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La nuova proposta di Gust si chiama Blue Reflection, un JRPG majokko/slice of life particolare ma tutt’altro che perfetto, scopriamo insieme come se la cavano le ragazze magiche
Con alcuni mesi di stacco rispetto alla versione giapponese, Gust Co. Ltd. e Koei Tecmo portano in Europa la loro ultima proposta in ambito JRPG: Blue Reflection. Dopo gli innumerevoli capitoli della saga Atelier, Gust sforna una nuova IP: questa volta non avremo a che fare con alchimia e mondi fantasy, ma con un majokko dal classico taglio slice of life. Per tutti coloro che non hanno dimestichezza con questa terminologia da Sol Levante, stiamo parlando di un’opera che si concentra su un gruppo di ragazze magiche che devono combattere una grande minaccia per difendere la Terra. In poche parole, se ancora non fosse abbastanza chiaro, Sailor Moon.
Blue Reflection: ballerina magica
Protagonista della vicenda è Hinako, ragazza al primo anno di liceo con una promettente carriera da ballerina all’orizzonte. Purtroppo, a seguito di un incidente non meglio definito, Hinako si fa male ad un ginocchio e perde totalmente la capacità di reggere gli sforzi richiesti dal balletto. Cade quindi in depressione e rifiuta di iniziare una “normale” vita presso la Hishinomiya Girl’s Highschool. Quando finalmente inizierà a frequentare, Hinako scoprirà di essere una Reflector, una ragazza dotata di grandi poteri che ha il compito di difendere la Terra dai Sephira, esseri mostruosi e giganteschi. Se ci riuscirà, la ragazza potrà esprimere un desiderio. Ad aiutarla ci saranno Yuzu e Lime, due compagne di classe misteriose. Queste tre ragazze saranno gli unici membri del party dall’inizio alla fine.
Sconfiggere i Sephira, però, è un compito arduo e sarà necessario diventare più potenti. Per farlo, è necessario raccogliere Frammenti, ovvero materializzazioni delle emozioni umane. La scuola sarà un luogo di connessione tra la realtà e il Common, una dimensione creata dall’inconscio umano e popolata da demoni ostili. Il Common sarà proprio il luogo di caccia per le Reflector: le ragazze dovranno immergersi in esso ogniqualvolta una compagna di scuola cadrà vittima delle proprie emozioni e genererà di conseguenza un Frammento.
Questo è l’incipit ma anche una spiegazione delle meccaniche di gioco. Andiamo in ordine, però. Blue Reflection è un JRPG, ovvero un gioco di ruolo giapponese. Vediamo più in dettaglio di cosa stiamo parlando.
Il variegato sistema di combattimento di Blue Reflection
L’opera si struttura attorno a un sistema a turni basato su una timeline. I personaggi agiscono in un ordine definito dalla propria posizione su una linea temporale: a sinistra vedremo le nostre protagonista e sulla destra i nemici. Le icone dei pg si muovono verso il centro della linea: giunto a destinazione, il personaggio esegue il proprio turno usando un’abilità. A quel punto viene riposizionato sulla timeline a seconda dell’abilità utilizzata: mosse potenti ci metteranno agli estremi della linea, mentre mosse deboli ci posizioneranno a pochi centimetri dal centro.
Questa meccanica è il cuore di Blue Reflection, ciò a cui dovremo fare sempre attenzione. Infatti, le mahō shōjo (ragazze magiche) avranno fin dall’inizio nel proprio repertorio di mosse alcuni attacchi in grado di allontanare dal centro i nemici, ritardando di fatto il loro turno. Oltre a questi, potremo eseguire attacchi singoli o di gruppo, curare e potenziare le compagne oppure debilitare gli avversari con vari malus. Ogni mossa, tranne l’attacco base, consuma MP.
Il secondo nucleo del sistema di combattimento è l’Ether. Narrativamente, l’Ether è un’energia derivante dalle emozioni umane che le Reflector posso sfruttare. In pratica, l’Ether permette di eseguire mosse multiple in un sol turno. Ogni mossa extra (inizialmente potremo usarne solo una, ma alla fine ben tre) consuma il 30% di Ether. Per guadagnare Ether c’è un comando apposito che permette anche di recuperare MP. A questo, va aggiunto il fatto che gli attacchi delle Reflector consumano molti MP, quindi non sarà possibile utilizzare le varie mosse senza preoccuparsi di esaurire i punti magia. Nelle fasi avanzate, inoltre, usare tre mosse extra in un sol colpo porterà all’esecuzione di una Supermossa devastante. Si tratteggia quindi un sistema variegato e piacevolmente tattico, che ci vede giocare con le posizioni dei turni, il consumo degli MP e le mosse extra tramite Ether.
