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Scopri cosa valutare prima di scegliere uno strumento smart per il beauty: funzionalità, integrazione, privacy, costi e facilità d’uso
Entrando oggi in una qualsiasi grande fiera dedicata al settore beauty, ci si ritrova letteralmente circondati dagli schermi. Ogni stand sostiene che il proprio nuovo specchio con realtà aumentata o il proprio analizzatore della pelle sia in grado di raddoppiare le vendite al dettaglio ed eliminare il problema dei clienti insoddisfatti. Ho trascorso abbastanza tempo a valutare questi sistemi per saloni e medspa da sapere che la realtà è molto meno affascinante. Molte tecnologie costose finiscono abbandonate in un ufficio sul retro semplicemente perché non hanno superato la prova pratica nell’utilizzo quotidiano.
Prima di spendere migliaia di euro o vincolarsi a un abbonamento software pluriennale, è necessario mettere da parte le promesse del marketing. Valutare una tecnologia dedicata al settore beauty significa osservare attentamente come funziona realmente all’interno di un ambiente di lavoro rumoroso, frenetico e imprevedibile.
Guardare oltre una demo perfetta
I rappresentanti commerciali sono incredibilmente bravi nel mostrare i propri software in condizioni perfette. Solitamente eseguono la dimostrazione su un tablet nuovo di zecca dotato della massima potenza di elaborazione. Preparano luci professionali ad anello e utilizzano una modella con pelle perfetta e capelli impeccabilmente acconciati. La realtà quotidiana di un salone è completamente diversa. Ci sono luci fluorescenti sul soffitto, hairstylist che si muovono rapidamente e clienti che tengono i propri smartphone inclinati nelle posizioni più strane.
Quando si valuta un nuovo strumento, è necessario testarlo nel proprio spazio fisico reale. Bisogna portare il dispositivo nell’area d’attesa o direttamente all’interno del salone. È importante verificare come la fotocamera gestisce le ombre presenti nelle specifiche postazioni di styling. Se la tecnologia necessita di un’illuminazione da studio per fornire una raccomandazione decente, probabilmente non funzionerà in maniera adeguata in un normale ambiente commerciale.
È inoltre importante analizzare attentamente i requisiti hardware e le esigenze di manutenzione quotidiana. Un’applicazione che scarica la batteria di un iPad in due ore è praticamente inutile durante un sabato particolarmente impegnativo. Se lo strumento funziona in maniera fluida soltanto sull’ultimissima generazione di hardware, è necessario includere anche il costo dell’aggiornamento dei dispositivi nel calcolo della spesa complessiva.
Valutare l’utilità principale
Esiste un’enorme differenza tra un semplice espediente digitale e uno strumento capace di contribuire concretamente alla crescita dell’attività. Capita spesso di vedere titolari lasciarsi conquistare da funzionalità appariscenti che i clienti potrebbero utilizzare una volta per divertimento per poi non toccarle mai più. Quello che serve realmente è l’utilità.
Bisogna pensare al processo di consulenza quotidiano. Le incomprensioni tra un professionista e un cliente rappresentano una delle principali cause di recensioni negative e richieste di rimborso. È proprio in questo ambito che una tecnologia pratica può mostrare tutto il proprio valore.
L’utilizzo di una funzionalità come la visualizzazione virtuale delle acconciature aiuta a colmare la distanza tra ciò che un cliente descrive e ciò che realmente intende. Quando un cliente afferma di volere un balayage dai toni caldi o un taglio particolarmente drastico, può guardare uno schermo e indicare esattamente quale sarebbe il risultato desiderato sul proprio viso. In questo modo viene stabilito un punto di riferimento preciso per il trattamento.
Il sistema, però, deve essere veloce. Se sono necessari tre minuti per caricare un rendering oppure se l’hairstylist deve mappare manualmente i tratti del viso, il personale finirà per abbandonarlo. Si tornerà semplicemente a scorrere i social media alla ricerca di fotografie da utilizzare come riferimento. Lo strumento deve essere più veloce rispetto al vecchio metodo di lavoro.
Verificare concretamente l’integrazione
Gli ecosistemi tecnologici utilizzati nel settore beauty sono notoriamente frammentati. Probabilmente viene utilizzato un sistema per le prenotazioni, un altro per la gestione delle paghe e magari uno strumento separato per la gestione dell’inventario. Quando si introduce una nuova tecnologia smart dedicata al settore beauty, bisogna chiedersi in che modo questa possa inserirsi all’interno di un ecosistema già così complesso.
Lo strumento per l’analisi della pelle invia automaticamente i prodotti consigliati al sistema del punto vendita? Salva direttamente le note relative al profilo del cliente all’interno del suo account già esistente su Mindbody, Square o Zenoti? Se la risposta è no, significa che si sta creando ulteriore lavoro amministrativo per il personale.
Ogni volta che un membro dello staff deve inserire manualmente i dati da un tablet diagnostico nel computer principale utilizzato per le prenotazioni, si perde efficienza e aumenta il rischio di errori di digitazione.
