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Nei giorni passati abbiamo avuto occasione di mettere le mani su Dragon Ball Z: Kakarot, il nuovo titolo targato CyberConnect2 sulle avventure di Goku e compagnia. Scoprite di più nella nostra recensione
Il tanto atteso titolo sulla più che celebre saga di Akira Toriyama è finalmente sbarcato su PC (versione da noi provata), PS4 e Xbox One. Discostandosi dall’impostazione puramente picchiaduro al quale i precedenti giochi di DBZ ci avevano abituato, Bandai Namco propone un titolo fresco, godibile e divertente, nonostante riproponga le già rodate e a tratti ritrite meccaniche del puro action GDR.
Sarà questo nuovo Dragon Ball all’altezza della serie Budokai Tenkaichi e altri suoi celebri predecessori? Scopriamolo insieme! Allacciate le cinture e preparatevi a partire alla ricerca delle Sfere del Drago in questa nostra recensione.
Ep. 001: Il misterioso combattente
Dragon Ball Z: Kakarot si prepone l’obiettivo di portare sulle console dei fan (e non) un titolo completamente differente da tutti quelli del brand visti precedentemente. Dopo i due Xenoverse e il puramente tecnico FighterZ, Bandai Namco decide di cambiare completamente format, indirizzando l’avventura su binari decisamente diversi da quelli dei predecessori. Diversamente dagli ultimi capitoli, nei quali vengono proposte storyline alternative, una trama completamente diversa da quella del manga e della serie animata e personaggi custom, in Kakarot ci troviamo a ripercorrere passo passo le avventure di Son Goku.
Nonostante la scelta sia decisamente meno originale, rispecchia in toto la volontà dei fan (tra cui il sottoscritto) che aspettavano da tempo di ripercorrere passo dopo passo la storia di DBZ sulla attuale gen. Infatti, il gioco (neanche a dirlo) è un tripudio di chicche, fan service e riferimenti sparsi in un mondo gioco non troppo vasto ma decisamente godibile. Le missioni della storyline principale vanno a braccetto con le side-quest, nelle quali troviamo praticamente tutti i personaggi della serie. La storia ripercorre gli avvenimenti dalla saga sei Sayan fino a quella di Majin Bu, proiettandoci in un mondo open world tutto da esplorare.
Ep. 21: L’arrivo dei Saiyan – Recensione Dragon Ball Z: Kakarot
Iniziamo parlando del mondo di gioco di Dragon Ball Z: Kakarot. Mai prima d’ora avevamo avuto occasione di esplorare liberamente l’universo creato da Akira Toriyama, anche perchè l’autore ha sempre posto il mondo più come un contorno all’avventura dei nostri eroi che altro. Il gioco propone un fattore open world non troppo vasto e approfondito, ma decisamente godibile. Dalla Mappa Mondo è possibile selezionare in quale regione spostarci, per poi poterci muovere liberamente all’interno di essa. Sarà possibile esplorare località iconiche come West City, la Kame House, la torre di Karin, il santuario di Dio e via dicendo.
Questo, di per sè, è il primo grande regalo ai fan di DBZ, che si commuoveranno a rivivere nella loro totalità i momenti e i luoghi più famosi della storia. I più importanti, inoltre, sono contrassegnati da cartoline che li ricordano con una scena dell’anime. Queste cartoline sono solo uno dei numerosi collezionabili sparsi per il mondo di gioco. Infatti tra Sfere Z, Medaglie D, materiali, cibo e le tanto famose le Sfere del Drago sparse per il mondo, la lista dei collezionabili è lunga e li rende appaganti da raccogliere grazie alle ricompense che riservano.
Nonostante ci siano tante cose da fare e da vedere, e le ambientazioni più famose siano state ricostruite molto fedelmente, non è tutto oro quel che luccica. Il mondo, per quanto colorato e dettagliato, dà sempre l’idea di esserci e di non esserci al tempo stesso. A tratti, da l’impressione di essere una gigantesca area che serve perlopiù a prolungare l’esperienza tramite i collezionabili. Il divario tecnico poi, tra il minuzioso dettaglio dei personaggi e alcune aree della mappa, è così marcato da far sfigurare rovinosamente alcune ambientazioni.
Ep. 291: Bisogna mantenere la pace – Recensione Dragon Ball Z: Kakarot
Come già detto, Kakarot ripercorre le peripezie di Son Goku e i suoi amici, dalla saga dei Sayan fino all’annientamente di Majin Bu. I momenti più importanti della saga sono stati ricostruiti fedelmente sia nella grafica che nei contenuti, regalando emozioni su emozioni. Facendo leva sul fattore nostalgico di chi aspettava un titolo del genere con ansia e desiderio, l’accesso alle missioni è semplice e funzionale.
