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The Falconeer è l’intrigante titolo sviluppato da Tomas Sala per PC e piattaforme Xbox: scopriamone le qualità in questa recensione
Il mondo dei videogiochi indie continua ad acquisire un ruolo di rilievo all’interno dell’industria. In un periodo in cui i prodotti ad alto budget cominciano a non essere più sostenibili, i titoli più piccoli riescono ancora nel compito di offrire all’utente un approccio più originale e soprattutto completo allo sviluppo di un’opera. Lontani da microtransazioni ed altre nefaste necessità di mercato, è nel lavoro di autori più piccoli che si può ritrovare quel gusto per la sperimentazione ludica e narrativa che quindici anni fa, così ci sembra, era molto più comune.
E proprio in questo caso è necessario parlare di autori. Il gioco che andremo ad analizzare oggi, infatti, è stato sviluppato da una singola persona, un evento particolare che ci riporta indietro nel tempo, quando, per dirne una, Richard Garriott si chiudeva nel suo garage per sviluppare i primi titoli della serie Ultima in completa solitudine. The Falconeer, quindi, è davvero un gioco autoriale, in cui il creatore Tomas Sala ha messo certamente tutto se stesso: scopriamo assieme com’è andata in questa recensione.
Non proprio da solo
Va da sé che, nonostante Sala si sia occupato degli aspetti puramente visivi e ludici, per quanto riguarda il comparto sonoro ha accettato volentieri la mano di altri collaboratori. Per quanto un artista possa essere eclettico, non potrà mai saper fare davvero tutto, concediamoglielo. Anche la pubblicazione del titolo avviene grazie a Wired Productions, che si è occupata di lanciare il gioco su Steam e sulla famiglia di piattaforme Xbox (esce anche per la vecchia generazione di console Microsoft).
L’uscita in concomitanza con la nuova generazione di console, tuttavia, potrebbe rendere difficile la sopravvivenza per i falchi volanti di Ursee, vista la pletora di titoli interessanti e dai valori produttivi ben più alti che arrivano in questi giorni sul mercato. Basteranno delle idee interessanti e una buona direzione artistica per sopperire alle mancanze economiche? L’esito non è così scontato come si potrebbe pensare.
Scopriamo assieme in questa recensione di The Falconeer quanto sia bello solcare i mari di Ursee dall’alto.
Sopra il livello del mare – Recensione The Falconeer
Come vedremo in questa recensione, The Falconeer non si sforza molto di venire incontro al giocatore poco attento. Per volontà dell’autore, infatti, la sua narrativa appare essere criptica e polifonica, con un evidente sforzo di mettere la bellissima ambientazione in primo piano rispetto ai numerosi personaggi che comporranno le vicende. Il mondo di Ursee, infatti, è sicuramente l’aspetto più riuscito dell’intera produzione e basta da solo a tenere incollato quanto basta il giocatore allo schermo.
Sommerso da un grandissimo oceano, Ursee non ha continenti, ma solo piccoli atolli abitati da diversi gruppi sociali e politici. Le vicende principali vedono l’Impero scontrarsi contro l’ordine dei Mancer, che detiene il possesso di antiche tecnologie. Come nella migliore tradizione fantasy, tuttavia, all’interno della vicenda finiranno per intersecarsi altre entità minori, come la casata dei Borgia (sì, proprio come quelli lì) o il piccolo gruppo di mercenari di cui faremo parte durante una delle sei campagne presenti nel gioco.
Anche la progressione di The Falconeer, infatti, è polifonica. Potremo scegliere inizialmente fra due campagne differenti, completando le quali andremo poi a sbloccare le successive. Ogni volta ci sarà chiesto di creare un nuovo falconiere (per tutto il gioco, infatti, saremo a bordo di un bellissimo e gigantesco rapace da guerra), scegliendo fra diverse classi ciascuna con statistiche diverse. Da lì, partiremo ad approfondire le vicende ludiche e narrative del mondo immaginato da Tomas Sala.
Il Grande Ursee, la vasta distesa marina sulla quale le due fazioni si scontrano l’una con l’altra, è il vero protagonista del titolo. Esplorando questo vasto oceano e approfondendone la cultura, si potranno scoprire tanti piccoli dettagli storici e politici capaci di renderlo un mondo compatto e coerente. La scelta di raccontare la vicenda da punti di vista differenti potrebbe sembrare inizialmente spaesante, ma è proprio l’opera di ricostruzione e congiunzione che il giocatore dovrà mettere in atto a risultare soddisfacente.
Sin dall’inizio saremo liberi di andare in giro un po’ ovunque, accettando missioni secondarie qui e lì, guadagnando qualche soldo e ottenendo permessi per commerciare con altre fazioni più lontane dalla nostra base. Tutto ciò avviene sempre in sella al nostro falco da guerra, per cui non sarà possibile visitare a piedi le varie città e accampamenti nei quali ci imbatteremo. Le descrizioni presenti nella mappa di gioco, tuttavia, sono riusciti a catturare la nostra immaginazione.
Se, giocando ad un titolo, vi siete mai fermati ad osservare uno sfondo in background chiedendovi cosa ci fosse in quel mondo, oltre a ciò che il giocatore poteva effettivamente visitare e vedere; o se, più semplicemente, lo avete fatto con i paesaggi di un quadro qualsiasi, allora troverete in The Falconeer pane per i vostri denti. Il più grande merito di Sala è stato infatti quello di raccontare molte cose senza dire nulla, e di far viaggiare l’utente con la sola forza dell’immaginazione. Una cosa che i soldi non possono ottenere.
