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Ecco la nostra recensione di Ultima notte a Soho, l’ultimo film di Edgar Wright con Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy e Matt Smith
TITOLO ORIGINALE: Last Night in Soho. GENERE: Drammatico/thriller. NAZIONE: Stati Uniti/UK. REGIA: Edgar Wright. CAST: Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy, Matt Smith, Diana Rigg, Terence Stamp, Rita Tushingham. DURATA: 116 minuti. PROUZIONE: Complete Fiction, Film4, Working Title Pictures. DISTRIBUZIONE ITALIANA: Universal Pictures. USCITA: 4 novembre 2021.
Una grande storia, che forse non ha trovato l’esito migliore a cui potesse aspirare. L’ultima fatica di Edgar Wright, Ultima notte a Soho, è un film altamente spettacolare ed ambizioso, che purtroppo si perde un po’ nel mostrarsi al pubblico per ciò che in fondo è: una bella storia. Andiamo con ordine e diamo uno sguardo al trailer ufficiale!
La trama | Recensione Ultima notte a Soho
Eloise (Thomasin McKenzie) è una giovane ragazza che ama follemente gli anni ’60 e la moda, e che vive nella campagna inglese con la sola compagnia della nonna (Rita Tushingham). All’inizio del film viene ammessa al London College of Fashion e tutto ad un tratto si ritrova a vivere nella capitale britannica, in affitto all’anziana signora Collins (Diana Rigg). Durante la notte succede qualcosa però: una volta addormentata, si ritrova nella Londra degli anni ’60. In questo sogno lei riveste i panni di questa bellissima aspirante cantante Sandie (Anya Taylor-Joy), alla ricerca di fortuna in città e che pare abbia vissuto nella stessa stanza di Eloise. Qui incontrerà Jack (Matt Smith), un giovane molto affascinante che dice di poterla far debuttare negli spettacoli del Cafè de Paris. Estasiata dal sogno, Eloise passa le giornate attendendo solamente il momento di tornare a dormire, per continuare a vivere nei panni di Sandie. Nel corso delle notti però, l’euforia del sonno si trasforma in terrore, in quanto i sogni iniziano ad essere sempre più tormentati: la vita di Sandie non è tutto rose e fiori come poteva sembrare.
La regia | Recensione Ultima notte a Soho
Lo sdoppiamento che vive la protagonista, che passa dalla realtà al sogno con un solo cambio di inquadratura, è uno degli aspetti migliori del film. Soprattutto durante il primo sogno, in cui ci vengono presentati i protagonisti e il regista ci lascia innamorare dell’ambientazione unica della Londra anni ’60. Assistiamo ad uno sforzo tecnico da parte di Edgar Wright impressionante, grazie a giochi di specchi, riflessi e movimenti di camera improvvisi. Veniamo calati in maniera eccellente nella realtà che la stessa protagonista vive, quella Londra anni ’60 di cui lei stessa è appassionata. Con il passare dei minuti, la regia smette purtroppo di stupire, stabilizzandosi ad un livello ottimo ma non eccezionale come quello iniziale. Il terrore che vive Eloise viene trasmesso allo spettatore stesso, con il film che si trasforma quasi in un survival horror più che un thriller. La scelta in sé non sarebbe neanche del tutto negativa, se non che la resa non è stata all’altezza della parte iniziale del lungometraggio.
Londra e gli anni ’60 | Recensione Ultima notte a Soho
Se c’è qualcosa che questo film non sbaglia affatto, anzi in cui eccelle, è la resa della Londra anni ’60. A partire dai colori, dai luoghi e dai vestiti, Ultima notte a Soho è un inno alla bellezza di quel decennio. Non dimentichiamoci poi della musica che, sia attraverso la playlist della protagonista sia con i locali in cui si esibisce Sandie, ci permette di immergerci al 100% in questo mondo. Da vedere, anche per questo, il film è veramente uno spettacolo. Purtroppo, così come la regia tende a concentrarsi sugli aspetti horror verso il finale, così le ambientazioni si spengono improvvisamente e passano in secondo piano. La Soho luminosa e allegra della prima ora di film viene sostituita da un quartiere lugubre e spaventoso.
Conclusioni
In conclusione, cosa ne pensiamo di Ultima notte a Soho? Il film è ambizioso nella forma, ben più semplice nella storia che racconta, che comunque è strutturata molto bene. Gli attori sono magnetici e insieme ad una regia superba nella prima ora del film, tengono lo spettatore incollato allo schermo. Londra, gli anni ’60, la musica e la moda sono i veri protagonisti. Dalla metà in poi, la pellicola inciampa e fa fatica a rialzarsi, perdendosi in un terrore che non fa paura e in scelte stilistiche che proprio non ci sono piaciute. A fronte di una bella storia, Edgar Wright ha voluto spingere sulla messa in scena, non facendo del tutto centro.
Punti a favore
- Regia superba nella prima metà del film
- Ottima storia
- Londra, gli anni '60 e la musica
Punti a sfavore
- Il cambio di tono a metà film
- Scelte tecniche non sempre felici
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