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Siamo arrivati al capolinea, in questa recensione scopriamo come Venom: The Last Dance conclude il suo cerchio narrativo. Sarà stato all’altezza delle aspettative con un ultimo ballo degno della fine di una storia? Scopriamolo insieme
TITOLO ORIGINALE: Venom: The Last Dance. GENERE: animazione, fantascienza. NAZIONE: Stati Uniti. REGIA: Chris Sanders. CAST: Tom Hardy, Chiwetel Ejofor, Juno Temple, Stephen Graham, Peggy Lu, Alanna Ubach, Rhys Ifans, Dash McCloud, Andy Serkis, Clark Backo, Cristo Fernandez, Jared Abrahamson, Hala Finley, Martin McDougall, Ivo Nandi, Reid Scott. DURATA: 109 minuti. DISTRIBUTORE: Columbia Pictures. USCITA: 24/10/2024.
Ogni storia ha un inizio e una fine e questa volta è toccato anche al Venom di Tom Hardy, con la regia di Kelly Marcel, che ha già lavorato alla sceneggiatura di Venom e Venom: La furia di Carnage. Ebbene, con questo terzo capitolo della saga arriviamo al finale della storia, come confermato dalla Sony stessa. Questa trilogia ha ricevuto critiche molto contrastanti, c’è chi ha amato questa trasposizione cinematografica di Venom e chi invece non riesce a tollerare le differenze abissali che ci sono tra il live action e il fumetto. Sapendo che ora la storia è definitivamente finita, cosa abbiamo tratto da questo ultimo film? Lo scoprirete continuando con la lettura.
Una simbiosi ancora più forte | Recensione Venom: The Last Dance, un cerchio che si chiude
Partiamo col dire che in questo film il rapporto tra Eddie Brock e Venom è più forte che mai. Proprio il loro legame di simbiosi è sicuramente la parte migliore di questo film, ha avuto una crescita e un’evoluzione perfettamente in linea con quanto abbiamo visto nel corso dei capitoli precedenti. Di per sé la trama è molto semplice e anche con alcune scelte molto interessanti. L’incipit a questo capitolo conclusivo lo da un personaggio nuovo, apparso di recente nei fumetti Marvel. Stiamo parlando di Knull, personaggio di cui abbiamo parlato in questo speciale a lui dedicato. Proprio grazie a lui parte il viaggio finale di Eddie e Venom, che sono legati insieme ad un destino crudele ed entrambi braccati da uno Xenophage, una delle creature cacciatrici di simbionti che cercano di far fuori il dinamico duo.
Durante questo viaggio i due realizzano quanti pericoli hanno affrontato insieme e quanto abbiano legato in quello che, a detta del film, è passato soltanto un anno. Tantissime scene d’azione in cui i due collaborano in perfetta simbiosi per sopravvivere e scappare dalle creature di Knull, tutto questo mentre l’esercito americano da la caccia a Venom. Un grande caos in cui i due malcapitati si trovano e per cui devono sfruttare tutte le loro forze per scappare e sopravvivere, ma in quella che sembra a tutti in effetti una fuga senza fine. Il tutto viene mostrato con delle sequenze d’azione spettacolari e, per quanto alcune di esse non siano chiare, per la maggior parte delle volte sono scene di inseguimenti e combattimenti puliti, senza lasciare lo spettatore nella totale confusione.
Un po’ troppo caos | Recensione Venom: The Last Dance, un cerchio che si chiude
Andiamo però ad analizzare anche i lati negativi di questo film e ce ne sono un bel po’, anche se non tanto da rendere il film orribile. Se abbiamo detto che il rapporto tra Eddie e Venom è ben scritto, purtroppo non possiamo dire lo stesso dei personaggi secondari. Avevano messo tanta carne a fuoco, molte cose che se scritte per bene e magari con più screen time potevano essere anche molto interessanti. Partendo dal fatto che qui fa ritorno Patrick Mulligan, che qui diventa Toxin, personaggio che originariamente nei fumetti è strettamente legato a Venom, in quanto suo nipote e figlio di Carnage. Purtroppo però si rivela essere una macchietta, che aveva un gran potenziale per essere un grande alleato per Venom, ma viene sprecato.
