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I dispositivi smart si riscoprono mazzi virtuali: abbiamo provato con mano Pokémon TCG Pocket, ecco cosa vi occorre sapere a riguardo
Abbiamo avuto modo di testare con mano Pokémon TCG Pocket quanto basta da anticiparvi cosa vi occorre sapere. Il gioco ci incuriosisce dal suo annuncio a febbraio, ma solo toccando con mano (in senso – anche – letterale) abbiamo ben capito di che si trattasse. Del resto, il marketing verteva più sull’aspetto da “spacchettamento” che sul gameplay in sé, al punto tale da rendere l’apertura dei vari pacchetti il fulcro primario del breve showcase durante gli ultimi World Championship. Eppure (per quanto l’aspetto social ormai eserciti un fascino irresistibile sui publisher) nel gioco c’è molto, molto di più di cui parlare.
C’è, ad esempio, una sorta di versione “light” del gioco di carte in sé, nel quale migliorare sia sé stessi che il proprio mazzo a disposizione. Tuttavia, lo specifichiamo a scanso di equivoci: il gioco è indirizzato prima di ogni altra cosa ai collezionisti. C’è un mercato, vero, così come c’è il timore tangibile di chi è già passato dallo spacchettamento all’indebitamento. Naturalmente si può parlare a oltranza delle feature, ma anche noi abbiamo notato una presenza molto, molto centrale da parte del rituale di apertura, che mai è invecchiato da quando le creature da taschino hanno invaso la cultura pop. Ci siamo semmai fatti più vecchi noi, ma è un’altra storia.
Spacchettamento manuale e collezione digitale | Pokémon TCG Pocket, cosa sapere
Partiamo proprio da questo aspetto: difficilmente si tratta di una cosa che potreste non sapere, ma Pokémon TCG Pocket mira espressamente ai fan già esistenti, prima ancora di crearne di nuovi. Non abbiamo parlato di rituale come se fosse banale retorica giornalistica. Anzi: una volta scelta la fatidica busta, la si apre come meglio si crede. Se preferite disporre le carte a faccia in giù, c’è l’opzione per farlo. E l’ordine è quello a cui il gioco ci ha abituati dai tardi anni novanta ad oggi. C’è, in altre parole, l’intenzione di ricreare un’esperienza “tattile” come forse mai visto finora nelle trasposizioni videoludiche dei giochi da tavolo.
Certo, va pure detto che non ci siamo imbattuti in tutti i crismi a cui l’esperienza Poké-cartacea è ormai avvezza. Il confronto, anche senza scomodare i tempi d’oro dei videogiochi di Yu-Gi-Oh! e la loro possibilità di inserire all’interno i codici di una carta fisica, è con TCG Live. Quest’ultimo, forse, detiene ancora la corona dell’adattamento del gioco di carte. In compenso, l’arte dello spacchettamento resta salda sotto i riflettori, delegando ai ruoli minori aspetti forse più basilari da un punto di vista di game design. Contro le cinque di ogni pacchetto abbiamo le circa 200 del set iniziale, Genetic Apex. È in questa sede, però, che passeremmo volentieri in rassegna un aspetto più riuscito.
Smeargle, scelgo te | Pokémon TCG Pocket, cosa sapere
La galleria d’arte dell’Apice Genetico include una mistura di carte classiche, rarità moderne e versioni reinterpretate dei grandi che hanno fatto la storia del gioco. Tutti ricordano lo Slowpoke imbambolato del 1999, quando tra le carte base e l’allora attesa espansione Neo Genesis si erano frapposte le carte Fossil. Abbiamo mai visto quel prato per intero? A queste domande, Pocket ha probabilmente dato la risposta definitiva. Non si tratta solo di una chicca, ma di un intero sistema di rarità a parte, creando (virtualmente o meno) un rango persino superiore alle carte Full Art, almeno a nostro avviso.
