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Ecco la nostra recensione de L’Ufficiale e La Spia, diretto da Roman Polanski e vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival del Cinema di Venezia 2019. Le polemiche attorno al film e soprattutto al regista sono state molte, ma a conti fatti, questo film, ci avrà convinti?
TITOLO ORIGINALE: J’accuse. GENERE: storico. NAZIONE: Francia. REGIA: Roman Polanski. CAST: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner. DURATA: 126 min. DISTRIBUTORE: 01 Distribution. USCITA CINEMA: 21/11/2019.
Molte le polemiche che sono ruotate attorno a L’Ufficiale e la Spia durante il Festival di Venezia a causa del regista che ne è l’artefice. Ma il film con al centro lo scandalo del caso Dreyfus ha messo a tacere anche i più restii a riconoscere in Polanski un regista di altissimo livello a causa delle proprie vicende personali. Basato sull’omonimo romanzo di Richard Harris, il film è completamente e assolutamente ciò che è realmente successo in Francia fra il 1894 e il 1907. Durante la conferenza stampa stessa, Luca Barbareschi attore e produttore del film ha tenuto a ribadire che nel film non è stato romanzato assolutamente niente ma si limita a riportare fatti realmente accaduti.
Trailer e breve excursus storico | Recensione L’ufficiale e la spia
La storia inizia nel 1894 quando in un clima di diffidenza generale verso il popolo ebreo, il maggiore Dreyfus viene accusato di alto tradimento. Dichiarato colpevole dopo un processo sommario e privato, viene degradato ed esiliato. Georges Picquart, ufficiale dell’esercito e inconsapevolmente complice del complotto ai danni di Dreyfus, viene a conoscenza di alcuni segreti. Incapace di arrendersi all’ingiustizia riuscirà a creare un caso mediatico e di stato al fine di far conoscere al mondo intero la verità sulla corruzione morale interna all’esercito maggiore.
Uno spaccato di storia più attuale che mai | Recensione L’ufficiale e la spia
L’ufficiale e la spia è un film reale, non solo per la pertinenza e la fedeltà storica, ma anche per la capacità di non apparire in alcun modo distaccato dalla quotidianità dello spettatore. In un clima politico, sia europeo che mondiale, decisamente teso, questo film è un tentativo ben riuscito di scuotere le coscienze. Il caso Dreyfus pur suonando noto a molte orecchie è di fatto sconosciuto alla maggior parte delle persone. Avere la possibilità di vedere sul grande schermo una rievocazione storica, perchè di questo si tratta, di tali proporzioni è non solo illuminante ma anche inquietante. Sì, perchè l’obiettivo di Polanski è quello di far sentire lo spettatore inerme e insofferente per le menzogne nascoste, per l’ingiustizia dilagante ai danni di un uomo innocente.
Il clima di antisemitismo e violenza che sfocerà storicamente nella seconda guerra mondiale viene rappresentato ancora in fase embrionale, ma fortemente radicato negli animi di molti esponenti politici e militari in vista. Ciò che arriva come uno schiaffo in faccia è l’omertà e la necessità di apparire infallibili di fronte al popolo, tanto più che a pagare per gli errori è stato “solo” un ebreo. Lo scorrere del tempo è cadenzato ma lento, penetra nello spettatore, nonostante la storicità dei fatti, inizia a tifare per chi in tutto questo è stato solo un’inconsapevole pedina. La ricerca di un capro espiatorio, incarnare il nemico traditore non in un semplice uomo, ma in tutta la comunità che rappresenta.
Eleganza, precisione e talento: Polanski è l’artista | Recensione L’ufficiale e la spia
Passando alla parte tecnica de L’Ufficiale e la Spia la cosa che senz’altro per prima colpisce chi guarda il film è la sconfinata bravura di Jean Dujardin, già premio Oscar nel 2012 con The Artist, è in scena per la totalità del film e riesce a mantenere lo spettatore assolutamente incollato allo schermo. Un attore di innegabile talento che con maestria riesce a impersonare quello che Picquart è stato: un uomo con le sue debolezze e i suoi pregiudizi ma che non lo hanno mai accecato di fronte a onore e giustizia. Louis Garrel, che nel film ha la parte di Dreyfus, riesce a lasciare da parte l’aura da bello e dannato che ricordiamo nel capolavoro di Bertolucci, The Dreamers, per nascondersi dietro ad un trucco che lo imbruttisce, rendendo però ancora più chiaro che il vero pregio sia il suo talento.
Polanski ha inoltre scelto in modo perfetto anche gli altri attori, tutti molto particolari a livello visivo, che permettono allo spettatore di ricordare molti dei nomi pronunciati, cosa che altrimenti per chi non è troppo appassionato di storia potrebbe confondere e far seguire male la trama. La precisione millimetrica del montaggio rende questo film non solo estremamente scorrevole ma anche accattivante all’occhio della platea. I costumi sono curati nei minimi dettagli così come la scenografia e la fotografia. Molti sono i primi piani, soprattutto sul protagonista Picquart volti a far comprendere il tormento interiore che lo attanaglia.
Ultimo ma non per importanza è il compositore Alexander Desplat, cui sono state affidate le musiche. Cadenzate, ritmiche, ripetitive ma precise al fine dello svolgimento della trama. Anche i silenzi diventano parte della scena. La sceneggiatura è essenziale, priva di fronzoli o panegirici inutili. La verità viene scandita a chiare lettere così come i suoi detrattori.
Émile Zola e il suo J’accuse
Fautore cruciale della celebrità del caso Dreyfus fu senza dubbio Émile Zola che attraverso la sua lettera al Presidente della Repubblica francese intitolata J’accuse, rese noto l’intero caso scoperto da Picquart non solo alla Francia intera, ma al mondo intero nel 1898. Purtroppo l’assoluzione degli innocenti arrivò solo nel 1906 quando Zola era ormai morto da quattro anni, ma la capacità di Polanski di inserire un personaggio tanto fondamentale in solo due scene eppure farlo risultare tanto presente è incredibile.
L’ufficiale e la spia è un film storico di altissimo livello, polemiche a parte, è una pellicola che non solo riconferma il talento di Polanski con i suoi 86 anni, ma di un’attualità inquietante. Un film necessario non solo a chi è appassionato di storia ma anche a chi ama l’arte in ogni sua espressione.
Quando una società arriva a tanto, cade in decomposizione.
Punti a favore
- Jean Dujardin
- Musiche
- Assoluta fedeltà alla realtà
- Sceneggiatura essenziale
Punti a sfavore
- Alcuni passaggi di trama sono troppo veloci per chi non conosce la storia
- Lento in alcune parti
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