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Già da tempo ormai alcune fonti annunciano agli automobilisti quale potrebbe essere il loro terribile futuro, tra rottamazione forzata e divieto di riparazione: ecco cosa c’è di vero in queste sconcertanti rivelazioni che andrebbero a colpire milioni di automobilisti
Ormai l’automobilista italiano è sempre più rassegnato e si sente costantemente in balìa degli eventi: una triste constatazione che lascia poco spazio all’ottimismo. Le sempre creative normative europee spesso vengono recepite dal nostro ordinamento in maniera quantomeno poco funzionale, creando un profondo clima di sfiducia e precarietà nei confronti del futuro dell’auto e non solo. Buona parte della responsabilità di questa situazione va a quelle che si possono a buon titolo definire ‘eco-follie‘: manovre tendenziose e opportuniste che riescono solamente a creare ostilità e insofferenza diffusa, unitamente a forti tensioni sociali.
Dopo i controversi blocchi del traffico secondo la classe euro e l’assicurazione obbligatoria ci mancava solo l’annuncio di un procedimento che suonerebbe come una sentenza di morte per un grandissimo numero di vetture circolanti nel nostro paese! Fortunatamente si tratterebbe solo di una notizia che è stata riportata da certe fonti in maniera poco chiara. Allora cosa succederà alla nostra vecchia auto? Riceveremo veramente una lettera a casa che ci imporrà la demolizione obbligatoria entro un preciso termine? E ancora, sarà veramente vietato riparare le vetture più vecchie? Facciamo un po’ di chiarezza!
Rottamazione forzata e divieto di riparazione: scampato pericolo!
Fortunatamente, tralasciando le letture più estremiste, la nuova normativa europea non riguarderebbe né vorrebbe intaccare la proprietà dei nostri veicoli. Niente ‘sequestri legalizzati’ ne divieto di riparare le nostre vetture sino a quando lo riterremo opportuno, ma solamente delle chiare regole per chi vuole vendere o esportare veicoli in condizioni estremamente precarie, perciò sottoponibili a rottamazione forzata. Le autorità competenti potranno quindi fare affidamento su una precisa serie di parametri per stabilire se un veicolo sia effettivamente in grado di proseguire il suo servizio o se sia arrivato a fine vita.
A ciò bisogna aggiungere che il provvedimento riguarderà anche i produttori di auto: la Commissione intende imporre obbligo di utilizzare una soglia minima di materiali riciclati (ad esempio il 25%di plastica riutilizzata sul totale), per favorire criteri di costruzione più ecologici e incentivare il ricupero delle materie prime. l’ACEA, associazione europea dei produttori auto, ha già fatto presente come questo impatterà sui loro bilanci e, fatalmente, anche sui prezzi di listino già alle stelle. Prevedibilmente anche il listino dell’usato subirà un nuovo ‘terremoto’ dagli esiti potenzialmente nefasti.
Al momento, e salvo deprecabili modifiche, non parrebbe quindi come un’imposizione mascherata per costringere le persone ad acquistare un veicolo nuovo. Certo, al di la di ogni provvedimento legislativo resta il fatto che la transizione ecologica (quella vera!) sarà, al di là delle illusioni, un processo lungo e complesso, che con grande probabilità troverà pace e compimento solo con il supporto e l’evoluzione delle fonti energetiche e dell’idrogeno abbinato alla tecnologia della cella a combustibile. Vessare, colpevolizzare e soprattutto punire gli automobilisti europei sarebbe solo una mossa moralmente molto scorretta e tremendamente autolesionista.
Non c’è nulla che possa impedire ai possessori di qualsiasi tipo di auto, in qualunque stato sia, di tentare di ripararla o di farla riparare
Adalbert Jahnz, portavoce della Commissione Ue per i trasporti.
Criteri dei veicoli non riparabili o a fine vita
In generale possiamo affermare che un veicolo non è più riparabile (e quindi viene applicata la rottamazione forzata) se il suo valore di mercato è inferiore al costo delle riparazioni necessarie per ripristinarlo nell’UE a una condizione tecnica sufficiente per ottenere un certificato di conformità nello Stato membro in cui è stato immatricolato prima della riparazione, salvo l’ottenimento di una perizia tecnica che attesti il contrario secondo i termini di legge.
In sostanza la normativa viene applicata quando una vettura:
E’ stata ridotta in pezzi o smembrata
Scocca saldata o chiusa con schiuma isolante
E’ stata bruciata completamente al punto da risultarne distrutto il vano motore o l’abitacolo
E’stata immersa nell’acqua fin sotto il cruscotto con danni al motore o al sistema elettrico
Perde carburante o suoi vapori con un rischio di incendio e di esplosione
E’ avvenuta una fuoriuscita dal sistema a gas liquido che comporta il rischio di incendio e di esplosione
Perde liquidi di funzionamento (carburante, liquido per freni, liquido antigelo, acido della batteria, liquido refrigerante) con un rischio di inquinamento delle acque
I freni e i componenti dello sterzo sono eccessivamente usurati –
Le componenti strutturali e di sicurezza hanno difetti tecnici irreversibili e non sostituibili, quali invecchiamento del metallo, numerose spaccature degli strati di vernice o corrosione perforante eccessiva
La riparazione del veicolo richiede la sostituzione del motore, del cambio, della carcassa o dell’insieme del telaio, con conseguente perdita dell’identità originale del veicolo
Almeno uno dei componenti seguenti della vettura non può essere riparato o sostituito:
– componenti di aderenza al terreno, pneumatici, ruote, sospensioni, sterzo, freni e relativi comandi
– giunti e dispositivi di fissaggio dei sedili
– airbag, pretensionatori, cinture di sicurezza e loro componenti periferici
– la carcassa e il telaio del veicolo
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