradale, una cittadina, Little Hope, che nasconde macabri misteri nelle fauci di una fittissima nebbia libera di proliferare nella notte più tenebrosa, la ricerca del male assoluto sfociata nella caccia alle streghe di fine 1600 e una bambina più enigmatica della stessa Gioconda davinciana. Fate in modo di collegare il tutto attraverso un intreccio di salti spazio-temporali che vedono i protagonisti interfacciarsi ai propri doppelgänger e avrete tutti gli ingredienti che i ragazzi di Supermassive Games hanno inserito nel calderone (delle streghe, non a caso) per il secondo capitolo dell’antologia di racconti dell’orrore.
Lasciate ogni speranza, o voi che entrate | Recensione The Dark Pictures Anthology: Little Hope
Il cartello stradale all’ingresso della cittadina di Little Hope vi inviterà con estrema eloquenza ad abbandonare qualsiasi barlume di speranza vi sia rimasto in seguito all’incidente stradale. Tutto quello che potrete fare sarà proseguire verso il centro della città attraverso location sempre più anguste e misteriose, districandovi tra edifici abbandonati e strade di campagna scarsamente illuminate. Sarà proprio durante il vostro involontario peregrinare che vi imbatterete in alcune presenze sovrannaturali arrivate da un’altra epoca in grado di catapultarvi nel lontano 1692. Tutto ciò che dovrete (e potrete, dato che la nebbia bloccherà qualsiasi tentativo di fuga) fare, a questo punto, sarà sopravvivere, sconfiggendo il male compiendo le giuste scelte.
In questa recensione preferiamo non raccontarvi molto della trama dato che, lo stesso genere di appartenenza del videogame, si basa totalmente su di essa e sui vari intrecci. Quello che però possiamo dirvi è che, a differenza di Man of Medan, primo capitolo dell’antologia, vi troverete di fronte ad una trama molto più solida, decisamente interessante e con un finale non superlativo e originale ma sicuramente funzionale, inaspettato ed apprezzabile. Gli stessi protagonisti della storia raccontata dal Curatore hanno dei tratti comportamentali indubbiamente ben definiti, per quanto non ancora sufficientemente caratterizzati. Volendo fare affidamento sulle sensazioni personali al termine della storia, dalla durata di circa 5-6 ore, posso dirvi che, se avete amato Until Dawn, vi troverete di fronte ad un prodotto molto più simile di quanto ci si aspetterebbe dopo aver giocato Man of Medan.
La storia nelle tue mani | Recensione The Dark Pictures Anthology: Little Hope
All’interno dell’arco narrativo di Little Hope avrete la possibilità di impersonare i cinque protagonisti e delinearne i tratti caratteriali districandovi tra le varie scelte che vi troverete ad affrontare permettendovi di accedere ad un’infinità di diverse possibilità. Come trovo sia giusto in questo genere di videogame, avrete un quadro completo della storia già al termine della prima run, ma potrete sperimentare nuove situazioni, con annessa sopravvivenza o morte dei personaggi anche attraverso run successive.
Una caratteristica di Little Hope che ho apprezzato molto riguarda la caratterizzazione che il giocatore può dare ai personaggi attraverso le scelte, in questo caso non fine a sé stessa. Sbloccando nuovi tratti caratteriali, infatti, avrete la possibilità di sfuggire alla morte in alcune situazioni cruciali che non vogliamo anticiparvi. Molto interessante anche la gestione dei quick time event che sono sempre anticipati da un avviso a schermo, ma non per questo da sottovalutare, anzi, in alcuni casi, preso dalla concitazione e dall’ansia del momento, mi sono ritrovato a fallire miseramente, pagandone amaramente le conseguenze.
Non farti cogliere impreparato dai jumpscare | Recensione The Dark Pictures Anthology: Little Hope
L’antologia horror di Supermassive Games si muove, in questo secondo capitolo, verso una deriva parzialmente meno horror. Sicuramente questo non è valido per ciò che concerne le tematiche trattate oppure l’aspetto tecnico del titolo, del quale parleremo a breve, che garantiscono una base di ansia non indifferente nell’avanzare delle vicende.
Il problema, a mio parere, risiede negli espedienti tipicamente horror utilizzati all’interno del titolo, che si limitano ad una serie di jumpscare, tra l’altro reiterati per motivi di trama, che arriverete quasi ad anticipare dopo poco. Sicuramente si sarebbe potuto fare di più per far sobbalzare i videogiocatori, ma è altrettanto vero che, in questo modo, è estesa la possibilità di avvicinarsi a questo titolo anche ai fruitori più occasionali del mondo dell’orrore, stimolando sicuramente il gioco in compagnia. Proprio a proposito di ciò, risulta molto interessante la possibilità di videogiocare al titolo con altri amici in locale attraverso la condivisione di un pad, oppure, ancor meglio, affrontare l’intera storia nella modalità co-op online.
L’oscurità dietro la nebbia | Recensione The Dark Pictures Anthology: Little Hope
L’impianto tecnico di Little Hope rappresenta, senza alcun dubbio, uno dei pregi di questo titolo. Nonostante la mole poligonale non sia sicuramente al top in tutti gli scenari, un utilizzo intelligente dell’Unreal Engine, abbinato ad una direzione artistica per nulla piatta e, al contrario, ispirata, contribuiscono a creare il mood perfetto per un racconto horror attraverso le paure dei protagonisti. Mood all’interno del quale sarà semplice immedesimarsi grazie ad una colonna sonora sempre perfettamente calzante e, quando necessario, incalzante. Decisamente interessanti le animazioni facciali dei personaggi, non prive di sbavature ma, al tempo stesso, molto comunicative. Comunicazione che trova nel doppiaggio italiano un valido mezzo, per quanto non riesca comunque a raggiungere le vette di lip sync che si riscontrano nel doppiaggio inglese. Abbiamo invece riscontrato alcuni bug a riguardo in quanto, in due situazioni comunque molto brevi, ci siamo imbattuti in dialoghi non doppiati in italiano e quindi passati automaticamente alla lingua inglese.
Migliorata rispetto al passato la regia, con passaggi di camera all’interno delle conversazioni molto meno netti e più cinematografici. Immancabili invece i classici “segreti”, dei veri e propri collezionabili che, attraverso un’esplorazione particolarmente certosina ma semplificata da location tutt’altro che ampie, potrebbero aiutarvi ad intuire il mistero che si cela dietro Little Hope ancor prima del gran finale. Nessun problema riscontrato invece sull’ottimizzazione del videogame che, nella versione PC da noi provata, permette di raggiungere una media di 90 fps a dettagli ultra su una configurazione basata su una scheda video Sapphire RX 5600 XT.
Tra streghe, demoni e misteri
The Dark Pictures Anthology: Little Hope porta l’antologia horror di Supermassive Games su un livello tutto nuovo e sicuramente più elevato rispetto a quanto fatto da Man of Medan. Una storia interessante da sviscerare fino alla fine tra un macabro passato e uno spaventoso presente e un’ambientazione perfettamente adeguata ad un contesto horror, fanno di Little Hope un titolo assolutamente consigliato, ancor più se giocato in compagnia.
- Little Hope è il secondo gioco della Dark pictures anthology.
Punti a favore
- Storia interessante e ben strutturata
- Personaggi con un buon potenziale...
- Comparto tecnico, artistico e sonoro
- Regia migliorata rispetto al passato
- Finale non scontato
- Prezzo dimezzato
Punti a sfavore
- ...ma troppo poco approfonditi
- Qualche bug
- Conclusione un po' troppo frettolosa








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