Lo stesso destino subiscono anche gli altri personaggi di contorno, come ad esempio il generale Rex Strickland, che per quanto sia comprensibile la sua indole militare e la sua ostilità nei confronti dei simbionti, rimane il fatto che quello che fa sembra non avere alcune motivazioni dietro. Un personaggio piatto, creato solo per infastidire Eddie e Venom e che dimostra continue incongruenze con le sue scelte, come se non avesse una logica dietro. Ancor peggio la famiglia con cui i due protagonisti fanno amicizia, con a capo Martin Moon, interpretato da Rhys Ifans. Personaggi quasi inutili, anche se riescono ugualmente a creare delle gag divertenti e a tirar fuori il lato umano di Venom che si affeziona a loro, a volte anche con scene tenere e commoventi, dove mostrano l’empatia del simbionte e del suo ospite.
Un capitolo più oscuro e violento | Recensione Venom: The Last Dance, un cerchio che si chiude
C’è ancora da dire che la questione Knull viene lasciata sospesa, anche se, a difesa del film, diremmo anche per una buona ragione. Hanno infatti tenuto conto di quanto Knull sia potente e infatti, per la gioia dei fan dei fumetti, tengono molta fedeltà al personaggio, rispettando le sue origini e la sua storia, per quanto sia a malapena accennato, ma quando è in scena la sua presenza si fa sentire ed è molto minacciosa. Per quanto riguarda il resto, invece, il livello di spettacolarità e, a gran sorpresa, anche la violenza, è aumentato di gran lunga rispetto agli altri film, permettendo anche a Venom di avere i suoi momenti di serietà e pronto alla lotta per difendere gli innocenti.
Si può dire che, seppur in minima parte, il terzo film di Venom rispetta sia il carattere del protagonista dei fumetti, sia di quello del suo antagonista, nonostante quest’ultimo nel film non si veda neanche per 10 minuti. Ci sono scene molto feroci, il sangue c’è e, finalmente, si nota anche il livello di aggressività dell’antieroe quando affronta i suoi nemici, sia umani che alieni. Alcune sequenze d’azione ci hanno lasciato a bocca aperta per la sorpresa, superando notevolmente i primi due capitoli che di violenza ne mostravano ben poca. Qui invece perlomeno il sangue viene versato e c’è tanta aggressività sia nei simbionti del film sia nelle creature di Knull. Un po’ un segno di crescita del personaggio, come se stesse maturando e prendendo le cose più seriamente. Alcune scene sono a tratti perfino inquietanti e introspettive, regalando un po’ le vibes del fumetto originale.
La storia del Protettore Letale
In conclusione possiamo dire che questo terzo e ultimo capitolo della trilogia di Venom ha mostrato segni di crescita e maturità, pur mantenendo il suo stile umoristico affidato ormai alla versione del Sony’s Spider-Man Universe. Per quanto i fan accaniti del fumetto potrebbero non apprezzare questa trasposizione sul grande schermo, rimane il fatto che questo terzo film fa lo sforzo di accontentare anche loro e regalare le ambientazioni inquietanti e quella introspettiva dark che ha sempre caratterizzato Venom. Mettiamo le mani in avanti però, rimane pur sempre il Venom di questo universo, con tutti i suoi difetti, ma anche dei pregi che lo rendono apprezzabile. Con questo finale, Venom diventa a tutti gli effetti il Protettore Letale, un antieroe violento ma dal cuore tenero e pronto a difendere gli innocenti.
Siamo arrivati alla fine di questa recensione! Vi consigliamo di andare a vederlo, a nostro avviso è il miglior capitolo della trilogia che chiude dignitosamente il suo cerchio, seppur con tanti difetti. Continuate a seguirci su tuttotek.it per non perdervi altre recensioni su film e serie tv.
Punti a favore
- Crescita dei protagonisti ben scritta e sviluppata
- Sequenze d'azione spettacolari e pulite
- Finale degno e conclusivo
Punti a sfavore
- Personaggi secondari piatti e alcuni quasi inutili
- Tantissimo potenziale sprecato
- Villain quasi assente
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