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Seguite la coinvolgente storia di un giovane ragazzo diventare il più grande fra gli eroi. Fra poteri, lezioni e scontri ecco la recensione di My Hero Academia
My Hero Academia è un anime shonen prodotto dallo studio Bones e distribuito da Dynit. L’anime trae ispirazione dall’omonimo manga, Boku no Hero Academia il titolo in lingua originale, di Kōhei Horikoshi. La serie comprende due stagioni, la prima di 12 episodi e 24 la seconda, e due speciali.
My Hero Academia: a scuola per diventare eroi
In una società dove tutte le persone dispongono di un potere, meglio noti come Quirk, il giovane Izuku Midoriya è nato privo di essi. Il giovane, come ogni suo coetaneo, ambisce a frequentare una scuola per diventare un eroe, benché tutti lo deridano al solo sentire la cosa. Inoltre il giovane non punta ad una scuola qualunque, ma all’accademia numero uno al mondo, la U.A. High School. Il suo obiettivo finale è quello di raggiungere il suo mito, l’eroe definito il più forte fra tutti non che simbolo della pace, All Might.
Un giorno per puro caso Midoriya incontra il suo idolo ma rimane shoccato nello scoprire che quest’ultimo, a causa di una vecchia ferita, è molto diverso da come il mondo lo conosce. Durante questo incontro All Might distrugge le speranze del ragazzo confermando che gli sarebbe impossibile diventare un eroe, data la sua natura, in un mondo dove tutti hanno un potere. Il medesimo giorno però, dopo vari eventi, il più forte tra gli eroi è costretto a ricredersi assistendo alla straordinaria forza di volontà e all’innato senso di altruismo di Midoriya. Così, dopo averlo cercato in tutta la città, gli offrirà di ereditare il suo potere, ovvero una superforza distruttiva e difficile da padroneggiare.
Da qui ha inizio la storia di Midoriya e di come un giorno diventerà il migliore degli eroi.
Heroes e Villains: due fazioni, entrambe molto accattivanti
My Hero Academia descrive la tranquilla vita quotidiana di Midoriya e dei suoi compagni della U.A. High School alle prese con i corsi e con la continua lotta ai cattivi, che prendono il nome di Villains. Sono infatti molto frequenti, oltre agli allenamenti degli studenti, gli scontri tra le fazioni degli Heroes e dei Villains. È per questo che il cast dei personaggi è molto ampio e sviluppato, sia che si tratti degli eroi sia per quanto riguarda i cattivi. In particolar modo è molto ben riuscita la resa visiva dei character design di entrambe le schiere in relazione ai propri Quirk. Il mangaka, poi, ha sviluppato gli scontri in modo tale che non siano semplici “scazzottate”. Ogni battaglia è strutturata in modo logico e con strategie articolate che li rendono tutti molto interessanti.
La narrazione tende ha incentrare i personaggi principali dimostrando una buona gestione delle varie sotto trame. In particolare, per gli eroi, Midoriya è uno dei personaggi meglio realizzati per la struttura dell’anime. Infatti, benché abbia acquisito la superforza di All Might, non potrà sempre farvi affidamento in quanto le ripercussioni sul suo fisico sono debilitanti. Comunque, il ragazzo ha dalla sua parte un’abilità di analisi che si dimostra particolarmente utile a valutare l’approccio migliore contro il nemico e a dosare il suo stesso potere. Ma a rendere veramente convincente questo personaggio è il carico empatico scatenato dallo spirito di sacrificio del ragazzo che lo spingerà a ferirsi pur di utilizzare il Quirk per proteggere chiunque sia in difficoltà. Questo aspetto motiva lo spettatore ogni volta a tifare per la vittoria del ragazzo.
Dopo aver parlato di Midoriya, è doveroso spendere due parole per il suo mentore, All Might. L’eroe, al secolo Toshinori Yagi, è un personaggio ideato con una doppia natura. Quando veste i panni del supereroe, fa uso di tutta la propria forza per mantenere un aspetto muscoloso e aitante, anche se può farlo per un paio di ore al giorno. Quando invece può rilassarsi, assume l’aspetto di un uomo scheletrico che a stento riesce a parlare. Il suo senso di giustizia non gli permette di abbandonare nessuno in pericolo e con un sorriso rassicurante affronta ogni situazione. Questa dote gli ha permesso di essere il principale deterrente per i cattivi e diventare il simbolo della pace. Inoltre il personaggio fa chiaramente richiamo ai supereroi americani, visti il suo aspetto e il suo stile.
