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Le versioni Rossofuoco e Verdefoglia tornano su Nintendo Switch: riscopriamo la (seconda) genesi di Pokémon in questa nuova recensione
Credeteci, per un redattore cresciuto a pane e Nintendo La Rivista Ufficiale non sembra neanche vero di arrivare a firmare una recensione ventidue anni dopo aver letto quella di Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia, eppure eccoci qui. E ci siamo arrivati in tempo per le trenta candeline spente dalle creature di Satoshi Tajiri e Ken Sugimori, nientemeno! Il modo migliore per festeggiare, stando all’occhio vigile (nonché infuocato, intento a svettare da una sinistra torre) di The Pokémon Company, è quello di riproporre la prima, vera riedizione del duo di giochi da cui tutto ebbe inizio… proprio in un periodo che Scarlatto e Violetto hanno reso più delicato che mai.
Il contesto in cui valutiamo l’epopea di Rosso, nome canonico di un protagonista originariamente simile ma al tempo stesso incredibilmente diverso dall’eterno decenne Ash Ketchum, è diverso in due modi (ironia vuole). A scanso di equivoci, il primo risiede nella sopracitata fase di “fragilità qualitativa” – in assenza di termini meno dissacranti – del brand; uno spunto di riflessione, questo, a cui torneremo molto più in là nel corso della disamina. Il secondo, dal canto (o Kanto?) suo, è il periodo storico. Vedete, nel 2004 l’uscita su Game Boy Advance non fu un’operazione di nostalgia fine a sé stessa; semmai, il taglio dei ponti determinato dalla mancata retrocompatibilità di Rubino e Zaffiro ne fece, per i completisti in primis, una necessità.
“Un giorno tu diventerai un grande scrittore, Gordie” | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
Se stessimo parlando di altri giochi nella serie Pokémon potremmo dilungarci un po’ di più, ma nel caso di RossoFuoco e VerdeFoglia nello specifico non c’è granché da dire sulla trama, se non (per quanto non sia un male) che, a conti fatti, è praticamente inesistente. Al di là del viaggio stesso, in cui il mutismo del protagonista giocabile è meglio contestualizzato in quanto esperienza condivisa dal giocatore stesso, questo è un romanzo di formazione in chiave moderna, ma l’emancipazione rientra in una componente narrativa sterile “il giusto”. Vero: la cosca del Team Rocket è stata per una generazione di millennial l’introduzione al concetto di malavita organizzata, ma per il resto i traguardi sono solo due, la Lega Pokémon e il completamento del Pokédex.
Va da sé, in puro stile Nintendo, che è il gameplay stesso a raccontare una storia, ornandone i più oscuri anfratti di dettagli quasi puramente ornamentali. Una narrazione contestuale, dunque, in modo non dissimile (ma sicuramente più diretto) dal videogioco come lo intende FromSoftware. I contributi del gioco alla lore dell’intera saga, su cui Game Freak non sembra mai avere una reale intenzione di sbottonarsi come si conviene, rientrano nel Pokévip: una sorta di Pokédex secondario da compilare, decisamente cento volte più piccolo, in cui cesellare tutte le informazioni che i vari NPC ci danno sui comprimari più importanti, dal nostro rivale al suo illustre nonno, passando per Capipalestra e Superquattro.
“Girovagando per il mondo / la mia sfera lancerò” | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
Tralasciando i termini perlopiù noti ai fedelissimi della saga, come si traduce questa premessa in termini di gameplay? Supponendo siate neofiti intenti ad entrare nel fandom passando per una quasi-età dell’oro per il franchise, in linea di massima è un gioco di ruolo alla maniera nipponica: esplorazione dell’overworld da una parte, e battaglie a turni dall’altra. La cosa che differenziò le originali Versioni Rossa e Verde (Rossa e Blu in occidente) dai restanti Final Fantasy e affini fu la struttura della propria squadra: nulla più che i mostri stessi che interrompono il nostro viaggio, combinando dunque versatilità strategica e collezionismo, il tutto in un comodo formato portatile.