Il passaggio dall’open world alle missioni funziona, dà continuità all’avventura e lascia libertà di manovra ai giocatori che potranno scegliere se esplorare liberamente l’area di gioco o dedicarsi alle attività secondarie. Ad esempio, aspettando l’arrivo di Goku sul pianeta Namek, è possibile esplorare il pianeta incappando in soldati di Freezer e navicelle spaziali. Inoltre, la possibilità di cercare l’aura permette di individuare gli obiettivi senza perdere troppo tempo, elemento fondamentale in un GDR open world.
Nelle storie secondarie, si sente in pieno il tocco di Toriyama. La maggior parte di esse ruota intorno a vecchie conoscenze dei fan di Dragon Ball, come Pilaf e i suoi o Yajirobai. Queste missioni facoltative sono temporanee e scompaiono se proseguite troppo con la campagna principale, arricchendo la narrativa con le vicende dei personagi contestuali a quell’arco temporale. Lo scopo delle missioni secondarie è da una parte quello di arricchire l’esperienza di gioco, dall’altra quella di regalare chicche e curiosità ai fan della serie, e la scelta funziona. Ad esempio, scopriremo perchè il sindaco di West City è un cane oppure qual è il cognome di Bulma.
Tramite le sidequest inoltre è possibile sbloccare gli Emblemi Anima, delle medaglie utilizzabili per creare legami tra i personaggi e sbloccare dei potenziamenti. Ad esempio, nella pagina dedicata al combattimento, potremmo collegare Goku a Gohan e Vegeta, sbloccando potenziamenti in battaglia. Analogamente, nella pagina della cucina, collegando a Chichi Gohan o Bulma, è possibile ottenere dei bonus sui consumabili, e così via.
Ep. 242: La lezione comincia – Recensione Dragon Ball Z: Kakarot
Sul comparto tecnico ci sarebbe molto da dire, ma cercheremo di essere il più sintetici possibile. Il cel shading (o toon shading) utilizzato per caratterizzare la grafica del gioco, funziona alla grandissima. Nel pieno della linea che CyberConnect2 aveva adottato e migliorato nei titoli Naruto: Ultimate Ninja Storm, la scelta si rivela una gran gioia per gli occhi. Sia durante le sessioni di esplorazione che durante i combattimenti i modelli sono definiti, curati e dettagliati sotto tutti gli aspetti. Inoltre, la scelta di cambiare gli abiti dei personaggi in base al contesto della storia, è un punto a favore sia dal punto di vista tecnico che goliardico. Svolazzare in giro per il mondo con Vegeta in camicia rosa e pantaloni giallini è davvero una goduria.
Sulle animazioni vale lo stesso discorso. I dettagli sono tanto curati quanto fedeli all’anime, le trasformazioni emozionano così come le abilità speciali. Lanciare una Kamehameha o trasformarsi in Super Sayan durante un combattimento, risulta coinvolgente e appagante. La schivata dei personaggi è stata ricreata prefettamente, così come le immagini residue dovute all’alta velocità. Kakarot è, insomma, davvero bello da vedere, nonostante qualche piccolo rallentamento durante i salvataggi automatici o all’inizio di alcune battaglie.
Inoltre, grazie all’Unreal Engine 4, le scene più iconiche della serie sono state riprodotte davvero fedelmente. Le scene d’intermezzo sono belle da vedere, facendo parecchia leva però sul fattore nostaglia dei fan. Discorso a parte per gli intermezzi dialogati, che non sono invece all’altezza delle cutscene. Questi sono un po’ meno curati e non rendono giustizia ad un impatto visivo decisamente migliore per la stragrande maggioranza del tempo. Fortunatamente, è possibile accellerare i dialoghi dei suddetti intermezzi, alla lunga leggermente noiosi.
Ultime, ma non per importanza, le musiche storiche caratterizzanti della serie animata. Infatti, per tutta la durata del gioco potremo ascoltare le musiche che abbiamo imparato a memoria guardando gli episodi seduti a tavola durante il pranzo, davanti la tv. In men che non si dica potremmo sorprenderci a canticchiarle mentre sfondiamo di cazzotti il povero Guldo e la lacrimuccia potrebbe non esitare a far capolino sulle guance dei fan.