Il gioco ha già le sue carte più rare, e non a caso si tratta delle neonate Immersive Art, come gli elusivi Pikachu e Mewtwo. Una volta “pullate” le carte, ciascuna legata al proprio tipo di pacchetto, ci trascineranno all’interno dell’artwork, più grande all’interno come se fosse il T.A.R.D.I.S. di Doctor Who. Va poi da sé che la ricompensa talvolta è il solo fatto di averle viste, ma nel caso il simil-Pokédex sarà ben lieto di catalogare tutte le carte uniche e rare. Non mancherà naturalmente la valutazione di rito, con la quale il gioco sarà altrettanto felice di invitarci a non mollare…
Freemium | Pokémon TCG Pocket, cosa sapere
La collezione si arricchirà lentamente, ed è sulla lentezza del processo che vorremmo soffermarci. I pacchetti gratuiti sono due al giorno, a dodici ore di distanza l’uno dall’altro. La spesa subentra con l’opzione di abbonamento, che per dieci cucuzze al mese aggiunge un’apertura al giorno. Oltre tale soglia, però, tocca mettere mano al borsellino (al di fuori dei molti pacchetti dati ai novellini). A differenza delle due raccolte giornaliere di Super Kirby Clash su Switch, però, qui siamo nel mondo mobile: le valute in-game sono molteplici, e tutte offuscano (volutamente o meno) la spesa totale del giocatore.
Al prezzo di un caffè, poi, avremo cinque strumenti per accelerare il timer, ma per un giro completo ne occorrono sei. L’antifona è chiara. I timer, tra l’altro, sono due: uno è per un tipo diverso di spacchettamento, analogo allo scambio prodigioso della serie ammiraglia. L’idea è semplice: scegliamo noi una carta dai pacchetti aperti da altri. Il timer legato a quest’opzione, quantomeno, taglia corto con i preliminari e passa subito alla fase in cui ci scuote tenendoci appesi per le caviglie. Ci sono anche gli elementi di personalizzazione da sbloccare o comprare per abbellire i nostri mazzi e il resto dell’equipaggiamento, oltre a una funzione di scambio che arriverà. Così come c’è un gioco di carte, divenuto un satellite che orbita intorno alla costruzione del mazzo.
Più ludo e meno patia | Pokémon TCG Pocket, cosa sapere
Il gioco di carte in sé, qui, è semplificato. Si giocano due copie di ogni carta, con tre creature al massimo in panchina. Si mira ai punti, e non alle carte premio: il primo che tocca la soglia dei tre, vince. Un KO ad un Pokémon regolare frutta un punto, mentre stendere un esemplare EX ne vale due. Al posto dell’energia nei mazzi, si applica una carta energia ad un Pokémon per turno come azione senza vincoli. Tale energia è casuale se ci sono due (o, al massimo, tre) Pokémon uguali nel mazzo, ma con la possibilità di scoprirlo nel turno prima. Si parla di parametri di potenza pari al set Base.
I mostriciattoli EX danno un pizzico di spessore in più, ma il gioco non mira mai a replicare fino in fondo il mostruoso potenziale strategico della controparte cartacea. Semmai, le partjte giornaliere sono analoghe alle missioni di Fortnite: entrare, giocare, completare obiettivi, guadagnare esperienza e puntare al prossimo pacchetto da aprire. Ci sono margini di miglioramento, come gli scambi ancora in arrivo, ma non mancano nemmeno le basi, che sono comunque solide. La scelta finale, poi, sta a chi conta di scaricare l’app, se già ci è passato. Tra valute multiple ed altrettanti strati di casualità, è un esperimento per molti, ma non per tutti.
Super partes
Cosa occorre realmente sapere, alla fine, su Pokémon TCG Pocket? Fondamentalmente, gli aspetti da tenere a mente sono due. La nota dolente è la monetizzazione, del resto aggressiva come ormai ci si aspetta da un franchise multimiliardario. Parliamo di una controparte digitale di un gioco da tavolo che, già in tempi non sospetti, ha stabilito varianti multiple di Pokémon, vincolando a tratti le evoluzioni in base a chi facesse da punto di partenza. Lo abbiamo visto con le carte delle creature già “impegnate” con un allenatore, così come l’espansione Rocket ebbe l’ardire di creare evoluzioni “dark” che sono state il flagello degli allenatori alle prese con più di due stadi.
Da apprezzare, però, c’è tutto il resto. Per noi che “smetto quando voglio”, un gioco espressamente mirato ai collezionisti mancava davvero. Così come mancava un’esperienza che capisse appieno i cardini fondamentali della raccolta fisica. In modo quasi poetico nell’essere diametralmente opposto abbiamo una trasposizione mobile che, per essere a sua volta capita, va prima provata. O toccata con mano, se vogliamo. Quasi come se fosse davvero un mazzo di carte, quelle a cui “noi di una volta” abbiamo legato tutti quei meravigliosi, seppur forse manipolatori, ricordi di infanzia.
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