Checché ne dicessero i detrattori di allora, o ne dicano quelli di oggi, il tempo è stato galantuomo e quest’idea, nella sua semplice genialità, funzionò allora tanto quanto (zoppicando) lo fa oggi. Le sopracitate scaramucce a turni dipendono da vari parametri tra cui il tipo (una versione elementale della morra cinese, sostanzialmente) della mossa e le statistiche dei contendenti in gara (attacco, difesa, velocità, attacco speciale e difesa speciale). Una genialità che qui spicca senza fronzoli, ma non senza imperfezioni, per un’esperienza che però non manca di tirare fuori gli artigli con chiunque avesse dato per scontate certe comodità dei titoli moderni, tra autosalvataggi ed esperienza condivisa di default con tutta la squadra. Qui ci si fa le ossa.
Pre-make | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
Cerchiamo di chiamare le cose con il loro nome: questo è un port, tanto nudo e crudo da pesare solo quaranta megabyte, di un gioco che a sua volta fu il remake di un altro (tecnicamente, di altri due). I remake, nella storia del franchise, non possono concedersi il lusso di essere fini a sé stessi; devono anche rientrare nella compatibilità con i loro “coscritti” in termini di metagame. Ciò significa che, per fare un esempio, dalla seconda generazione (Oro e Argento) torna lo standard degli strumenti tenuti, mentre dalla terza (di cui questi titoli fanno parte insieme a Rubino, Zaffiro e Smeraldo) rivediamo le nature (insieme romanzato di statistiche prestabilite) e le abilità (“mosse” passive, se vogliamo).
Del revisionismo di Game Freak giova enormemente la longevità, aggiungendo potenzialmente ore di gioco con ogni digressione. Il Cercasfide, strumento tanto iconico da rientrare nel design dei personaggi giocabili Rosso e Leaf persino all’interno di Super Smash Bros. Ultimate, allerta tutti gli allenatori nei paraggi per risfidarli con squadre aggiornate, facilitando di molto l’allenamento della squadra. Il Settipelago, poi, con le sue tre isole da esplorare prima della Lega Pokémon e le restanti quattro da setacciare nel postgame, evita che l’avventura si riduca ai soli viaggi verso l’Altopiano Blu una volta esauritesi le quest secondarie. Apprezzabilissimo il Monte Allenatori a Settimisola, tra parentesi.
Acchiappane alcuni | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
L’aspetto collezionistico non si limita alla sola rarità delle creature, ma si estende anche alla loro reperibilità in toto a seconda della versione, incentivando l’interazione tra possessori dell’una o dell’altra. Lo scambio di bestiole è da sempre uno degli agganci principali e, non contento di recensire VerdeFoglia nello specifico, chi vi scrive ha collaborato con la compagna in possesso di RossoFuoco per testare il multiplayer locale. L’obbedienza rimane uno dei grandi lampi di genio dietro questa serie: per evitare che chicchessia ci consenta di spazzolare l’avventura in quattro e quattr’otto, un Pokémon ricevuto da un altro giocatore ci disubbidirà se non abbiamo il giusto numero di medaglie.
L’esclusività dei singoli mostriciattoli tra un gioco e l’altro non grava sull’avventura stessa più di tanto, poiché bene o male le creature introvabili in un gioco e reperibili nell’altro sono comunque le rispettive controparti, come Growlithe e Vulpix: entrambi di tipo Fuoco, ed entrambi con una sola evoluzione da raggiungere tramite la Pietrafocaia. Cooperare, però, è indispensabile per chiunque si senta infastidito dagli spazi vuoti nel Pokédex regionale di Kanto, specie a fronte di scelte una tantum come la fatidica decisione tra Bulbasaur, Charmander e Squirtle a inizio gioco. Ed è però specificando “Pokédex regionale” che entriamo, disgraziatamente, anche nel reame delle note dolenti del gioco.
Götterdämmerung | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
Letteralmente, “crepuscolo degli dei” o, nel gergo narrativo, “la magia che un tempo fu”. Badate bene: non stiamo parlando di difetti in senso stretto. Sarebbe più corretto definirli problemi, derivati dall’influenza venefica della Pokémon Company odierna. In primis, il target primario. S’è fatto un gran parlare (a vuoto) di possibili boicottaggi in risposta al prezzario poco competitivo, quando il pubblico ideale non è né di soli bambini, né di veterani brontoloni. Un gioco rivolto a tutti, figlio sì di un’epoca meno avvezza al tenerci per mano ma, al tempo stesso, prodigo di tutorial. La qualità del gioco “acchiapperà” sicuramente nuove leve, ma come reagiranno queste ultime a Scarlatto e Violetto?
