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Benvenuti al primo appuntamento con la rubrica dedicata agli anime, in particolare quelli del catalogo VVVVID, e al loro raffronto con i mnga: in questa occasione vi presentiamo Nana, capolavoro di Ai Yazawa
Eccoci alla prese con una nuova rubrica, all’insegna del fantastico mondo dell’animazione giapponese. Nonostante i cliché occidentali legati all’animazione giapponese (prodotto rivolto o a un pubblico infantile o, al contrario, a carattere pornografico), negli ultimi anni si è iniziato a comprenderne la reale natura. Stiamo parlando di un prodotto dalle svariate sfaccettature, che vale la pena di approfondire.
L’anime, difatti, è allo stesso tempo intrattenimento commerciale, un fenomeno culturale di massa e una forma d’arte.
Non c’è modo migliore di iniziarvi ai piaceri degli anime, se non portandovi direttamente dentro un esempio. Oggi, infatti, vi presento Nana di Ai Yazawa.
Nana è un manga josei scritto e disegnato da Ai Yazawa, pubblicato in Giappone a partire dal maggio 2000. Dalla serie a fumetti è stato tratto un anime diretto da Morio Asaka in 47 episodi, prodotto dalla Madhouse, e andato in onda dal 2006 al 2007. In Italia, l’anime fu trasmesso quasi in contemporanea su MTV e, successivamente, inserito nel catalogo Netflix e VVVVID.
Trama | Nana di Ai Yazawa
La storia, ambientata nel Giappone contemporaneo, segue le vicende di due ragazze ventenni, Nana Komatsu e Nana Osaki, accomunate dallo stesso nome e dall’uguale decisione di trasferirsi a Tokyo. Le due giovani prendono lo stesso treno diretto alla capitale giapponese, ed è lì che si conoscono. Separate alla stazione, si incontreranno successivamente per caso in un appartamento che entrambe hanno intenzione di affittare: decideranno di essere coinquiline e di dividere insieme la vita quotidiana.
Nana Osaki decide di andare a Tokyo per avere successo con la sua band, mentre Nana Komatsu, soprannominata “Hachi”, ci va inizialmente per raggiungere il suo ragazzo, Shoji, che però la tradirà con una sua collega di lavoro. Dopo averlo scoperto, Hachi si dispera, ma Nana la consola con determinazione; le due diventano così migliori amiche, nonostante le enormi differenze di carattere, e vivranno, insieme ai membri della band di Nana e di quella di Ren, i momenti memorabili e complessi tipici della vita da rockstar.
Un’ode ai sogni adolescenziali | Nana di Ai Yazawa
Nana è stato in assoluto il primo manga che io abbia mai letto, all’età di 14 anni. Incredibilmente, mi sono sentita trasportata dentro un mondo per me del tutto sconosciuto. Al di là dei libri, c’era un altro modo per farmi vivere di immaginazione, con una storia raccontata talmente bene da riuscire a percepirne le minime sfumature.
Scontato dirvi che quando ho scoperto il corrispettivo anime, sono letteralmente andata in brodo di giuggiole.
Ci troviamo alle prese con un legame di amicizia, che sembra quasi travalicare i confini e indossare i panni di una vera e propria relazione. Le due protagoniste, entrambe con il nome Nana, sono due ventenni in partenza per Tokyo, con la stessa speranza di chi si accinge ad abbandonare il proprio luogo di nascita e aprirsi verso il mondo.
Sono sole, alle prese con i loro dubbi, le loro paure, il loro passato; diverse, quasi nella totalità, eppure così tanto simili da non riuscire più a staccarsi. Un intreccio di realtà che sfocia in un legame potente, a volte ossessivo, ma vero.
Con sfondo una Tokyo metropolitana e caotica, viviamo giorno per giorno i sogni e i fallimenti delle due ragazze; l’una alle prese con il successo della sua band, l’altra con la consapevolezza di dover finalmente crescere. I legami d’amore, i tradimenti, i fallimenti, l’andirivieni tra un lavoro e l’altro, sono specchio di una quotidianità resa fin nei minimi dettagli, tanto da sentirci noi, spettatori, parte del loro stesso mondo.
A vent’anni, quando sono approdata per la prima volta in una città nuova, ho ringraziato Ai Yazawa per avermi dato gli strumenti giusti per affrontare una nuova realtà, nel modo giusto.
Tra manga e anime, un salto riuscito
L’incredibile vantaggio di questo prodotto, sta proprio nella sua trasposizione animata. Esatto, l’opera è così ben realizzata da sembrare più un prolungamento del manga che una realizzazione animata. La storia coincide fin nei minimi dettagli, persino i personaggi mantengono quei tratti crudi tipici del disegno di Ai Yazawa. Impressionante come ci sia assoluta corrisponda tra i due prodotti, elemento niente affatto scontato quando si parla di trasposizioni.
Tuttavia, la storia del manga e, di conseguenza, dell’anime è un po’ burrascosa. L’autrice ebbe grandissimo successo in seguito alla pubblicazione di Nana, tanto da vincere il prestigioso premio Shogakukan per i manga nella categoria shōjo; come se ciò non bastasse, sono stati realizzati due lungometraggi live action e la realizzazione di una serie animata anche per altri due famosissimi manga della stessa autrice (Paradise Kiss e Cortili del cuore).
Tuttavia, a causa di gravi problemi di salute di cui soffre l’autrice, la serializzazione del manga ha spesso subito brusche pause, fino alla definitiva interruzione. Tutt’oggi, non ci sono ancora dichiarazioni certe riguardo al proseguimento di Nana e al suo finale.
Per chi si fosse perso questo capolavoro, emozionante e profondo, può trovarlo nel catalogo Netflix e nella lista degli anime presenti sulla piattaforma VVVID.
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Tra manga e anime, un salto riuscito
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