In alcuni casi, uno strumento indipendente può comunque valerne la pena se la sua funzione principale è eccezionale. È però fondamentale sapere esattamente quanta sovrapposizione manuale si sta imponendo al personale della reception. Se lo staff detesta il processo, molto semplicemente finirà per non utilizzare lo strumento.
Comprendere la curva di apprendimento del cliente
Tendiamo a sopravvalutare la pazienza del consumatore medio nei confronti delle nuove tecnologie. Se un cliente è seduto sulla poltrona oppure sta aspettando nella sala d’attesa, desidera un’esperienza intuitiva. Non si trova lì per imparare a utilizzare un nuovo software.
Bisogna mettere il dispositivo nelle mani di qualcuno che non abbia mai visto prima l’interfaccia e limitarsi a osservare dove tocca lo schermo. Riesce a capire come navigare tra i menu senza ricevere istruzioni? Se un cliente vuole provare una trasformazione virtuale dell’acconciatura per vedere come apparirebbe con un pixie cut oppure con i capelli biondo platino, i passaggi necessari devono essere estremamente semplici.
Se deve creare un nuovo account, verificare un indirizzo e-mail e completare un tutorial soltanto per vedere il risultato finale, finirà per chiudere l’applicazione. Gli strumenti migliori consentono all’utente di arrivare al risultato finale in meno di trenta secondi. Qualsiasi procedura più lunga richiede troppo tempo e finisce per compromettere la sensazione premium dell’esperienza.
Valutare la privacy dei dati e l’assistenza
Si stanno raccogliendo dati estremamente personali. Scansioni del viso, cronologia dei trattamenti chimici, condizioni della pelle e informazioni di contatto dirette sono tutti dati particolarmente sensibili. È necessario sapere esattamente dove finiscono queste informazioni una volta che lasciano l’iPad.
Bisogna chiedere al fornitore se le informazioni vengono archiviate localmente sul dispositivo oppure inviate a un server remoto. È inoltre necessario chiedere chi sia effettivamente il proprietario dei dati. I consumatori americani sono sempre più consapevoli della propria impronta digitale. Nessun salone vorrebbe che una società di software di terze parti analizzasse il proprio elenco di clienti oppure vendesse risultati diagnostici aggregati ai produttori di prodotti beauty.
C’è poi la questione dell’assistenza. La tecnologia può smettere di funzionare. Prima di firmare qualsiasi contratto è importante capire come funziona il protocollo di assistenza del fornitore. Viene assegnato un account manager dedicato oppure bisogna inviare un ticket a una casella di posta elettronica generica?
Una licenza software economica non rappresenta un vero affare se si perdono tre giorni di operatività aspettando una risposta via e-mail da un team di assistenza situato in un altro fuso orario.
Analizzare il reale costo di proprietà
I modelli di prezzo delle tecnologie dedicate al settore beauty raramente sono semplici e trasparenti. L’acquisto iniziale dell’hardware o il primo mese della licenza software rappresentano generalmente soltanto il punto di partenza.
Bisogna prestare attenzione ai costi nascosti. Alcuni fornitori applicano una tariffa per ogni scansione o per ogni consulenza una volta superato un determinato limite mensile. Altri richiedono aggiornamenti hardware obbligatori ogni pochi anni per continuare a garantire il corretto funzionamento del software.
È necessario calcolare anche il costo della formazione. Ogni nuovo dipendente dovrà imparare a utilizzare il sistema. Se il fornitore richiede un pagamento per le sessioni di onboarding oppure se il sistema è talmente complesso da richiedere una settimana per essere padroneggiato, si tratta di un costo economico concreto che l’attività dovrà sostenere.
È opportuno proiettare tutte queste spese su un periodo di tre anni. Il valore ottenuto dovrebbe quindi essere confrontato con i ricavi effettivi che si prevede di generare grazie allo strumento attraverso vendite aggiuntive o conversioni nella vendita di prodotti al dettaglio.
Controlli finali prima di firmare
È importante chiedere delle referenze. Non bisogna limitarsi a contattare le tre attività di successo indicate dal rappresentante commerciale. È meglio consultare l’elenco dei loro clienti, individuare un salone o un medspa situato in un altro Stato e caratterizzato da un modello di business simile al proprio e contattarlo direttamente. Bisogna chiedere al responsabile se lo strumento faccia realmente ciò che promette la brochure.
Se possibile, è consigliabile far inserire nel contratto un programma pilota di breve durata. Una clausola di cancellazione entro trenta giorni offre un certo margine di tutela nel caso in cui il sistema si riveli inefficace nell’utilizzo quotidiano all’interno del salone.
Se un fornitore si rifiuta categoricamente di permettere di testare il software in condizioni reali senza richiedere un impegno significativo, questo dovrebbe essere considerato un serio segnale d’allarme ed è meglio rinunciare.





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