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L’ultimo capitolo della saga sui quattro cavalieri dell’apocalisse è finalmente sbarcato anche su console, scopriamo insieme i dettagli nella nostra recensione di Darksiders: Genesis versione Nintendo Switch
A pochi mesi dall’uscita di Darksiders: Genesis su PC, Airship Syndacate porta il suo gioellino anche su console. Dopo il fallimento di THQ, la software house ha raccolto la pesante eredità del franchising sviluppando un capitolo prequel del gioco narrante le avventure dei cavalieri dell’apocalisse. Avrà soddisfatto le aspettative dei fan?
Tra Guerra e Conflitto
Partiamo dalle basi: Darksiders, per chi non lo conoscesse, è un titolo lanciato nel 2010 da THQ per PS3 e Xbox 360 che racconta la storia dei quattro cavalieri dell’apocalisse. I quattro fratelli nephilim, dopo aver sventato la rivolta della loro gente, sono stati eletti a protettori dell’equilibrio tra i mondi, in partcolare tra Inferno e Paradiso.
La peculiarità di Darksiders, è che in ogni capitolo del gioco ci troviamo a impersonare uno dei cavalieri: nel primo vestiamo i panni di Guerra, nel secondo quelli di Morte e nel terzo quelli di Furia. Sebbene il franchising negli anni abbia cambiato leggermente stile e meccaniche, Darksiders: Genesis è completamente differente dai suoi precedenti capitoli. Dalle ceneri della ormai defunta THQ, Airship Syndacate decide di puntare su un titolo low cost (ma non per questo meno interessante), con un’impostazione Diablo-like isometrica e puntando sulla componente di “switch” tra i due personaggi del gioco: Guerra e Conflitto.
A cosa ci troviamo di fronte? – Recensione Darksiders: Genesis Nintendo Switch
Inanzitutto, Darksiders: Genesis è un prequel ambientato molti anni prima di quanto raccontato nel primo capitolo della saga. Per fermare Lucifero e le sue malefatte, Guerra e Conflitto saranno costretti ad allearsi con il demone Samael per sventare i piani del re degli Inferi di scombussolare l’Equilibrio tra i mondi. La storia del prequel, più che aggiungere effettivamente qualcosa di nuovo o prezioso alla storia di Darksiders, è un ricco pretesto per introdurre Conflitto, l’ultimo dei quattro cavalieri che mancava all’appello, e allo stesso tempo constestualizzare la storia del primo capitolo.
Mentre conosciamo bene Guerra, Conflitto appare quasi sconosciuto ai fan della saga, che ne hanno solo sentito citare il nome sommariamente. Ironico, divertente e sbarazzino, Conflitto non mancherà di prendere in giro il fratello con battute e frecciatine, presentandosi come un personaggio decisamente differente dai suoi simili.
Per la prima volta nella storia del franchising, il gioco presenta un’impostazione della camera isometrica Diablo-like. Non lasciatevi ingannare dal look: questa scelta estetica, oltre a rendere al meglio su Nintendo Switch, lo rende un po’ un Darksiders in miniatura, mantenendo comunque i canoni principali del gioco. Al contrario, gli elementi GDR dei precedenti capitoli vengono a mancare, lasciando spazio ad un capitolo hack-n-slash decisamente più spensierato e frenetico, sulla falsa riga del primo.
Meccaniche di base e combattimenti – Recensione Darksiders: Genesis Nintendo Switch
La prima meccanica innovativa introdotta in quest’ultimo capitolo si basa proprio sul viaggio e sull’interazione dei due fratelli: infatti, durante il corso della nostra avventura, sarà possibile switchare a nostro piacimento tra Guerra e Conflitto, entrambi con abilità, armi e stili di combattimento diversi. Alla gigantesca spada a due mani di Guerra, Conflitto preferisce lo stile più rapido dei coltelli e le relative combo.
Inoltre, mentre il primo è un guerriero puramente da mischia, Conflitto è capace di usare le sue letali pistole per colpire anche da lontano. Entrambi i personaggi dispongono di abilità caratteristiche delle loro armi: la ruota delle abilità appare ricca e ben fornita, con la possibilità di switchare rapidamente. Interessante e divertente la possibiltà di scegliere tra due tipi di munizioni per le pistole di Conflitto, selezionandoli tra una buona scelta di alternative, tutte con effetti e modalità di fuoco diverse. Tramite il nostro caro vecchio Vulgrim, infine, è possibile sbloccare nuove combo, abilità e potenziamenti in cambio di anime.
Al di fuori dei combattimenti, le meccaniche di esplorazione delle mappe comprendono l’uso di abilità e particolari combo per sbloccare i punti d’accesso bloccati. La componente puzzle non manca mai, mettendoci continuamente di fronte a test di logica e prove arcade. In quest’ultime, la visuale isometrica ogni tanto gioca brutti scherzi, ingannando le capacità di calcolo dei giocatori e portando inesorabilmente alla morte.
