Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Continua la rubrica dedicata ai registi che più hanno segnato il decennio 2010-2019, parlando del canadese Denis Villeneuve, autore di film come Arrival
Se il nostro primo speciale era dedicato ad Ari Aster, oggi parleremo di un regista già più famoso ma comunque dotato di un suo stile, ovvero, Denis Villeneuve. Il cineasta canadese non è giovane come Aster ma possiamo ben dire che la sua “esplosione” è avvenuta proprio nell’ultimo decennio, facendosi conoscere al grande pubblico con film come Arrival, Prisoners o il sequel di Blade Runner. Dopo diversi cortometraggi e piccoli film indipendentati premiati in numerosi festival, Villeneuve si è impresso nel settore cinematografico col film La donna che canta (2010) candidato agli Oscar in “Miglior film internazionale”. Da lì, la strada del successo è stata tutta in discesa per il regista del Quebec. Con una serie di film audaci e caratterizzati da elementi autoriali Denis Villeneuve si è impresso nell’immaginario cinefilo tramite atmosfere cupe, deprimenti e questioni morali capaci di destabilizzare anche i più risoluti. Non si può dire che tutti i suoi film siano stati successi al botteghino, pensando ad esempio all’ultimo Blade Runner; in ogni caso tutte le sue opere sono state ampiamente apprezzata dalla critica cinematografica. Andremo quindi, come già fatto con Ari Aster, ad analizzare lo stile e le tematiche dell’autore, di modo da comprendere e conoscere meglio il suo modo di fare cinema.
Denis Villeneuve: lo stile | I registi del decennio
Andando a guardare lo stile, salta subito all’occhio come Villeneuve abbia una propensione ad utilizzare schemi di colori inusuali che vanno a dominare le varie ambientazioni. Spesso il regista predilige girare certe sequenze o addirittura la maggior parte del film con un colore predomaninante che va a definire, assieme ad altri elementi, il mood del film. Si pensi al giallo-ocra di Enemy che va ad intensificare la sensazione di sogno disturbante che il protagonista sta vivendo. O ancora, ai toni cupi, terrosi e freddi di Prisoners che evocano non solo l’inverno rurale della Pennsylvania ma anche il decadimento morale del protagonista.
Anche in Arrival abbiamo toni per lo più freddi, ma qui con un altro significato. I colori tendono tutti verso il blu e il grigio e ciò evoca bene l’idea di un ambiente altamente controllato e militarizzato. Questo è sapientemente bilanciato con i pochi momenti preziosi della protagonista con la figlia, dominati da colori caldi. Viene quindi reso evidente all’occhio il contrasto tra l’ambiente militare ostile e il calore dato dalla breve convivenza con la figlia. Potremmo, infine, dire che questo uso espressionistico della luce trova il suo massimo in Blade Runner 2049. Qui ogni ambientazione è caratterizzata da un preciso schema di colori, a riflettere le atmosfere e le sensazioni dei personaggi in scena.
Denis Villeneuve: la fotografia | I registi del decennio
Per quanto riguarda più precisamente la fotografia, possiamo sicuramente dire che Villeneuve ama illuminare i suoi personaggi con tagli di luce in mezzo all’oscurità. In diverse sequenze gli attori in scena sono quasi completamente al buio e buona parte di loro viene affogata da questa oscurità, il tutto per dimostrare i perenni contrasti di moralità ed eticità presenti nell’uomo. Questo nero ingombrante serve anche a mostrare su schermo il mistero che aleggia sulle varie storie raccontate. Prendiamo come esempio la sequenza finale di dialogo presente in Sicario. Qui i tagli di luce corrispondono sempre alla storia e alla psicologia del personaggio. Parliamo di una scena apparentemente semplice da girare, è infatti “solo” un dialogo, ma l’importanza del momento si riflette nella precisione dei giochi di luce sui volti di Emily Blunt e Benicio del Toro.
In questa scena il personaggio interpretato da quest’ultimo è pieno di segreti e drammi personali ed è giustamente immerso nell’oscurita, tant’è che gli unici elementi che risaltano del suo volto sono i suoi occhi. Emily Blunt è invece ben illuminata dalla luce naturale proprio a dimostrazione della tendenziale volontà di mantenersi integra da un punto di vista morale. In tutto questo va ricordato come per i suoi ultimi tre film, Villeneuve si è fatto aiutare da un grande D.O.P. come Roger Deakins che ha certamenente contribuito alla qualità complessiva della sua filmografia.
Denis Villeneuve: regia e musiche | I registi del decennio
A livello registico, si può notare come il cineasta canadese ami soffermarsi su dettagli che, in un senso pratico oppure metaforico, possono diventare fondamentali per la storia del film. Enemy, il flm probabilmente più criptico di Villeneuve, presenta fin dall’inizio immagini insistite sulle linee aeree dei filo-bus. Se a una prima visione queste riprese possono sembrarci non particolarmente importanti, in realtà, guardando a una certa interpretazione del film, possiamo ben collegarle al concetto che la pellicola vuole esprimere (si pensi, per chi ha visto il film, alla connessione con la figura del ragno). In Prisoners, invece, l’idea di paranoia viene trasmessa tramite un uso della camera a mo’ di sguardo voyeuristico. Diverse sono le sequenze in cui i nostri occhi sbirciano tra le tende o tra gli alberi, alla ricerca del rapitore dei bambini. Ecco quindi che ritorna la tendenza di Villeneuve a fermarsi sui dettagli.