In secondo luogo, poi, abbiamo il contesto. A loro tempo, i due giochi tapparono le falle della mancata compatibilità tra Game Boy Advance e Game Boy Color, portando i completisti del Pokédex nazionale a ripartire da zero. Ebbene, qui il Pokédex nazionale è simultaneamente apertamente presente e non completabile. Apprezziamo molto i biglietti evento moddati in via ufficiale all’interno del gioco, ma sapendo già che Pokémon HOME in futuro consentirà solo viaggi di sola andata resta poco da fare: la fauna della regione di Johto, qui, è scarsissima e quella di Hoenn, disponibile solo via scambi, è attualmente inagibile per i completisti. Informatevi sui metodi di arbitrary code execution e, una volta sicuri di non far danni, abusate pure dei glitch.
Eppure | Recensione Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia
È ora di tirare i remi in barca: che dire della grafica? Se da una parte l’overworld mostra le sue belle rughe, dall’altra la pixel art nei combattimenti è decisamente invecchiata benissimo. Questi due sono stati gli ultimi giochi nella serie ad essere completamente privi di animazioni per gli sprite di allenatori avversari e creature catturabili, ma anche giocando al gioco su televisori in HD le varie bestiole fanno la loro Grumpig figura. Le illustrazioni a tutto schermo mostrate prima delle mappe “interne”, come Bosco Smeraldo e la Torre Pokémon, sono state mantenute nelle versioni Oro HeartGold e Argento SoulSilver (apice dell’IP, ndr) per un motivo: immergono come non mai. Gradibilissimo il menù interno del Pokédex, sobrio e ben ordinato.
Sul sonoro, possiamo perlopiù apprezzare la possibilità di scegliere tra mono e stereo nel menù delle opzioni. Non apprezziamo particolarmente il soundfont di terza generazione, eccessivamente zelante nello sfoggio degli strumenti a fiato, ma se non altro le partiture di Rosso e Verde lo hanno valorizzato di più, ironicamente senza essere state scritte con trombe e quant’altro in mente. Una piccola orchestra ben sfruttata, se chiudiamo un occhio (o meglio, se tappiamo un orecchio) sullo scempio infame che il postgame ha fatto del meraviglioso tema del Lago d’Ira. I nostri padiglioni stanno ancora maledicendo il malaugurato giorno in cui Junichi Masuda scoprì il corno francese.
Considerazioni conclusive
L’ultima volta che chi vi scrive vi parlò di sé in prima persona fu al millesimo articolo, ed è quanto mai poetico che la recensione di Pokémon: Versione RossoFuoco e Versione VerdeFoglia sancisca la soglia dei duemila. Un gioco la cui importanza personalmente aneddotale, in qualità di gesto di buona fede da parte dei miei genitori dopo la mia prima bocciatura alle scuole superiori, comunque non offusca il contesto in cui lo si valuta oggi. Riproposto a venti euro con una modifica minimale in confronto all’abissale povertà faunistica del postgame, è comunque il male minore rispetto ai numeri a tre cifre nel mercato dell’usato. In superficie, è un buon modo per rivivere Kanto ancora, e sottolineiamo ancora, una volta.
I problemi (di nuovo, non “difetti”) derivanti dal contesto odierno sono purtroppo emblematici di quella che potremmo descrivere solo come un’ebrezza narcisistica del brand, in cui ogni singolo Pokémon che possiamo ottenere viene presentato come una manna dal cielo, analogamente a quel Giratina in Diamante Lucente e Perla Splendente o al Furfrou in Leggende: Z-A. Burocrazia autoimposta a parte, per quelli che sono i suoi singoli meriti rimane un buon videogioco. Grezzo, per come lo rivediamo in scala 1:1, senza ombra di dubbio, ma sicuramente sorretto da una solidità che, probabilmente, la prova del tempo difficilmente scalfirà mai. E se qualcuno mai dovesse darci torto su questo, vorremmo che fosse proprio Game Freak stessa.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttotek.it per tutte le notizie più importanti per i gamer e non solo. Per i vostri bisogni puramente videoludici, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- Tornano i colori della terza generazione…
- Ottima la disponibilità al di fuori dell’online…
- Benone i biglietti evento moddati nel gioco…
- Felici di rivedere Cercasfide e Settipelago
- Il remake snellisce di parecchio il gameplay
Punti a sfavore
- … e purtroppo pure il comparto audio
- … forse pure TROPPO fuori dall’online
- … e malissimo il Pokédex non completabile











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