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Come funzionano le scommesso sugli esports? Stato attuale, prospettive future e regolamentazione in questo articolo dedicato
Negli ultimi anni, gli esports hanno fatto un salto di qualità impressionante, passando da fenomeno di nicchia a vera e propria industria globale. Anche in Italia, il numero di appassionati continua a crescere: ogni giorno circa 475.000 persone seguono eventi competitivi, una cifra che supera 1,6 milioni se consideriamo anche chi li guarda più volte a settimana. Parliamo di un pubblico giovane, smart, digitale, con abitudini molto diverse rispetto agli scommettitori sportivi tradizionali.
Proprio per capire meglio come funzionano le scommesse sugli esports, ci siamo confrontati con gli esperti di Esports.net, portale internazionale che segue da vicino le dinamiche di questo mondo in continua evoluzione. Quello delle scommesse esports è un mercato in espansione, ma che in Italia deve ancora trovare una regolamentazione chiara e davvero al passo con i tempi.
La situazione attuale in Italia: tra incertezze e primi riconoscimenti
Una regolamentazione incompleta
In Italia, le scommesse sugli esports sono legali dal 2016, ma non esiste ancora un vero e proprio quadro normativo dedicato. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che regola il gioco pubblico, gestisce questo tipo di scommesse come “eventi non tradizionali”, spesso assimilandoli agli “eventi simulati” — ovvero simulazioni generate da software.
Il problema? Gli esports non sono affatto simulazioni: sono competizioni vere, con giocatori in carne e ossa, tornei internazionali e tifoserie appassionate. Trattarli come eventi virtuali ha generato confusione e ritardi.
Un primo passo: la eSerie A
Un cambiamento concreto è arrivato nel 2020, quando ADM ha autorizzato le scommesse sulla eSerie A, il campionato ufficiale di FIFA/PES. Quel riconoscimento, seppur limitato, ha aperto le porte a bookmaker italiani come Snai, Sisal o Eurobet per offrire quote su competizioni esports nazionali e internazionali. Ma siamo ancora lontani da un quadro normativo completo e moderno.
I limiti attuali: poca offerta, poca visibilità
Tornei esclusi e trafile burocratiche
Al momento, solo i tornei di alto profilo riescono ad accedere ai palinsesti ADM. Campionati mondiali di League of Legends o la eSerie A passano il filtro; eventi minori o community tournament, pur seguitissimi, restano invece esclusi. Il risultato? Un’offerta limitata per gli scommettitori italiani, che a volte preferiscono rivolgersi a siti stranieri non autorizzati.
Per gli operatori, poi, ogni nuovo evento da quotare richiede approvazioni specifiche, rendendo il processo lento e poco agile.
Pubblicità vietata = crescita bloccata
Dal 2018, con l’entrata in vigore del Decreto Dignità, è vietata qualsiasi forma di pubblicità legata al gioco d’azzardo. Questo vale anche per gli esports. I team non possono avere sponsor di betting, i bookmaker non possono promuovere i propri mercati, nemmeno sui social.
Se da un lato la misura vuole tutelare i consumatori, dall’altro penalizza l’intero ecosistema italiano, che perde in visibilità, investimenti e possibilità di sviluppo.
Minorenni, combine e sfide etiche
Uno dei nodi più delicati riguarda la partecipazione dei minori. Molti pro-player sono giovanissimi, talvolta under 18. Se da un lato la legge vieta il gioco ai minori, dall’altro manca una regolamentazione che impedisca scommesse su tornei in cui competono minorenni. È un vuoto normativo da colmare al più presto.
E poi c’è il rischio combine. In Italia si sono già verificati casi di match-fixing in tornei esports, spesso amatoriali o poco controllati. Manca un organismo nazionale dedicato alla vigilanza, come l’Esports Integrity Commission (ESIC) presente in altri Paesi. Oggi il compito di prevenire truffe ricade su ADM e sulla buona volontà di organizzatori e piattaforme.
Come si muove il resto del mondo?
Regno Unito: flessibilità e chiarezza
Il Regno Unito è uno dei modelli più avanzati. Qui, la UK Gambling Commission tratta le scommesse sugli esports come quelle su qualsiasi altro sport. I bookmaker possono offrire quote su moltissimi giochi – dagli FPS ai MOBA – e i controlli sull’integrità sono rigorosi. Il sistema ha funzionato bene anche senza un riconoscimento “formale” degli esports come sport: conta il funzionamento, non l’etichetta.
