Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Quando le aspettative sono alte, è facile cadere in quella terribile sensazione di delusione che annienta ogni singolo lato positivo di ciò che stiamo giocando: scoprite perché Little Town Hero ci ha amareggiati in questa nostra recensione
Quando un titolo esce molto in sordina, senza grandi campagne di marketing, pubblicità o risonanza le cose sono due: o chi lo ha sviluppato è un’azienda mediamente piccola con un publisher altrettanto sconosciuto, o il titolo non viene considerato poi con così tante potenzialità. Quando il tuo nome è Little Town Hero e ad averti creato è niente meno che Game Freak e quando nessuno si è palesemente accorto della tua uscita, un po’ di puzza sotto al naso inizia a sentirsi.
Uscito il 16 ottobre in ovvia esclusiva Nintendo Switch a prezzo budget, Little Town Hero cerca di proporre un gioco di ruolo atipico, mescolando gli stilemi base del genere con quelli dei giochi di carte. Scoprite con noi, nella nostra recensione, perché alla fine dei conti si è rivelato una mezza delusione.
Vitalità
La nostra semplice e gradevole storia inizia in un paesino che, a primo impatto, diciamocelo, non è affatto male. Molto colorato e vivo, gradevolissimo da vedere, dettagliato e dotato di personalità. Ecco, questo è un punto che ci teniamo a sottolineare sin dall’inizio di questa nostra recensione: Little Town Hero manca di personalità. Di mordente, di voglia di innovare davvero. Il villaggio è uno dei pochi punti di forza effettivi del titolo: il vento che muove le fronde degli alberi e le spighe di grano, il fiume che lo taglia a metà, le fattorie, i negozi, la miniera.
Ogni singolo luogo è permeato di vita, ma non tanto per la presenza degli abitanti, quanto per come è stato effettivamente creato. È qui che il nostro protagonista, Axe (ma potrete rinominarlo come volete all’inizio dell’avventura), vive con la mamma. Il padre è scomparso molti anni prima, senza lasciare alcuna traccia, e Axe na ha un vago ricordo. Conduce una vita modesta, semplice: lavora in miniera, aiuta la mamma e gioca coi suoi amici più cari. Tutto questo finché non trova una strana pietra rossa durante una mattina di lavoro e, da quel momento, dei mostri iniziano ad invadere il borgo.
La semplicità sta nelle piccole cose – Recensione Little Town Hero
Non vogliamo svelarvi oltre della trama, che seppur semplice e piuttosto banalotta, non manca di spunti interessanti e risulta, tutto sommato, piacevole. Il problema principale dell’apprezzare la sceneggiatura è la mancanza di empatia che si può provare nei confronti dei protagonisti, dei comprimari e degli abitanti della città. Definirli banali è un eufemismo e un complimento. Gli altri abitanti, specialmente, saranno l’uno il clone dell’altro, creati tutti con modelli riciclati. E capirete bene che per un gioco creato in un singolo, piccolo villaggio, rivedersi sempre proposte le stesse fattezze e gli stessi dialoghi, quest’ultimi di una qualità anche piuttosto imbarazzante, risulterà piuttosto snervante e deludente.
Anche le missioni secondarie che i vari comprimari vi affideranno, seppur cerchino di dare una maggiore profondità alla caratterizzazione degli stessi e del mondo di gioco, risulteranno alla fine dei conti un semplice riempitivo neanche poi tanto interessante, un modo di allungare il brodo che costituisce le venti ore circa che servono a portare a termine Little Town Hero.
Quindi le cose complicate come le gestiamo? – Recensione Little Town Hero
Come abbiamo già detto nell’introduzione di questa nostra recensione, Little Town Hero è un JRPG anomalo e atipico, che tenta di mescolare gli elementi tipici del genere con quelli dei giochi di carte. In realtà, sin dai primi trailer che ci hanno mostrato il titolo, originariamente conosciuto solo come Town, eravamo rimasti piuttosto affascinati dalla concomitante presenza di turni, “carte” con attacco e difesa, una griglia di sviluppo per Axe e tanti altri piccoli dettagli che ci avevano fatto ben sperare. Speranze andate, parzialmente, distrutte.
Partiamo con una piccola spiegazione di come effettivamente funziona il sistema di combattimento del titolo Game Freak. Il tutto si basa su due concetti fondamentali: gli Izzit e i Dazzit. Gli Izzit sono le idee delle abilità che Axe riesce a pensare e che dovremo poi trasformare in Dazzit per poterle effettivamente utilizzare.
