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Dal Ravenna Nightmare film fest, ecco a voi la recensione di Ascoltati, diretto da Andrea Recchia e presentato nella sezione “Showcase Emilia-Romagna”
TITOLO ORIGINALE: Ascoltati. GENERE: drammatico. NAZIONE: Italia. REGIA: Andrea Recchia. CAST: Lorenzo Boesso, Il Rapsodico, Sara Righi, Pasquale Faraco, Martina Sacchetti, Ettore Pancaldi. DISTRIBUZIONE: Myoki Film. DURATA: 90 min. DATA DI PRESENTAZIONE: 5 Novembre 2020
Andrea Recchia, bolognese DOC, torna nella sua città da regista e ci mostra gli angoli di una Bologna nascosta ai più: quella malinconica e tetra di un uomo, in lutto, alla ricerca di una frequenza che lo riconduca verso l’unica persona con cui sente di aver mai avuto un vero e unico rapporto, la madre.
La trama | Recensione Ascoltati
Andrea è un quarantenne depresso che ha appena ricevuto una brutta notizia: sua madre è morta. Solo, in balia delle proprie emozioni, si rammarica di non aver parlato prima con la madre, di non averle detto quanto le volesse bene, guardandola negli occhi; ora vorrebbe tornare indietro, ma la realtà lo colpisce dritto al petto. Così, su suggerimento dell’amico di infanzia Leonardo, psicologo alle prime armi, Andrea inizia ad ascoltare se stesso, e nell’ascoltarsi definisce un solo e unico scopo: ricercare Francesca, sua madre. Grazie ad un’antenna costruitosi da solo, in grado di captare segnali, incomincia a vagare tra le vie di Bologna, alla ricerca della giusta frequenza.
Un viaggio nelle emozioni | Recensione Ascoltati
L’intero film è un’esperienza terapeutica
Ascoltati è un film profondo, dove le protagoniste indiscusse sono le emozioni. Andrea, personaggio principale della storia, non ha praticamente più alcun punto di riferimento dopo la morte della madre, e nei gesti così come nelle emozioni, riversa questa grande delusione che lo attanaglia. Le abitudini di sempre diventano troppo ordinarie; cercare dei nuovi stimoli, quasi impossibile. Sarà solo l’amico Leo, uno psicologo quarantenne da poco laureato, anch’egli con una vita tutto fuorché ordinaria, a dargli l’unico consiglio di cui Andrea avesse realmente bisogno: quello di ritrovare se stesso, ascoltandosi.
E così Andrea, creata un’antenna che riesce a captare i segnali, si dirige per le vie di Bologna, destando la curiosità dei passanti, noncuranti del fatto che l’uomo davanti a loro stia compiendo un vero e proprio viaggio di formazione. La storia scorre calma e paziente, come se aspettasse il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, mentre seguiamo Andrea, spaesato e confuso, in una città sempre di corsa.
Un crocevia di persone | Recensione Ascoltati
Il film mescola il dramma con l’ironia della vita di tutti i giorni, e il regista riesce a condurre lo spettatore verso la consapevolezza che, le storie narrate, sono storie che vedono anche noi come protagonisti. Si empatizza immediatamente con i personaggi, che trasudano umanità e semplicità, e che sono caratterizzati da alcuni nomi noti bolognesi della recitazione.
Intorno al personaggio di Andrea gravitano storie a lui simili, o molto distanti; donne e uomini che stanno vivendo le proprie personali difficoltà, così come Andrea sta cercando di superare il suo lutto. Personaggi che si incontrano e scontrano inevitabilmente con il protagonista, e che saranno anche di aiuto nella personale ricerca di se stesso. Leonardo, a tratti immaturo, ma soprattutto insicuro, che darà il via all’avventura di Andrea; il padre di Leonardo, affettuoso, forse troppo, tutto il contrario del padre di Andrea: cinico ed egoista. E poi, l’elemento di forza dell’intero film, senza tralasciare la grandissima capacità di trasmettere vulnerabilità del protagonista, le due donne: Elena e Francesca. Una avvocato troppo presa dal lavoro per accorgersi di star perdendo di vista ciò che realmente conta, l’altra alla ricerca di un qualcosa, o un qualcuno, che arriverà al momento giusto.
Storie di quotidianità, di fragilità, di vita; storie che ci lasciano l’amaro in bocca e che ci fanno gioire, perché non fanno altro che rappresentare quello che noi spettatori siamo o potremmo essere.
“Ascoltati” è un film che non pretende di dettare delle regole, che non impone una soluzione, ma riporta all’orecchio di chi guarda importanti riflessioni che non scompaiono dopo i titoli di coda e conducono davvero a fermarsi ad ascoltare sé stessi più di quanto non si sia fatto fino ad ora.
Conclusioni
Il film dispone di un comparto tecnico abbastanza buono, facendo leva soprattutto su inquadrature studiate che abbracciano Bologna, rendendo la città cupa e malinconica quando deve mostrare in pieno il disagio di Andrea. Anche le musiche non sono mai eccessive, sintomo di una ricerca accurata, anche in questo caso, per accompagnare scene che emergono in modo più suggestivo.
Così la storia di Andrea, che parte in sordina per esplodere a mano a mano, ci conduce a fare i conti con il destino e la fragilità delle persone, con l’amicizia, con l’amore e, soprattutto, col dolore. Verso la scoperta di una rinascita e di una rivalsa, vissuta attraverso gli occhi di chi, come tanti, hanno perso qualcuno.
Punti a favore
- Sceneggiatura
- Fotografia
Punti a sfavore
- Recitazione
- Regia
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