Stati Uniti: ogni stato fa storia a sé
Negli USA, dopo la liberalizzazione del 2018, ogni Stato ha potuto decidere autonomamente se permettere le scommesse sportive. Ad oggi, 19 stati consentono anche quelle sugli esports, tra cui Nevada, New Jersey e Pennsylvania. Altri 13 le vietano e i rimanenti si trovano in una situazione incerta.
Il trend però è chiaro: sempre più stati stanno aprendo agli esports, integrandoli nelle normative sullo sports betting. E i regolatori lavorano già con enti come ESIC per evitare frodi e proteggere i giovanissimi.
Corea del Sud: ecosistema esports fortissimo, ma gambling vietato
Qui siamo davanti a un paradosso. La Corea del Sud è la patria degli esports, con campionati professionistici da stadio e star acclamate come celebrità. Tuttavia, scommettere è praticamente vietato ai cittadini, anche online. Solo canali statali come SPOTO offrono forme limitate di betting, e in generale la legge è molto restrittiva.
Questo non ha impedito però al governo coreano di prendere sul serio il problema delle combine: celebre il caso StarCraft del 2010, che ha portato a condanne reali. La Corea dimostra che è possibile garantire integrità anche senza legalizzare le scommesse, ma resta un modello difficilmente replicabile altrove.
E in Europa?
Anche altri Paesi stanno regolando gli esports in modo più chiaro rispetto all’Italia. In Francia, la legge del 2016 ha riconosciuto ufficialmente gli esports come attività distinta, con la possibilità di scommettere su eventi autorizzati. In Germania, il Trattato sul Gioco del 2021 ha incluso gli esports tra le scommesse sportive regolamentate, con licenza federale.
Il pubblico esports in Italia: chi sono e cosa vogliono?
Gli appassionati italiani di esports sono giovani, digitali, connessi. Si informano su Twitch, Discord e Reddit, non certo in TV. Non vogliono solo scommettere: vogliono un’esperienza integrata, in tempo reale, magari direttamente mentre guardano una live.
Ecco perché un sistema di scommesse pensato per loro dovrebbe essere più agile, trasparente e soprattutto moderno. Offrire solo quote pre-match su pochi tornei famosi non basta più. C’è una domanda reale di mercati dinamici, fantasy pool, uso di criptovalute o oggetti virtuali. E se il mercato legale non risponde, ci penseranno gli operatori offshore.
Cosa può (e dovrebbe) fare l’Italia
Ecco alcune proposte concrete per avvicinare la regolamentazione italiana agli standard internazionali:
1. Riconoscere gli esports a livello normativo
Serve una legge o regolamento che definisca cosa sono gli esports, distinguendoli sia dallo sport tradizionale che dal gioco d’azzardo. Un registro ufficiale degli eventi e degli operatori aiuterebbe a fare chiarezza.
2. Creare una categoria di scommesse dedicata
Separare gli esports dagli “eventi simulati” e regolarli con criteri specifici: quali giochi sono ammessi, quali tornei sono affidabili, come verificare l’identità e l’età dei giocatori.
3. Collaborare con enti di settore
Stabilire alleanze con l’ESIC o altri organismi internazionali per contrastare frodi e irregolarità. Coinvolgere anche le software house per avere accesso ai dati interni di gioco.
4. Aprire (con cautela) alla pubblicità
Rivedere le restrizioni del Decreto Dignità per permettere sponsorizzazioni esports-betting, almeno per operatori con licenza ADM, con tutele specifiche per i minori.
5. Reinvestire nel settore
Una quota delle entrate dalle scommesse potrebbe essere destinata a sviluppare gli esports in Italia: eventi locali, formazione, premi per i tornei nazionali. Un modo per restituire valore alla community.
Conclusione
Gli esports sono una realtà ormai radicata, non solo un trend passeggero. Il pubblico c’è, l’interesse c’è, e anche gli operatori sono pronti. Quello che manca è una regolamentazione moderna, pensata non per limitare, ma per accompagnare la crescita di un settore giovane, dinamico e pieno di potenzialità.
Guardando a quanto fatto da Regno Unito, USA, Francia e altri Paesi, l’Italia ha l’opportunità di recuperare terreno. Con le giuste regole, può diventare un punto di riferimento in Europa, offrendo un sistema sicuro, trasparente e in linea con le aspettative delle nuove generazioni.




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