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Bentornati al nostro appuntamento settimanale con In the mood for East, rubrica interamente dedicata al cinema orientale. Oggi vi parliamo di The Call di Lee Chung-hyun
Siamo arrivati a un nuovo appuntamento con la nostra rubrica In the mood for East, dedicata al fenomeno del cinema orientale. Per la prima volta, abbiamo deciso di approfondire un’uscita recentissima. Per i motivi che tutti conosciamo, le sale continuano a rimanere chiuse, e questo ha provocato non pochi slittamenti e rinvii nelle produzioni cinematografiche di tutto il mondo. Tuttavia, la regina delle piattaforme streaming Netflix continua a sfornare novità senza sosta, provenienti dai Paesi più disparati.
Dalla Corea del Sud arriva The Call, thriller sci-fi a tinte horror rilasciato da Netflix lo scorso 27 novembre. Il suo giovanissimo regista, Lee Chung-hyun, ha solo trent’anni, e con questa pellicola esordisce nel campo dei lungometraggi dopo il corto Bargain, del 2015, presentato l’anno dopo al Toronto International Film Festival. Per una volta è l’Oriente a ricercare altrove un film da riproporre in patria come remake. The Call è infatti il rifacimento del portoricano The Caller (2011), diretto da Matthew Parkhill.
L’occasione di lavorare per Netflix dimostra le sue buone capacità stilistiche e tecniche, e darà sicuramente uno slancio alla sua carriera, anche al di fuori della sua terra natia.
Trama e trailer di The Call
Seo-yeon (Park Shin-hye) ha perso il padre a causa di un tragico incidente domestico, e per questo nutre un profondo risentimento verso la madre, malata terminale. Tornata nella ormai abbandonata casa di campagna di proprietà della famiglia, comincia a ricevere strane e inquietanti telefonate. Dall’altro capo del filo c’è Young-sook (Jeon Jong-seo), una giovane terrorizzata dai continui maltrattamenti subiti da parte della zia/matrigna (Lee El), che ha preso la ragazza con sé dopo la morte della madre.
Le due coetanee cominciano a capire di trovarsi nella stessa casa, ma in periodi temporali differenti. I loro contatti, da cui nasce un’amicizia atipica, sembrano migliorare inizialmente la situazione per entrambe, ma non sarà così a lungo. Le telefonate di Young-sook, che soffre in realtà di bipolarismo e disturbo antisociale della personalità, diventano via via più inquietanti. Nel frattempo, i piani temporali e i loro eventi si intersecano in maniera irreversibile.
Il passato è sempre presente in The Call
Come già si evince dalla trama, che vi abbiamo presentato cercando di evitare pesanti spoiler, la pellicola si basa sul tema dei paradossi temporali. Certo è che l’argomento sia assai sfruttato e di grosso impatto nel panorama cinematografico degli ultimi anni. Impossibile non pensare per esempio a Frequency – Il futuro è in ascolto (2000), dove Gregory Hoblit sceglieva una ricetrasmittente come mezzo di collegamento tra passato e presente. Qua è invece un vecchio cordless a unire i due piani temporali. Ambientato sia nel 1999 che ai giorni nostri, The Call offre una buona variazione su un tema affascinante, ma spesso abusato e difficile da trattare senza finire irrimediabilmente aggrovigliati su se stessi.
In questo caso passato e presente dialogano tra loro, dando luogo a una serie di eventi concatenati apparentemente senza fine. Le scelte di Seo-yeon, alimentate dai continui ricatti di Young-sook, determineranno le conseguenze di questa crudele e sanguinolenta partita. In gioco c’è la vita di entrambe, ma non solo. Tra continui colpi di scena e un montaggio serrato che ci porta avanti e indietro tra i due piani temporali, Lee Chung-hyun – che ha curato anche la sceneggiatura del film – si diverte a sparigliare le carte senza dare un attimo di tregua allo spettatore.
Tensione e intrattenimento
Sebbene l’elemento fantastico che scatena la vicenda sia un po’ debole, ciò che segue merita e solleva la visione della pellicola. In The Call si sceglie infatti di non perdere tempo a tentare di spiegare il “come”, privilegiando invece il “cosa”. In questo modo si rinuncia a una dose di approfondimento che avrebbe forse inspessito la pellicola. A giovarne è però sicuramente il versante del puro intrattenimento: gli appassionati del genere hanno ottime probabilità di rimanerne piacevolmente coinvolti.
Non è semplice inscrivere The call in un solo genere. Tuttavia il mix di horror, thriller psicologico e fantascienza funziona alla perfezione, garantendo una tensione costante. Si comincia infatti da una situazione di iniziale spaesamento, in cui lo spettatore cerca di capire cosa stia succedendo e che piega prenderà la pellicola. Segue poi un’atmosfera più distesa e serena, in cui l’unione tra le due protagoniste sembra giovare alla vita di entrambe. Ed ecco che, all’improvviso, si insinua un ritmo sempre più estremo, in cui il thriller si tinge di sangue e lo spettatore sarà totalmente immerso in questa lotta per la sopravvivenza.
Lee Chung-hyun riesce a creare un’incessante atmosfera di tensione, coadiuvato dalle due eccellenti interpretazioni femminili. L’attrice Jeon Jong-seo (già vista al centro del triangolo di Burning – L’amore brucia, di Lee Chang-dong), in particolare, dà vita ad un personaggio inquietante dalle svariate sfaccettature. Se infatti inizialmente siamo portati a provare compassione per lei, man mano che la vicenda si snoda il suo personaggio cambia, trasformandosi con una naturalezza spiazzante in un vero e proprio villain.
In sostanza, non è nostra intenzione spacciare The Call come un film perfetto. È però un buon prodotto d’esordio, consigliato se i thriller psicologici con un sano tocco di gore sono pane per i vostri denti. Se siete disposti a farvi coinvolgere, non ve ne pentirete.
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