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Avete sentito parlare o letto sul web del caos europeo legato ai frigoriferi hackerati nei supermercati? Facciamo chiarezza e scopriamo cosa sta succedendo e se l’Italia è a rischio
Gli attacchi informatici contro i frigoriferi dei supermercati stanno interessando diversi Paesi europei e hanno già provocato danni economici alle attività coinvolte. I primi casi sono stati individuati in Francia nell’ottobre 2026, ma nel giro di poche settimane episodi analoghi sono stati segnalati anche in Belgio, Lussemburgo, Svezia, Irlanda e altre nazioni. Il meccanismo utilizzato dagli aggressori è particolarmente insidioso: invece di interrompere l’alimentazione elettrica, gli hacker riescono a intervenire sui sistemi elettronici che regolano la refrigerazione, alterando i parametri necessari alla corretta conservazione degli alimenti.
In alcuni esercizi commerciali le temperature sono arrivate fino a 50 gradi, rendendo necessario eliminare le merci conservate nei banchi refrigerati e nei congelatori. Anche l’Italia ha registrato episodi di questo genere, sebbene per il momento le conseguenze siano state limitate. Le prime segnalazioni confermate riguardano almeno quattro supermercati Coop gestiti in franchising dal gruppo Radenza in Sicilia, tre a Catania e uno a Palermo. Sono stati inoltre comunicati all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) un caso in un’azienda toscana e un altro presso un produttore di alimenti surgelati in Emilia-Romagna.
Come vengono hackerati i frigoriferi dei supermercati?
Per comprendere come sia possibile che vengano hackerati i frigoriferi dei supermercati bisogna considerare che questi impianti di refrigerazione non funzionano necessariamente come apparecchi indipendenti. Spesso diversi banchi e celle frigorifere fanno riferimento a una centrale comune, nella quale sono collocati i compressori che alimentano i circuiti attraverso apposite tubazioni. Sensori e regolatori elettronici controllano costantemente le temperature, gestendo anche componenti come le valvole e i cicli di sbrinamento. Alcune delle centrali coinvolte negli episodi di hacking erano accessibili direttamente tramite Internet.
Le informazioni raccolte vengono trasmesse a una centralina di supervisione, attraverso la quale il personale può verificare le condizioni dei diversi apparecchi e modificare alcuni parametri. Quando questi sistemi sono collegati alla rete, le operazioni possono essere effettuate anche a distanza. Si tratta di una possibilità importante per le catene commerciali, perché permette di individuare rapidamente eventuali guasti, organizzare gli interventi di manutenzione e controllare i consumi energetici.
Il monitoraggio automatico contribuisce anche alla gestione della sicurezza alimentare, grazie alla registrazione delle temperature utile per le verifiche previste dalle procedure HACCP. Il problema nasce quando le interfacce di amministrazione non sono adeguatamente protette oppure rimangono accessibili da Internet senza controlli sufficienti. Gli aggressori che riescono a ottenere privilegi amministrativi possono sfruttare le normali funzioni di gestione per alterare il funzionamento degli impianti. Tra gli interventi possibili rientrano la modifica delle temperature, la variazione della frequenza o della durata dello sbrinamento e la disattivazione degli avvisi.
L’ACN vuole risolvere e mettere in sicurezza i frigoriferi dei supermercati non ancora hackerati
Per ridurre i rischi, l’ACN ha diffuso indicazioni specifiche rivolte alle aziende della distribuzione alimentare e ai fornitori di manutenzione. Una delle priorità consiste nel mantenere separati i sistemi IT, utilizzati per le normali attività informatiche, da quelli OT, responsabili del controllo delle apparecchiature fisiche. Per l’assistenza da remoto vengono raccomandati collegamenti VPN, autenticazione a più fattori e autorizzazioni commisurate alle mansioni dei singoli tecnici.
Occorre inoltre verificare eventuali connessioni alternative, compresi i router cellulari, aggiornare o sostituire i dispositivi non più supportati e predisporre sistemi di allarme indipendenti dalle centraline principali. Infine, un eventuale ripristino delle temperature corrette non significa automaticamente che gli alimenti possano tornare in vendita. Prima occorre ricostruire per quanto tempo siano rimasti fuori dai parametri di conservazione e verificarne l’idoneità secondo le procedure di sicurezza alimentare. In Italia, dunque, non è stato dichiarato uno stato di allarme generale, ma le istituzioni continuano a monitorare la situazione e a sensibilizzare gli operatori sui rischi legati agli impianti connessi.
Che cosa ne pensate di questa vicenda? Fateci sapere la vostra opinione nello spazio dedicato ai commenti.






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