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Il secondo lungometraggio di Lamberto Sanfelice – Futura – mette al centro della narrazione il mondo del jazz e della musica. Musica che diviene, per tutti i protagonisti, ancora di salvezza e unico linguaggio per comunicare con gli altri e con sé stessi. La recensione in anteprima
TITOLO ORIGINALE: Futura. GENERE: Drammatico. NAZIONE: Italia. REGIA: Lamberto Sanfelice. CAST: Niels Schneider, Matilde Gioli, Daniela Vega, Aurora Onofri, Stefano Di Battista. DURATA: 97 min. DISTRIBUTORE: Adler Entertainment. USCITA CINEMA: 17\06\2021
Futura è il secondo lungometraggio del regista Lamberto Sanfelice. Il regista, dopo un esordio folgorante avvenuto con Cloro, decide di raccontare il mondo del jazz e della musica attraverso la vicenda di un protagonista dall’esistenza complicata.
L’idea per una pellicola dalla trama così insolita per il panorama italiano è nata da un incontro causale dello stesso Sanfelice: un giorno, camminando per Roma, il regista si imbatte in un tassista che sta suonando una tromba. Fra i due nasce un’amicizia, che lo porterà alla scoperta di un mondo – quello del jazz – per lui sconosciuto.
Trama e trailer | Recensione Futura
Milano, giorni nostri. Loius (Niels Schneider) è un giovane trombettista jazz di talento, che ha messo da parte i suoi sogni e le sue speranze per paura di fallire. Di notte fa il tassista e lo spacciatore, accompagnato nei suoi traffici dalla trans cilena Lucya (Daniela Vega), unica sua amica. Ad unire i due è la passione per la musica – Lucya è una cantante lirica che si esibisce nei night club – e il rapporto conflittuale con i propri figli. Loius, infatti, è sposato con Valentina (Matilde Gioli) ed ha una figlia, Anita (Aurora Onofri), per la quale non è mai stato un vero padre. Questo rapporto problematico il protagonista lo ha avuto a sua volta con suo padre, Max Perri, sassofonista jazz di grande talento.
Loius, quindi, vaga in un’esistenza non vissuta fino a quando Niko (Stefano Di Battista), un vecchio amico di Max, gli offre una grande occasione: unirsi al suo quartetto per un importante concerto. Deciso a ritrovare la sua unica ragione di vita – la musica -, Loius proverà a tagliare i ponti con il mondo dello spaccio. Ma uscire da quel giro è complicato, e il protagonista finirà con il mettere in pericolo sua figlia.
Una trama stratificata ma poco approfondita | Recensione Futura
Come si evince da questa sinossi, la pellicola ambisce a toccare molti temi e molti generi, ma il risultato non convince del tutto.
Sanfelice, come nella sua opera precedente, prova a raccontare di un mondo lontano dal panorama cinematografico italiano, cercando i suoi riferimenti altrove. Nel caso di Futura, i modelli sembrano essere quelli di un certo tipo di cinema underground americano, divenuto mainstream grazie alla cinematografia di Damien Chazelle.
Un mondo fatto di locali jazz e luci al neon, popolato da personaggi pieni di speranze e di storie da raccontare. Ma più che al luccicante mondo di La la land la pellicola sembra rifarsi al prodotto più recente del cineasta americano, la serie tv Netflix The Eddy, con il quale sembra condividere anche alcuni spunti di trama.
Uno dei tratti più interessanti della pellicola, infatti, risulta essere il ritratto di Milano, rappresentata in maniera nuova e particolare. Una città che vive di notte, illuminata dalle insegne al neon dei locali frequentati dal protagonista e divisa nettamente a metà: da una parte le discoteche e la movida, dall’altra il mondo dello spaccio e della droga.
Questa dicotomia rispecchia anche i registri musicali della pellicola. L’intento del regista, infatti, era quello di creare un musical nel quale fosse la stessa colonna sonora a raccontare, sostituendosi ai dialoghi.
La musica in primo piano | Recensione Futura
Il passaggio dalla musica techno dei locali in cui Loius spaccia alla musica jazz – suo primo ed unico amore – sancisce infatti il suo percorso di formazione, e di redenzione. Allo stesso tempo la musica diviene il tratto di unione della pellicola ed anche dei suoi protagonisti, capaci di comunicare fra di loro, e con sé stessi, solo attraverso il genere musicale nel quale hanno deciso di rispecchiarsi.
Anita e il padre, ad esempio, condividono moltissimi momenti al pianoforte, attraverso i quali cercano di costruire un legame che, in fondo, non c’è mai stato.
La colonna sonora, calibrata su tanti registri differenti – composta, per la parte jazz, da Stefano Di Battista (Niko) – e la fotografia sono quindi i punti di forza del film, capaci di restituire le atmosfere e le sensazioni che il regista aveva in mente.
Ma in questo mondo ben costruito si muovono personaggi poco caratterizzati, che difficilmente riescono ad allontanarsi da alcuni stereotipi tipici del cinema italiano: il ragazzo fallito alla ricerca di una seconda possibilità, una famiglia comprensiva e pronta a perdonare, il fantasma di un padre assente ma ingombrante, la trans che non può far altro che prostituirsi e spacciare.
Ed anche i rapporti fra gli stessi personaggi sono poco approfonditi e servono più a giustificare alcune scelte che ad aggiungere qualcosa alla storia. Di conseguenza, ciò che avrebbe dovuto essere fondamentale per comprendere le scelte e gli aspetti psicologici dei personaggi viene completamente lasciato sullo sfondo. Emblematici, in tal senso, le relazioni di Loius con il padre e la moglie, che non vengono minimamente raccontate.
Dei membri del cast, quindi, complice questa lettura dei ruoli, non riesce a spiccare nessuno, nonostante si tratti di alcuni dei nomi più interessanti del panorama attuale: Niels Schneider, attore feticcio dell’enfant prodige Xavier Dolan, Matilde Gioli (Il capitale Umano, Doc – Nelle tue mani) e Daniela Vega, protagonista della pellicola premio Oscar come miglior film straniero Una donna fantastica.
Sempre dalla sinossi, si può inoltre evincere la volontà di unire tra loro moltissimi generi cinematografici. Il risultato è una pellicola dal ritmo troppo lento nella prima parte, che cerca di riprendersi nel finale attraverso una parentesi crime, per poi tornare sulle vicende personali del protagonista.
Conclusioni
Futura risulta sicuramente essere un esperimento interessante e in parte inedito. Ma l’ambientazione jazz non riesce ad essere sufficiente per allontanare la pellicola da alcune scelte troppo stereotipate.
In un panorama italiano fra i più sperimentali degli ultimi anni, un progetto come Futura può trovare solo in parte il proprio spazio.
È tempo che il cinema italiano cerchi di distaccarsi completamente da un certo tipo di narrazione, inseguendo un percorso nuovo che in parte è già stato tracciato.
Punti a favore
- Ritratto di Milano inedito ed interessante
- Trama nuova per il panorama italiano
- Fotografia e colonna sonora
Punti a sfavore
- Personaggi troppo stereotipati
- Poco approfondimento del background dei protagonisti
- Ritmo lento e troppi generi mescolati insieme
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