A caccia di Demoni – Recensione Darksiders: Genesis Nintendo Switch
Un’altra differenza sostanziale coi vecchi Darksiders, è l’impostazione della modalità storia. Inanzitutto, avendo a disposizione ben due dei quattro cavalieri, nel menù principale è possibile scegliere se giocare da soli, in multiplayer locale o multiplayer online. Questa piacevole novità permette di divertirsi con gli amici compiendo la campagna principale, o di farsi aiutare da giocatori casuali da ogni parte del mondo.
Mentre in passato i capitoli della storia erano attivabili parlando con gli NPC sparsi nel mondo di gioco, in Darksiders: Genesis le cose sono cambiate. Il personaggio principale che ci darà le direttive sui compiti da svolgere è una vecchia conoscenza dei fan: Vulgrim. Dopo ogni missione, infatti, dovremo tronare nel Vuoto, una specie di hub parzialmente esplorabile dov’è possibile acquistare i potenziamenti venduti da Vulgrim e Dis. Da qui, è possibile attivare le missioni della storia principale, o esplorare nuovamente le mappe già sbloccate durante la campagna.
In totale ci troviamo di fronte a 16 capitoli prima di arrivare al finale del gioco, con un totale di 15 ore di gioco circa. Come già detto, il level design è brillante e porta a scoprire i nuovi strumenti necessari a risolvere i puzzle ambientali. Questi puzzle diventano sempre più complessi e ci obbligano a utilizzare i gadget cambiando personaggio al volo. Questo a meno che, ovviamente, non si stia giocando in modalità cooperativa insieme a un amico.
Non è tutto oro quel che luccica – Recensione Darksiders: Genesis Nintendo Switch
Il gioco, nonostante sia ritmato, divertente e decisamente interessante, nasconde dei piccoli difetti dettati sia dalle scelte “tecniche” degli sviluppatori, che dalle possibilità hardware della console di casa Nintendo. Questo porting per Switch infatti, nonostante sia perfettamente riuscito e si presti alla perfezione alla tipologia di console, ha qualche piccolo neo.
Le ambientazioni, che potevano essere maggiormante curate e arricchite, in alcuni frangenti risultano monotone e spoglie quanto dispersive. Spesso, i settori di alcune mappe risultano molto simili tra di loro, e questo porta il giocatore a ripercorrere più volte lo stesso percorso o a perdersi in mancanza di punti di riferimento ben definiti. La visuale isometrica, per quanto sia una scelta funzionale e interessante, in alcune sessioni risulta confusionaria e imprecisa, portandoci a mancare inesorabilmente i boss con i colpi delle pistole di Conflitto, o a mancare la piattaforma di turno cadendo nel vuoto.
Anche sul piano tecnico c’è qualcosina da dire. In alcune sessioni più concitate ci troviamo vittima di qualche frame drop di troppo, così come durante alcune animazioni. Nelle scene più “graficamente dense” la console fatica un po’, ma tutto sommato nulla che preguidichi l’esperienza di gioco più di tanto. Tutta un’altra musica il comparto audio, che brilla sia per colonne sonore che per sound design. Infine, sebbene la storia aggiunga tasselli mancanti a quella dei cavalieri, risulta tutto sommato poco avvincente e il finale frettoloso lascia un po’ con l’amaro in bocca.
L’Apocalisse è arrivata
Darksiders: Genesis è sicuramente un titolo interessante nell’impostazione quanto nelle scelte intraprese dal team. La componente isometrica lo rende leggero e gli da una marcia in più per essere goduto su Switch. La scelta di poter giocare sia con Guerra che con Conflitto funziona alla grandissima, e aggiunge al gioco una meccanica chiave per l’intrattenimeno e la rigiocabilità del titolo.
Rimane però un po’ di rammarico per quanto detto sulla storia: avremmo preferito che Airship Syndacate avesse scritto una storia più interessante e approfondita. Alla fine della giostra questo capitolo, oltre a chiarire qualche ombra sulla storia dell’Equilibrio e mostrarci cosa è successo prima del primo gioco, non contribuisce nè a chiudere la storia nè a regalare informazioni chiave sui cavalieri e la loro storia personale. Infine, il finale frettoloso e sottotono lascia con l’amaro in bocca per ciò che sarebbe potuto essere un titolo ancora migliore e interessante.
Concludendo, ci lasciamo con l’augurio che il team di sviluppo sfrutti questa nuova impostazione per lavorare ad un capitolo conclusivo della storia. Magari, questa volta, con un finale degno del nome del franchising.
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Punti a favore
- Buon ritmo di gioco
- Meccaniche divertenti e funzionali
- Due cavalieri al prezzo di uno
- Buon numero di abilità e puzzle divertenti
- Comparto audio di tutto rispetto
Punti a sfavore
- Storia poco avvincente
- Finale frettoloso e sottotono
- Frame drop occasionali
- Visuale isometrica a volte ingannevole
- Ambientazioni talvolta spoglie e ridondanti









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