Idiosincrasie ludiche – Recensione The Falconeer
Non che The Falconeer sia poco divertente. Tutt’altro. Per gran parte del gioco dovremo sorvolare i mari del Grande Ursee in sella al nostro bellissimo falco da guerra, attraverso un sistema di volo dai tratti molto arcade che riporta alla mente, grazie alla possibilità di ruotare la telecamera, quel gioiellino dimenticato di Crimson Skies. Oltre a fare fuoco con le nostre armi potremo anche effettuare graziose piroette e afferrare eventuali oggetti sparsi qui e lì nel mare.
I cieli del Grande Ursee sono disseminati, poi, di tempeste e correnti d’aria che ci daranno le prime la possibilità di ricaricare le nostre munizioni, le seconde di slanciarci in aria a grande velocità. Anche scendendo in picchiata l’andatura della nostra cavalcatura aumenterà, permettendoci di utilizzare per un po’ una sorta di accelerazione che ci tornerà utile sia durante gli scontri contro gli avversari, sia durante le lunghe traversate che saremo costretti ad eseguire.
The Falconeer funziona quando si tratta di combattere. Che sia contro altri falconieri di un’altra fazione o contro navi e dirigibili, i nemici sono divertenti e le situazioni che si creano stimolanti. C’è un problema di fondo, però, che fa capo alla struttura a mondo aperto ideata da Sala, la quale non riesce a sopperire ad una certa monotonia delle azioni da compiere.
Di base il gioco premia chi deciderà di allontanarsi dalla missione principale per un po’, esplorando le altre città e completando qualche obiettivo secondario. Guadagnando soldi potremo acquistare degli speciali permessi che ci garantiranno l’accesso al commercio con altre fazioni e anche a nuovi pezzi di equipaggiamento per la nostra bestiola. Fin qui è tutto a posto. Ursee è grande, i suoi scorci sono meravigliosi e la libertà concessa al giocatore è davvero tanta. In più, la narrativa polifonica di cui abbiamo parlato sopra si sposa splendidamente con l’idea di una mappa liberamente esplorabile.
Quello che mina in maniera abbastanza evidente il titolo è quindi la tipologia ridotta di compiti a disposizione. Perlopiù si tratterà di trasportare dei carichi da un porto all’altro, di scortare una nave, di distruggere un bersaglio specifico e poco altro, con qualche variazione lungo la trama principale che però non basta a variare sufficientemente la formula. Ne consegue che The Falconeer è solido, ma difficilmente riuscirà a tenere incollato il giocatore per sessioni molto lunghe. Il nostro consiglio è quello di assaggiarlo in brevi sessioni, ma siamo dell’idea che si sarebbe potuto fare molto di più.
Un quadro in movimento – Recensione The Falconeer
Il Grande Ursee è, dicevamo, il vero protagonista dell’opera. In un mondo dominato da punti di vista differenti e in cui il peso dell’individuo è ridotto rispetto alla grande corrente della Storia, è chiaro che ciò che più rimarrà impresso al giocatore sarà proprio l’ambientazione immaginata dallo sviluppatore olandese. Spiegare le ali e arrivare nel bel mezzo delle Fauci – una spaccatura che divide il grande mare in due – osservando gli insediamenti dei Mancer sommersi da queste cascate surreali è uno spettacolo che mozza il fiato e fa volare con la fantasia.
Lo stile estetico è quello asciutto e semplice di molti titoli autoprodotti, ma la sua direzione artistica ci riporta alla mente le splendide traversate di Sea of Thieves. Anche in The Falconeer saremo costretti, talvolta, a percorrere lunghe distanze in mezzo al nulla, lasciandoci cullare dal suono del vento e dalla colonna sonora ispirata alle tradizioni norrene. Un titolo che vive quindi di vuoti, e che per questo risulta spesso un’esperienza coraggiosa.
Tecnicamente, nonostante la mole poligonale non elevatissima, ci sentiamo di premiare l’operato di Sala. Il titolo è ottimizzato in maniera splendida e riesce sostenere i 120 fotogrammi al secondo senza battere ciglio, coadiuvato da un’estetica riuscitissima e da un comparto sonoro abbastanza riuscito anche per quanto riguarda il doppiaggio dei vari personaggi che incontreremo durante la vicenda.
Un racconto da limare
Come molte opere prime, The Falconeer risulta avere alcuni aspetti da migliorare, ma in questa recensione abbiamo deciso di premiarne la genuina spontaneità. La coerenza del gameplay e del mondo di gioco si sposano con una narrativa polifonica molto più profonda di quanto pronosticato e ci regala un’ambientazione ricca di significato storico.
Alcune pecche nella struttura del titolo, purtroppo, minano la qualità di un lavoro che è coraggioso e libero come i falchi che solcano i cieli del Grande Ursee. Il risultato è da accettare nel suo insieme, amandone i pregi artistici e ludici, perché è in grado di donare molto al giocatore che decida di approcciarla nella maniera corretta. E anche perché è davvero un gioco autoriale.
Proverete The Falconeer? Fatecelo sapere nei commenti e rimanete su tuttoteK per altri articoli sul mondo dei videogiochi.
Punti a favore
- Narrativa molto interessante
- Splendida direzione artistica
- Il gameplay funziona...
Punti a sfavore
- ... ma è minato da una certa monotonia








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