Purtroppo tutto viene distrutto dal livello di difficoltà bassissimo. Solo nelle bossfight sarà veramente necessario sfruttare tutte le opzioni suddette. La maggior parte dei combattimenti finiranno in pochi colpi. Inoltre, alla fine di ogni scontro la squadra viene completamente curata. Io ho giocato a difficoltà massima e non ho mai visto la schermata di game over; non ho nemmeno mai rischiato di perdere. In teoria (ma non l’ho sperimentato con mano) in caso di sconfitta si ritorna semplicemente nel mondo reale ed è possibile rientrare immediatamente nel Common per completare la missione.
I level up e le missioni sono strettamente legati tra loro
A semplificare ancora di più le cose, viene in soccorso il sistema di level up del gioco. Non avremo i classici punti esperienza a far salire di livello le nostre tre ragazze. Come detto, le Reflector traggono il proprio potere dai Frammenti: ottenerne uno significa salire di livello. Questi si ottengono in più modi, poco dissimili tra loro, però.
La struttura del gioco è infatti abbastanza monotòna (si prega di notare l’accento). Prima avremo un episodio narrativo in cui verrà introdotta una nuova ragazza (ce ne sono dodici in totale): la conosceremo, scopriremo cosa la turba, entreremo in contatto con lei e otterremo il suo Frammento dopo una manciata di combattimenti. Dopo di che avremo una fase di missioni secondarie, in cui dovremo completarne una quantità minima per poter proseguire. A questi si aggiungono le questline delle compagne che avremo incontrato durante la storia. Si tratta solo di parlare con loro, invitarle ad uscire (assistendo ad un piccolo siparietto vuoto e poco d’impatto) per vedersi assegnare un punto abilità.
Le abilità di una ballerina
Tutto ciò è facile, veloce e rende le protagoniste delle macchine da guerra impossibili da bloccare. Ottenuto il punto abilità, potremo assegnarlo ad una di quattro categorie: attacco, difesa, supporto, tecnica. Ognuna di esse andrà ad influire su una delle statistiche delle ragazze: supporto, ad esempio, aumenta MP e Fortuna, mentre tecnica aumenta la Velocità. Questo però non sarà il nostro obbiettivo principale per due motivi. Per iniziare, le statistiche migliorano comunque tutte ad ogni level up e noi andremo solo ad aggiungere un extra qui o là a seconda di dove piazzeremo il punto. Le protagoniste hanno già una direzione definita e non potremo stravolgere le loro statistiche. Il secondo motivo è relativo alle abilità di combattimento. Infatti, alcune di queste vengono apprese in automatico avanzando di livello, ma molte si sbloccheranno solo al raggiungimento di determinate caratteristiche. Sapremo sempre quali abilità andremo a sbloccare quindi potremo piazzare i punti di conseguenza.
La meccanica delle missioni e del loot
Per la maggior parte del tempo non dovremo fare molto altro se non completare missioni all’interno del Common. I dungeon sono piccoli, lineari e tenderanno a ripetersi ben presto. Probabilmente una generazione procedurale avrebbe reso più interessante l’esplorazione. Indipendentemente dal fatto che si stia completando una missione principale o una secondaria, non dovremo far altro che camminare, raccogliere qualche oggetto da terra e sconfiggere i nemici visibili attorno a noi: nessun combattimento casuale, quindi. Potremo anche evitarli facilmente, ma i nemici lasceranno cadere moltissimo loot.
Esso permetterà di creare oggetti da usare prima delle battaglie (durante gli scontri non si possono usare) per potenziare temporaneamente la squadra (cosa a dir poco inutile), oppure oggetti finalizzati al crafting. Infatti i Frammenti delle ragazza che otterremo nel corso del gioco sono equipaggiamenti da assegnare alle varie mosse di combattimento per renderle più potenti o aggiungere effetti extra. Sfruttarle correttamente ci permetterà di diventare ancora più forti. In questo senso la varietà è discreta e non sarà male immaginare qualche combo di effetti interessanti.
Blue Reflection: tra realtà e sogno
Ci ritroveremo allora a muoverci tra il mondo reale e i dungeon del Common. La scuola sarà l’unica location esplorabile del mondo reale, però. Per di più, oltre a spostarci da un luogo all’altro per parlare con la giusta ragazza che attiverà la missione da noi prescelta, non dovremo fare molto altro. Potremo muoverci a piedi, di piano in piano e di aula in aula, ma è anche possibile sfruttare un teletrasporto tramite la mappa della scuola: questa seconda opzione è la migliore scelta, vista l’inutilità e lentezza del movimento. L’ambientazione propone tutti quei luoghi classici da scuola giapponese. I colori tenui di questi ambienti tendono però a stancare presto. Questo, sommato allo stile grafico realistico e poco particolare, rende la scuola un luogo poco interessante a livello visivo.
