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Tramite la recensione di Hereditary, andremo a scoprire un gioiellino del genere Horror uscito nel 2018 e diretto dal promettente regista Ari Aster
TITOLO ORIGINALE: Hereditary. GENERE: Horror, Thriller, Drammatico. NAZIONE: USA. REGIA: Ari Aster. CAST: Toni Collette, Milly Shapiro, Alex Wolff, Gabriel Byrne, Ann Dowd. DURATA: 127 min. DISTRIBUTORE IN ITALIA: Key Films. USCITA IN ITALIA: 25/07/2018.
Hereditary – Le radici del male esce nel 2018 distribuito da A24. Citiamo fin da subito una delle case di produzione e di distribuzione del film poichè A24 è un nome ormai abbastanza conosciuto, soprattutto, tra i cinefili più incalliti. Quest’ultima ha prodotto e distribuito film acclamati dalla critica come Ex Machina, The Witch, Spring Breakers – Una vacanza da sballo fino ai più recenti The lighthouse o Uncut Gems. Il listino sarebbe molto più lungo, ma già da questi titolo, elencati a livello esemplificativo, si può comprendere come la casa cinematografica di New York tenda a scegliere film che si presentano fin dall’inizio come audaci ed originali. Negli anni A24 si è infatti distinta come creatrice di pellicole a basso-medio budget ma di grande qualità. Anche con Hereditary, il film oggetto della nostra recensione, possiamo dire che l’azienda statunitense ha raccolto un altro grande successo. Oltretutto, un successo non solo di critica ma anche di pubblico, dato che a fronte di un piccolo budget di 10 milioni di dollari, il film ha incassato ben 80 milioni di dollari. Il film-esordio del giovane Ari Aster tratta con grande maestria tematiche molto care al genere horror come lo spiritualismo, il satanismo, la depressione. Andiamo, perciò, a scoprire meglio la trama della pellicola prima di addentrarci nella recensione vera e propria.
Trama | Recensione Hereditary
Perno centrale della storia di Hereditary è la famiglia. Il nostro viaggio orrorifico e drammatico inizia con la morte della nonna di Charlie e Peter. La morte della donna, caratterizzata da un carattere risoluto e matriarcale, scatenerà una serie di inquietanti e terrificanti episodi all’interno della famiglia che potrebbero portare alla luce una assurda verità. La tensione aumenterà pian piano e gli equilibri famigliari, già precari, arriveranno a una definitiva rottura in un finale sconcertante.
Un dramma famigliare
Come già ben si intuisce dalla sinossi, la storia di Hereditary ruota essenzialmente intorno a un nucleo famigliare composto da madre, padre e due figli, mascio e femmina, rispettivamente di 16 e 13 anni. Gran parte del film si svolgerà all’interno della residenza della famiglia, qui sopra descritta, senza però mai sembrare ridondante e noioso. Se infati l’incipit e le tematiche del film sono state già viste diverse volte nei film Horror, non possiamo dire che l’esecuzione sia abituale. La morte di un caro parente che dà origini a strani fenomeni paranormali è qualcosa di assolutamente già visto. Uno dei tanti punti positivi del film sta proprio nel ribaltare stereotipi e clichè abusati dal genere, per rendere su schermo una storia avvincente e travolgente. Primo grande elemento di originalità è che il pericolo arriva dall’interno della stessa famiglia e i personaggi ne sono pienamente inconsapevoli così come lo stesso spettatore. Il parallelismo tra personaggi e spettatore è assolutamente funzionale nel creare incertezza e noi come loro siamo totalmente in balia degli eventi che accadono. Per tutto il film si ha la sensazione di un “cadere” all’interno di un vortice senza alcuna via d’uscita e solo nell’incredibile finale scopriamo la verità che ha portato a tutto ciò. Ecco quindi che arriviamo al secondo punto fondamentale di questa pellicola, ovvero la sceneggiatura.
Una sceneggiatura perfetta | Recensione Hereditary
Se nel titolo della nostra recensione parliamo di un film indimenticabile, è perchè Hereditary è caratterizzata da una sceneggiatura equilibrata al millimetro. È veramente difficile trovare un difetto nella scrittura di questa pellicola, poichè è tutto raccontato maledettamente bene, dagli eventi più scioccanti e drammatici fino ai momenti più da thriller. Diverse sequenze sono caratterizzate da simbolismi e segni premonitori che una volta compresi nel finale, non fanno altro che meravigliare e rintontire lo spetttatore. A questo proposito, sicuramente una seconda visione favorirebbe una migliore comprensione, ma al tempo stesso fa, ovviamente, venire meno l’effetto sorpresa. Ecco perchè, al momento sarebbe più giusto parlare di un quasi capolavoro. Magari col tempo, si potrà meglio capire la portata di questo Hereditary ma è evidente che il film perde qualcosa ad una seconda visione. In ogni caso ribiadiamo il fatto che la sceneggiatura di questo film è semplicemente incredibile, non solo nel modo in cui incastra i vari eventi e indizi sparsi ma anche nella ricercatezza e precisione sul mondo del satanismo. Sembrerebbe, inoltre, che l’idea di spargere indizi e simbolismi premonitori, almeno nel genere horror/thriller, sia uno stile caro al regista Ari Aster che ripeterà questa tecnica anche nel successivo Midsommar.