Prima di passare alle tematiche, va considerato un ultimo elemento a cui Villeneuve deve molto, ovvero, la colonna sonora. In corrispondenza delle atmosfere classiche dei suoi film, anche le musiche sono spesso cupe, misteriose e destabilizzanti. Probabilmente uno dei lavori migliori in questo senso rimane quello fatto per Arrival, in particolare la vocalizzazione degli alieni.
Denis Villeneuve: le tematiche | I registi del decennio
Guardando invece alle tematiche, possiamo sicuramente dire che Villeneuve è un regista che ama sviscerare i conflitti interni degli uomini. Molti dei suoi personaggi sono lacerati da questioni etiche e morali oppure si trovano a dover compiere azioni ingiustificabili per salvare la propria vita o quella degli altri. Probabilmente Prisoners in questo senso rappresenta uno dei film che meglio sintetizzano tutto ciò. In questo film abbiamo infatti la rappresentazione di un padre in difficoltà che affonda al livello morale del rapitore di sua figlia pur di recuperare ciò che è più importante per lui.
Con Enemy, invece, la storia metaforica che ci viene raccontata altro non è che il desiderio represso/inconscio di abbandonare la stabilità della vita famigliare per raggiungere ciò che realmente si vuole per sè. Nella suddetta pellicola, addirittura, con il pretesto del doppio si rappresenta fisicamente il laceramento del protagonista. Anche il personaggio intepretato da Emily Blunt in Sicario è ciò che spesso Villeneuve ricerca nelle storie a cui dà vita. La Blunt interpreta qui una agente dell’FBI idealistica che non accetta la corruzione e i vari compromessi morali che caratterizzano il suo ambiente.
Denis Villeneuve: un’ analisi sociologica | I registi del decennio
Con ciò che veniva detto sopra si potrebbe andare avanti molto. Anche l’agente K (Ryan Gosling) di Blade Runner 2049 arriva ad un certo punto della storia a trovarsi in una piena sensazione di lacerazione interiore, dovuta ai suoi dilemmi sulla sua reale natura ed identità. Allo stesso tempo va ovviamente considerato che un regista come Villeneuve, capace così bene di indagare i problemi umani, non si limita a parlare solo di conflitti psicologici interni. Si pensi allo scontro tra la visione della ricercatrice Louise Banks (Amy Adams) e quella dei soldati. La prima, fin dall’inizio vede una minima possibilità di considerare l’arrivo degli alieni come un’opportunità più che una minaccia. Abbiamo quindi il classico scontro, ben raccontato negli anni da Hollywood, tra una mentalità aperta e pacifica contro la retorica guerrigliera dei soldati, sempre pronti a vedere una minaccia in qualsiasi elemento di estraneità. Ripensando invece a Blade Runner 2049, possiamo osservare le questioni già presente nel capostipite di Ridley Scott, in un contesto in cui la differenza tra umano e non umano è resa ancora più invisibile. Differenza che in questo sequel comprende non solo i replicanti ma anche i c.d. assistenti digitali. Insomma, parliamo di un regista che con la sua filmografia in divenire è in grado di compiere un’analisi sociologica cinica e attenta dell’essere umano.
Conclusione
Tutto ciò che è stato detto nell’ultimo paragrafo serve proprio a far capire quanto Villeneuve sia un’ottimo indagatore dell’animo umano, tramite un cinema fatto di silenzi, sguardi, poche parole e tante immagini. Siamo indubbiamente di fronte a un grande regista che tramite il suo stile riesce a destabilizzarci notevolmente, sollevandoci domande scomode. Probabilmente Villeneuve ha uno stile che può non accontentare chiunque, soprattutto se si ricerca un cinema eccentrico oppure dinamico. Resta il fatto che il cineasta canadese è uno dei pochi che, pur lavorando ad opere ad alto budget, riesce ad imprimere la sua personalità come fatto con i recenti Arrival e Blade Runner 2049, andando a creare blockbuster evocativi e stratificati. Infine, per chi non lo sapesse, Denis Villeneuve sarà il regista del remake di Dune, in uscita per Natale 2020. Insomma, un appuntamento imperdibile per gli amanti di questo autore e in generale per tutti gli appassionati di fantascienza. Vi aspettiamo quindi al prossimo Sabato, per un altro speciale sui registi che più hanno segnato il decennio appena trascorso.
Cerchi nuovi film e nuove serie tv da vedere?
Scopri il nuovo abbonamento a Disney+, la casa dello streaming di Disney, Marvel, Pixar, Star Wars, National Geographic e ora anche di Star. Abbonati ora a soli 5,99 euro al mese su questa pagina.
Hai già un abbonamento a Disney+? Scopri nuovi contenuti su Apple TV, Now TV o Prime Video.
Bonus: come avere un abbonamento alle piattaforme streaming e risparmiare
Esistono alcuni servizi che consentono di condividere l’account delle migliori piattaforme streaming (Netflix, Prime Video, Disney Plus, NOW TV, Paramount Plus, ecc.) con altre persone e duqnue di risparmiare sugli abbonamenti, parliamo di GamsGo e GoSplit. Grazie a GamsGo e GoSplit è possibile acquistare, ad un prezzo irrisorio, un abbonamento condiviso con altri utenti in maniera facile, veloce e sicura.








Lascia un commento