I dungeon, come è stato detto, tenderanno a ripetersi. Fortunatamente, in questo caso, lo stile adottato è abbastanza bello. Essi si dividono in quattro stili (basati su quattro emozioni) e, nelle fasi avanzate, cominceranno a fondersi tra loro regalando scorci onirici molto carini, per quanto tecnicamente mai incredibili. Anche i nemici comuni sono caratterizzati abbastanza bene. I boss invece sembrano congegnati con uno stile alieno all’opera: il che piacerà o meno a seconda dei gusti. Il loro problema vero però risiede nel fatto che sono tutti identici a livello di meccaniche di gioco: la tattica di battaglia da adottare sarà quindi sempre la stessa. Inoltre vengono riciclati tutti almeno due volte. Un gran peccato visto che sono gli unici momenti in cui siamo chiamati a dover sfruttare le buone idee di gioco. Piccola nota, le amiche diverranno un aiuto (attacchi, cure, potenziamenti) durante gli scontri contro i boss: poco incisivo, ma dona un altro po’ di tattica.
Di ottimo livello, invece, le animazioni degli attacchi, soprattutto quelli avanzati, che tra effetti di luce, volteggi e particellari sanno dare quel tocco da majokko che sfiora i cuori degli appassionati.
In entrambe le aree, le musiche di sottofondo sono ben realizzate e sempre adeguate. Anche il doppiaggio, solo in giapponese, è buono. Il gioco è sottotitolato in inglese: ovviamente dell’italiano neanche l’ombra. È possibile ascoltare qualsiasi soundtrack (dopo averla sbloccata avanzando nella trama) attraverso un menù, creandosi così una playlist delle OST preferite da mandare in loop. Ottima cosa.
Le protagoniste e le loro amiche sono rese con un effetto leggermente plastico, particolare e apprezzabile. Quasi da action figure, potremmo dire. Purtroppo la loro limitata “naturalezza” e la scarsità di animazioni ed espressioni facciali, inficerà la forza narrativa delle vicende delle nostre mahō shōjo.
Blue Reflection: la storia di una ragazza e di come ha salvato il mondo
La vicenda che andremo a vivere rientra completamente nei canoni degli anime majokko e slice of life. La storia è carina, per quanto un po’ scontata sia nella sua componente principale sia nelle sottotrame delle varie compagne. In tal senso, sono presenti molti elementi secondari che approfondiscono la conoscenza delle amiche, come una chat su cellulare e siparietti attivati alla fine della giornata scolastica. Carine le prime, meno le seconde.
Purtroppo la narrazione è mediamente mal gestita a livello di ritmo e regia. Questo secondo problema è imputabile alla natura “budget” dell’opera (non nel prezzo visto che siamo sui 59.99€) che non rientra chiaramente nella cerchia dei AAA e da cui non si può pretendere una cura incredibile per tale comparto. Il primo problema, invece, è assolutamente conseguenza di una realizzazione non ottimale. Le fasi iniziali tendono a prendersela molto comoda, mentre nelle fasi avanzate le vicende della trama di fondo accelerano notevolmente, come se gli sviluppatori si fossero resi conto che i giocatori stanno iniziando a stufarsi.
Blue Reflection: chi dovrebbe comprarlo?
L’opera di Gust è un JRPG che cerca di evitare al giocatore fatiche o grattacapi. Punta a snellire le meccaniche classiche e ad abbassare il livello di difficoltà, esagerando però su più fronti. Al tempo stesso, in quanto consapevole della propria natura JRPG, non vuole rinunciare a proporre un volume di contenuti dignitoso, disinteressandosi della pesante ripetitività. È un’opera che gli appassionati dei JRPG, abituati a opere più strutturate e complesse, potrebbero ritenere troppo limitata. Il miglior pubblico per Blue Reflection è composto da giocatori incuriositi dalle opere giapponesi ma che non hanno il coraggio di buttarsi in un mondo forse un po’ esclusivo. La tematica majokko è invero molto rara e potrebbe bastare per alcuni super appassionati.
Ultima nota, fate attenzione ad accedere alla fase finale (quella post mille punti, chi giocherà capirà cosa intendo) in quanto il gioco dopo il boss finale non vi farà tornare ad una fase in cui è possibile completare gli eventi secondari, costringendo quindi chiunque voglia ottenere il 100% a rifare una seconda partita. Una disattenzione in fase di design veramente deprecabile. Create un salvataggio secondario e tenetevelo stretto. Per quanto riguarda la longevità, aspettatevi tra le 30 e le 40 ore circa, a seconda del livello di completismo a cui punterete.
Ringraziamo Koei Tecmo per averci concesso una copia per la recensione. Il gioco è disponibile su PC e PlayStation 4, versione da noi testata.
Punti a favore
- Buone possibilità tattiche...
- Ottimo stile dei dungeon...
- Di majokko JRPG non ce ne sono molti
Punti a sfavore
- ...distrutte dalla bassa difficoltà
- ...ma dal fattore esplorativo troppo limitato
- Narrazione mal gestita










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