Una grandiosa Toni Collette e il rapporto tra psicologia-storia
Concentrandoci sempre sulla sceneggiatura, una tematica molto cara al genere horror e che viene affrontata anche, in parte, dal film è quello delle malattie psichiatriche. Analizzando attentamente i personaggi e osservando le interviste al regista sembrerebbe che ogni ruolo interpretato dai vari attori rappresenti, anche solo minimamente, una malattia psichiatrica. Sopratutto la madre Annie Graham, intrepretata da una straordinaria Toni Collette, sembra essere sempre sull’orlo di una totale crisi di nervi e ad un certo punto il film inizia a destabilizzare lo spettatore mettendo il dubbio su quanto c’è di paranormale e quanto invece è il frutto di una pazzia della mente della madre. Lo spettatore, dopo diversi accadimenti terrificanti, è portato a ricercare un colpevole o una sorta di villain e la sceneggiatura ci porta proprio a vedere Annie sia come una vittima indifesa sia come una carnefice. Riteniamo, perciò, che la pellicola avrebbe sicuramente perso molto senza la grandiosa intepretazione dell’attrice australiana in grado di trasmettere pienamente e con efficacia la sua fragilità psicologica data dal particolare momento. È evidente, oltretutto, il parallelismo con un altro recente gioiellino dell’horror “moderno”, ovvero Babadook. Ovviamente non sfiguarano anche la piccola e inquietante Milly Saphiro (Charlie Graham) ed Alex Wolff (Peter Graham) ,diventato popolare nel mondo cinematografico soprattutto grazie al remake di Jumanji, uscito nel 2017.
Una regia delicata e inquietante ma che sa essere anche potente | Recensione Hereditary
Quello che più stupisce mentre scriviamo la recensione di Hereditary, è che parliamo di un’opera prima. Ari Aster, alla sua prima esperienza con un lungometraggio, non solo ha diretto la regia ma ha anche firmato soggetto e sceneggiatura. Va quindi evidenziata la genialità di quest’uomo, in grado di inbastire una storia tensiva e di dirigerla con grande maestria. La cinepresa si muove per lo più in maniera molto stabile e fluida, una tecnica generalmente molto funzionale alle storie horror, dove i personaggi in scena spesso sembrano “osservati e guidati” da qualcosa molto più potente di loro. A questo proposito, vanno fatti notare, oltre ai diversi simbolismi direttamente rappresentati in scena, anche diverse sequenze metaforiche come le riprese lente sui modellini creati dalla madre Annie (proprio per rimarcare questa idea di personaggi inermi di fronte a un manipolatore superiore). Non mancano poi alcune grandi idee di regia come l’incidente in macchina dove la commistione tra shock improvviso e raccapriccio-consapeovolezza successiva è gestita egregiamente. Oltretutto Ari Aster, sembra possedere una istintiva dote per i grandi finali, dato che sia in questa sua opera prima che nel successivo Midsommar assistiamo a due epiloghi conclusivi scritti e diretti con grande potenza visiva. Il giovane cineasta newyorkese, in generale, è sicuramente in grado di scioccarci e destabilizzarsi con immagini potenti e mai banali, sfiorando spesso il grottesco senza mai rendenrsi completamente ridicolo. Sono infatti presenti elementi grotteschi ma gestiti sapientemente, in grado quindi di perturbare fortemente senza però scadere troppo nell’eccesso. Una menzione d’onore va fatta infine alla colonna sonora, semplicemente sublime, sia nel finale ma anche durante tutto il corso del film. Si prenda come esempio quell’incessante battito ritmico presente in maniera più o meno intensa o più o meno leggera a seconda del momento. Oppure si pensi, ancora, al tema musicale finale; insieme alle potenti immagini è qualcosa di estasiante e al tempo stesso raccapricevole.
Un horror assolutamente inquietante | Recensione Hereditary
Insomma, giungiamo alla conclusione di questa recensione, dicendo che Hereditary raggiunge pienamente l’obbietivo del genere a cui appartiene, ovvero inquietare. Non si tratta di un horror classico, nel senso che ci sono pochi jump-scare ed è evidente in generale la volontà di creare qualcosa che rimanesse nella testa della spettatore per parecchio tempo piuttosto che creare un luna park del terrore come può essere un Annabelle, tanto per fare un esempio. Probabilmente il fatto che il film conta tanto su una perfetta sceneggiatura e meno su altri elementi come la fotografia non lo rende un pieno capolavoro ma stiamo parlando comunque di un livello altissimo. Ed è bello vedere come, ancora oggi, il genere Horror sia in grado di sfornare prodotti profondi e a loro modo originali. Va poi considerato come il regista Ari Aster, qui alla sua opera prima, sembra essere destinato ad una grandiosa carriera dato che già con due soli film ha saputo ottenere un grande successo di critica ma anche un buon riscontro dal pubblico, con film sicuramente audaci e non troppo convenzionali. È evidente, poi, considerando la sua seconda opera Midsommar, come il cineasta voglia mantere certi stili e certe tematiche, cosa che lo rendono a tutti gli effetti un nuovo giovane autore. Speriamo quindi che il suo sodalizio con l’industria Hollywoodiana continui in questa maniera, nell’attesa del suo prossimo film.
Punti a favore
- Sceneggiatura
- Regia
- L'interpretazione di Toni Collette
- Colonna sonora
Punti a sfavore
- Non ci sono particolari punti negativi
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