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Dopo due mesi di attesa dopo il rinvio, è finalmente arrivato. Andiamo a scoprire insieme in questa recensione: Sword of the Necromancer
Il gioco doveva uscire lo scorso novembre, tuttavia è stato rinviato per non dover competere con i tripla a in uscita in quel periodo. Stiamo parlando dell’ultima fatica di Grimorio of Games, Sword of the Necromancer. Il gioco è disponibile per tutte le piattaforme e le relative controparti next gen. Potete giocarlo su PS4, PS5, Nintendo Switch, PC, Xbox One e Xbox Series X/S. Anche se non vi sono sostanziali differenze tra una versione e l’altra, in questa recensione di Sword of the Necromancer andremo ad analizzare il gioco nella sua edizione per PS4.
La spada della rinascita
La nostra avventura comincia in medias res, introducendoci immediatamente, dopo un breve filmato di introduzione, nel gameplay. La nostra protagonista Tama ha il compito, grazie al potere della spada del negromante, di riportare alla vita la sua compagna di viaggio e sacerdotessa Koko, che giace sdraiata all’interno di quello che sembra un santuario. Qui infatti, veniamo introdotti alle motivazioni che spingeranno il nostro personaggio ad esplorare in profondità le zone che compongono il dungeon dove si svolge l’azione.
La storia racconta infatti di due ragazze, una ladra di nome Tama e una sacerdotessa di nome Koko. Tama è stata incaricata da Koko di scortarla lungo la sua peregrinazione e la sua fuga dalla dimora della sua famiglia a causa del furto di un prezioso cimelio. Cominciamo con il dire che l’incipit e il valore narrativo del gioco è fortemente subordinato al gameplay, e più che gli eventi in sé è più interessante il modo in cui questi vengono narrati.
Storytelling e negromanzia – Recensione Sword of the Necromancer
Il gioco alterna dunque, fasi di gameplay, a delle schermate in stile light novel durante le quali vediamo come si evolve il rapporto tra le protagoniste e come si arriva al finale. Infatti il tutto viene raccontato tramite una sorta di montaggio alternato in cui man mano si viene a scoprire come Koko è rimasta uccisa. Queste sezioni risultano particolarmente tediose, in quanto si tratta di leggere e mandare avanti sequenze testuali, realizzate senza nessun picco di creatività, con sfondi piatti e dalle illustrazioni a tratti anonime.
Tuttavia, all’interno del gioco è giusto menzionare anche la presenza di alcuni filmati in stile anime che, in questo contesto, addolciscono l’esperienza. Questi ultimi risultano infatti ben realizzati, con disegni e animazioni quantomeno convincenti. La grafica in game, invece, è realizzata da una pixel art che fa il suo dovere. Ma passiamo al piatto forte, il gameplay.
Struttura di gioco – Recensione Sword of the Necromancer
Il gioco si presenta come un action gdr con elementi roguelike. La struttura del mondo di gioco è quella di un dungeon crawler, e, come già dichiarato, la narrativa è in questo caso un pretesto per il gameplay. Il concept è molto lineare e semplice: il giocatore dovrà farsi strada tra i vari livelli che compongono la vasta ambientazione e il passaggio tra un livello e l’altro è garantito dal recupero di una chiave che permette l’entrata nella stanza del classico boss di fine livello. Diciamo fin da subito che Sword of the Necormancer non è un titolo per tutti. Infatti l’esperienza potrebbe risultare spesso frustrante se non si è avvezzi al genere e all’ecosistema di titoli che questo genere ha partorito.
In Sword of Necromancer, ogni volta che rinasciamo, il loot, la quantità e la tipologia di nemici e la struttura stessa dei dungeon, cambiano randomicamente. Questo aspetto RNG, va in qualche modo a depotenziare l’abilità raggiunta dal giocatore una volta apprese e fatte proprie le tempistiche degli attacchi e una volta riconosciuti i moveset dei nemici. Nonostante questo, il gioco ha una durata molto bassa ed è possibile completarlo in poche ore.
Spade, lance e magie – Recensione Sword of the Necromancer
Nel gioco potremo utilizzare diverse tipologie di armi con diverse caratteristiche, dalla classica spada semplice, ad alabarde che estendono il range dell’attacco, fino ad archi e frecce. Oltre a queste potremmo utilizzare magie, pozioni curative e persino item che conferiscono abilità passive. Nel corso del gioco potremo anche potenziare le nostre armi preferite. Tuttavia, il combattimento nel gioco non si riduce a questo.
L’elemento di novità rispetto ad altri giochi è rappresentato dal potere di resuscitare i nemici sconfitti e utilizzarli come alleati in combattimento. Tra slime, pipistrelli, cavalieri in lucenti armature e maghi demoniaci, potremo chiamare in aiuto chiunque desideriamo, a patto di averlo prima sconfitto. Quest’ultima meccanica è sicuramente apprezzata, ma, considerando che i mostri catturati verranno trattati come degli item, nel corso del gioco sarà spesso limitata dal fatto di avere solo 4 slot da riempire. Infatti potremo scegliere dove allocare il nostro equipaggiamento all’interno degli slot. Questo ci porterà a fare economia sul resuscitare a destra e a manca i mostri.
Una discussione particolare meritano i boss. Come detto, al termine di ogni livello, una volta trovata e recuperata la chiave, è possibile accedere alla stanza dei boss. Arrivati in queste aree un po’ più grandi, ci aspettano delle battaglie difficili. Dovremo infatti fare in fretta a memorizzare i pattern di attacco, sempre diversi, dei vari boss. Questi si mostrano impegnativi sin dall’inizio e con attacchi sempre imprevedibili. Difficoltà dunque, non solo per le tipologie di attacchi, ma anche per la loro particolare resistenza, dato l’alto numero di hp. Nel complesso le meccaniche di combattimento risultano varie e soddisfacenti, dato soprattutto dal fatto che il core gameplay del gioco si basa su di esse.
In conclusione
Per concludere, se il titolo ha dei meriti, questi ultimi vanno ricercati nell’aspetto action. Scoprire tutte le armi e i mostri presenti nel gioco (boss compresi) insieme alla voglia di conoscere come la nostra compagna di avventure sia morta, costituiscono le sole motivazioni dietro alla voglia di giocare a Sword of the Necromancer. In primo luogo perché, sebbene l’intreccio risulti soddisfacente nel suo incedere a doppio registro, la narrativa, in generale, non lo è ad intrattenere e mettere suspence nel giocatore, in quanto risulta abbastanza banale, con i classici topos del fantasy che ormai abbondano in qualsiasi produzione di questo tipo.
Inoltre, il gameplay, di per sé, non è in grado di invogliare il giocatore a continuare, sia per l’RNG che soprattutto per la piattezza e la banalità dei dungeon. Gli ambienti di gioco sono appunto tutti uguali e ripetitivi, così come i mostri, senza una caratterizzazione particolare. Ed eccoci arrivati alla fine, questa era la nostra recensione di Sword of the Necromancer.
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Punti a favore
- Buona la meccanica di resuscitare i nemici
- Buona l'intenzione di alternare la narrazione
Punti a sfavore
- Personaggi piatti e monocorde
- Gameplay spesso frustrante
- Dungeon ripetitivi
- L'insieme manca di mordente e il gioco diventa presto noioso







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