Dopo aver detto tutto ciò, non vanno sottovalutati gli antagonisti, in particolare uno dei principali nonché un cattivo di altri tempi: Shigaraki Tomura. Cercando di limitare al minimo gli spoiler, Shigaraki è un personaggio unico nel suo genere. Egli incarna il puro principio di ripudio verso un mondo distinto fra eroi e cattivi e desidera la definitiva distruzione del simbolo della pace, All Might. Egli si presenta con il volto e il corpo nascosto da mani finte che lo afferrano e lo rendono, già solo per questo, molto caratteristico. Oltretutto il suo cinismo e la sua dedizione alla causa lo rendono un degno cattivo della serie a tal punto da renderlo quasi uno dei personaggi principali.
Ovviamente potrei citarvi molti altri Villians altrettanto interessanti ma dovrei anticiparvi troppe cose, quindi andate in fiducia sul fatto che Tomura non è il solo “bel” cattivo della serie.
Animazione e Audio: un lavoro impressionte
In My Hero Academia, l’animazione è uno dei punti di forza. L’anime risulta chiaro e piacevole con dei disegno e colori ben riusciti. Inoltre molte delle scene di pathos sono valorizzate dalle scelte di evidenziare e risaltare i disegni originali del fumetto. Gli scontri poi, che già hanno permesso al manga di ottenere un grande successo, sono visivamente spettacolari grazie all’ottimo lavoro di animazione che rende fluido e continuo ogni combattimento, coinvolgendolo a pieno lo spettatore.
Per quanto riguarda la parte audio non ci sono pecche da riscontrare. Le voci calzano i vari personaggi e riescono a dare le varie sfumature caratteriali anche se, eccetto qualche caso, non vi rimarranno troppo impresse. Le colonne sonore invece sono di un tono nettamente superiore in quanto riescono facilmente a creare suspence e trepidazione andando ad arricchire così il lavoro finale della serie.
My Hero Academy: perché dovreste guardarlo?
Ad alcuni di voi, mentre leggevate questa recensione, sarà capitato di pensare: “ancora l’ennesimo Shonen” oppure “Un altro anime di scontri”. Arrivati a questo punto vi voglio rassicurare: My Hero Academia non è il solito shonen. Infatti la serie va ben oltre gli standard della categoria degli shonen grazie alla sua intensa storia e alla struttura della narrazione.
La trama infatti si sviluppa attorno al duro cammino degli studenti per diventare eroi e alla fragilità di questi ultimi, dovuta alla loro giovane età. Il percorso, che costruisce e fortifica un eroe, è disseminato di molti eventi che metteranno a dura prova i ragazzi della U.A. e My Hero Academia non lo nasconde, anzi lo esalterà, creando così un escalation emotiva durante la narrazione.
Vi ritroverete a crescere insieme ai personaggi e a sostenerli sempre di più andando avanti con la serie. L’anime è stato realizzato con impegno e molta cura sotto ogni aspetto, realizzando un lavoro fedelissimo che esalta un manga già molto bello. In questo caso parlo principalmente da appassionato della serie, che dopo aver concluso la prima stagione dell’anime, non potendo aspettare la seconda, mi sono letto tutto il fumetto in una notte, rimanendone incantato.
Se le mie parole non vi bastassero, considerate che l’opera originale in soli quattro anni dalla sua pubblicazione, insieme a The Seven Deadly Sins, è diventato uno dei capostipiti della nuova generazione di manga shonen. A questo punto non vi resta che prendervi una pausa e godervi questo perfetto connubio di storia e animazione in pieno stile super eroe.
Inoltre una terza stagione è in programma per quest’anno insieme a My Hero Academia: One’s Justice, il gioco per PS4 e Nintendo Switch. Per avere nuove informazioni sulla serie e tanto altro ancora continuate a seguirci.
Punti a favore
- Una storia che prende e immerge lo spettatore
- Animazione e colonne sonore ottime
- Character design unico
Punti a sfavore
- Il doppiaggio (giapponese) poteva essere più incisivo
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