Ep. 011: Il risveglio dei Sayan – Recensione Dragon Ball Z: Kakarot
Da quanto scritto fino ad ora, dovrebbe risultare chiaro che Dragon Ball Z: Kakarot non è un picchiaduro. Contrariamente ai precedenti titoli targati DB, la scelta di impostare il gioco più come un’action GDR che altro, è sottolineata dalla mancanza di una componente multiplayer. La cosa può far storcere il naso, ma è giustificata da un sistema di combattimento troppo semplice e poco approfondito da poter essere goduto al di fuori del contesto open world. Semplicemente, il titolo cerca e raggiunge un delicato equilibrio tra le due nature che lo rendono particolarmente accessibile ai fan che, molto semplicemente, vogliono rivivere la storia di Dragon Ball Z in un videogioco.
In quest’ottica, il sistema di combattimento è funzionale, nonostante possa risultare semplice e scarno. Tra i diversi Dragon Ball Z in cui possiamo muoverci in uno spazio tridimensionale, Kakarot è quello che risponde meglio. Il sistema di controllo è intuitivo e con semplici combinazioni di tasti è possibile avere accesso ad abilità e trasformazioni. Ogni manovra o tecnica speciale consuma l’aura, che potremo ricaricare in qualunque momento. Se i nemici più piccoli possono risultare semplici e noiosi da affrontare, i boss sono decisamente più impegnativi.
A tal proposito, si consigliata un minimo di preparazione da GDR vero e proprio. Meglio farsi cucinare un buon pasto da Chichi per aumentare le nostre statistiche temporaneamente, e mai dimenticare di spendere le Sfere Z accumulate per potenziarsi. Il sistema di sviluppo dei personaggi ad albero è ben costruito, permettendo di sbloccare e potenziare le abilità con gli allenamenti e le già citate sfere Z.
Ep. 077: L’unione – Recensione Dragon Ball Z: Kakarot
Tutti i personaggi di supporto del gioco sono contestualizzati alla missione che stiamo svolgendo, e ci faranno compagnia durante gli scontri. Inoltre, ci aiuteranno in modo diverso a seconda della categoria cui appartengono. Possiamo ordinare loro di eseguire determinati attacchi, sfruttarli per proteggerci oppure sferrare devastanti attacchi coordinati che prendono il nome di Combo Z. Questa meccanica risulta una delle più interessanti, micidiali e graficamente d’impatto all’interno dei combattimenti.
Proprio come i personaggi giocabili, i personaggi di supporto sono personalizzabili sia nelle abilità che utilizzeranno per darci manforte, che nelle statistiche. Unica nota negativa il discorso roster dei personaggi che, ahimè, delude. Purtroppo, durante l’avventura ci ritroveremo a controllare soltanto Goku, Gohan, Vegeta e pochi altri prescelti. I Guerrieri Z minori come Tenshinhan, Yamcha o Crilin resteranno semplici personaggi di supporto per tutto il gioco. Gran peccato, considerando anche l’importanza che alcuni di questi hanno all’interno della storia.
Ep. 287: È tornata la pace!
In conclusione, Dragon Ball Z: Kakarot è un buon titolo per gli appassionati della saga. La storia viene ripercorsa fedelmente, l’impatto visivo è davvero degno di nota e i combattimenti sono divertenti. Le musiche originali della serie animata, contribuiscono all’immersività e arricchiscono l’esperienza complessiva di gioco. Il ritmo del gioco è abbastanza sostenuto, anche se le sessioni esplorative non risultano mai approfondite abbastanza a causa della poca interagibilità con il mondo di gioco. Questo potrebbe allontanare o comunque annoiare un giocatore che si approccia per la prima volta all’universo di Toriyama, confermando il titolo decisamente imperniato sul fanservice, e che strizza l’occhio a chi conosce la storia a menadito.
A questi giocatori, è effettivamente difficile consigliare Dragon Ball Z: Kakarot, ma a tutti quelli che amano alla follia Goku e i Guerrieri Z possiamo tranquillamente suggerire l’acquisto. Fidatevi, non resterete delusi. Il gioco è disponibile già dal 17 Gennaio per PC, PS4 e Xbox One.
Come al solito, vi invitiamo a restare sintonizzati su tuttoteK per ulteriori recensioni, news, aggiornamenti, e tanto altro ancora sul mondo dei videogiochi e non solo. Ciao, e buon divertimento!
Punti a favore
- Alta esplorabilità nell'open world
- Numerose chicche e sorprese
- Comparto tecnico degno di nota
- Gameplay dinamico e divertente
- Attività secondarie varie e divertenti
- Musiche originali della serie animata
Punti a sfavore
- Mondo di gioco poco interagibile
- Leggeri frame drop occasionali
- Avversari minori un po' troppo semplici
- Intermezzi leggermente noiosi
- Roster personaggi giocabili troppo ristretto
- Scoraggiante per i non fan della saga










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