Ogni Izzit è dotato di tre valori: il costo, l’attacco e la difesa. Gli ultimi due sono piuttosto intuibili, il primo, invece, è indice di quanto potere Pow l’idea consumerà una volta trasformata in Dazzit. Il Pow di Axe va da tre a sei punti massimo in ogni scontro, si ricarica ad ogni turno e aumenta man mano che la sfida si protrae nel tempo. In ogni turno i nostri Dazzit si scontreranno con quelli dell’avversario, mettendo a paragone i loro valori di attacco e di difesa. Quando avremo mandato in Break tutti i Dazzit dell’avversario avremo la possibilità di colpirlo direttamente, se avremo un Dazzit rosso. Aspettate, rosso?
In modo confusionario e randomico, ovviamente – Recensione Little Town Hero
Di base, le idee possono essere di tre colori diverse: rosse, per quelle devote semplicemente all’attacco e che possono essere utilizzate una sola volta per turno a prescindere se vengano distrutte o no. Gialle, che generalmente hanno un maggior valore di difesa e che possono essere utilizzate più volte nello stesso turno finche quest’ultimo non si azzera completamente. Blu, non dotate di valori di attacco e difesa, ma che garantiscono effetti positivi alle altre idee o che possono provocare danni all’avversario senza scontrarsi con i suoi Dazzit.
Ogni Dazzit, inoltre, può avere effetti positivi sugli altri Dazzit di Axe o negativi su quelli degli avversari. Al termine degli scontri o dei vari compiti secondari che ci verranno affidati otterremo i punti Eureka, che dovremo sapientemente utilizzare per migliorare le idee di Axe. Ad aggiungere ancora più profondità al gameplay verranno introdotte via via sempre più meccaniche, dagli spostamenti sulla mappa al Mixer di Dazzit, ma vogliamo lasciarvi la sorpresa di scoprire via via un sistema di combattimento molto variegato e potenzialmente divertente. Potenzialmente.
Un casino da spiegare, molto più semplice da giocare. Prenderete presto mano con le fondamenta di gioco e le varie meccaniche che verranno aggiunte poi. Non esistono incontri casuali, in Little Town Hero, e ogni scontro sarà dettato dalla trama o dal sempiterno rivale che ogni volta cercherà di metterci i bastoni fra le ruota. Forse un po’ troppo spesso.
Ma quindi è un soulslike! – Recensione Little Town Hero
Qual è il vero problema dunque? Il bilanciamento. Gli scontri non saranno moltissimi, ma spesso saranno molto lunghi e logoranti. La noia sopraggiunge presto, specialmente quando ci siamo ritrovati costretti a ripetere un lunghissimo combattimento (e non esageriamo se vi diciamo che verso la fine possono durare anche un’ora) per un errore commesso nelle prime battute di gioco.
Esteticamente parlando Little Town Hero è sì coloratissimo, ma si può benissimo notare quanti pochi soldi Game Freak abbia deciso di spenderci sopra. Le animazioni sono lente e saponose, ma soprattutto molto poche. Specialmente nei combattimenti, Axe utilizzerà le stesse movenze per decine di Dazzit diversi.
A livello di texture e resa generale non abbiamo notato alcun tipo di differenza fra la modalità portatile e quella in dock, cosa che ci consentiamo di considerare un bel difetto. Qualche calo di frame qua e là, un po’ di pop-up e qualche piccolo caricamento che arriva in ritardo non minano necessariamente troppo l’esperienza di gioco di Little Town Hero, ma non possiamo esimerci di considerarli in sede di recensione.
Niente da eccepire per quel che riguarda il comparto sonoro: d’altronde a metterci le mani è stato niente meno che Toby Fox, il compositore dietro Undertale, quindi non potevamo assolutamente aspettarci nulla di meno.
Tiriamo le somme
In conclusione, Little Town Hero è quanto di più vicino alla parola delusione possiamo dire di aver trovato ultimamente. La qualità generale del titolo non è davvero insufficiente, ma ci saremmo aspettati molto di più sia per le premesse, sia per le potenzialità, sia per il nome che si porta alle spalle l’azienda che l’ha sviluppato. Game Freak, vedi di non far casino con Pokémon a questo punto.
Punti a favore
- Trama semplice, ma gradevole
- Estetica colorata e vivace
- Sistema di combattimento interessante
- Toby Fox
Punti a sfavore
- Difficoltà mal bilanciata
- Tecnicamente arranca
- Scontri alla lunga noiosi
- Mancanza di personalità









Lascia un commento