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Archiviati i test pre stagionali in Bahrain, la F1 si prepara al primo appuntamento stagionale a Melbourne l’8 marzo 2026. Mercedes la grande favorita, ma la Ferrari SF-26 è nata bene e non ha avuto intoppi. Vediamo cosa ci hanno detto i test in Bahrain
Manca sempre meno al via della nuova stagione di F1, che vi ricordiamo sarà a Melbourne per il GP d’Australia (6-8 marzo). Prima di vedere i reali valori in pista, tutti i team hanno avuto a disposizione due tranche di test in Bahrain sul circuito di Sakhir, oltre allo shakedown a porte chiuse disputatisi a fine gennaio a Barcellona. In attesa dunque di vedere a Melbourne le nuove monoposto girare, nell’ultimo giorno di test in Bahrain è stata la Ferrari SF-26 a prendersi la scena, con Charles Leclerc che ha realizzato il miglior tempo dei tre giorni a disposizione, registrando un tempo di 1’31’’992.
La SF-26 ha impressionato sin dal primo giorno. Non solo per i tempi sul giro, ma per la completezza del pacchetto. Charles Leclerc ha chiuso l’ultima giornata con un crono da urlo, abbassando di otto decimi il riferimento stabilito il giorno prima da Kimi Antonelli. Ma il vero segnale di forza non è arrivato solo dal giro secco: la Ferrari ha mostrato un passo gara solido, costante, e una gestione delle gomme che ha fatto alzare più di un sopracciglio nei box rivali.
Il monegasco ha alternato simulazioni di qualifica e long run, dimostrando che la SF-26 non è solo rapida sul giro secco ma anche affidabile nelle simulazioni di gara. Un elemento fondamentale in un’era in cui la gestione dell’energia sarà cruciale più che mai. Un dettaglio tecnico ha attirato l’attenzione di tutti: l’ala posteriore “rotativa” testata da Lewis Hamilton nel secondo giorno. La soluzione, montata per soli cinque giri, ha lasciato tutti nel paddock piacevolmente sorpresi. Si stima che possa garantire un vantaggio di 8-10 km/h in velocità massima sui rettilinei, un margine enorme in Formula 1. Leclerc, nell’ultima giornata, ha girato senza questa ala, concentrandosi su altri aspetti dello sviluppo. Un segnale che il team di Maranello ha ancora frecce nella faretra.
La power unit Ferrari si è dimostrata affidabile e performante, con la Haas di Esteban Ocon che ha confermato la bontà del motore italiano completando 82 giri nella giornata conclusiva senza problemi tecnici. Anche questo è un dato che non passa inosservato: negli ultimi anni, la Ferrari aveva sempre pagato dazio in termini di affidabilità nelle fasi iniziali della stagione. Quest’anno sembra diverso.
Ma ora vediamo, dal team più lento al più veloce (almeno nei 6 giorni di test in Bahrain) come arrivano i team alla prima gara stagionale.
Aston Martin | Test F1 2026
Arrivare ultimo quando hai ingaggiato Adrian Newey, il genio dell’aerodinamica che ha fatto vincere sette titoli mondiali a tre team diversi, non è solo deludente: è un incubo a occhi aperti. Eppure è esattamente quello che è successo ad Aston Martin nei test del Bahrain. Dopo essersi presentata in ritardo a Barcellona, la squadra di Lawrence Stroll ha chiuso ultima in entrambe le sessioni di Sakhir, percorrendo così pochi chilometri (334) da far sembrare la vettura più un’opera d’arte da museo che una monoposto da corsa.
Giovedì un guasto alla batteria ha fatto saltare il programma di Fernando Alonso, costringendo il veterano spagnolo a guardare i cronometri degli avversari dal muretto. Nell’ultimo giorno è andata anche peggio: Lance Stroll ha completato appena sei giri, senza nemmeno riuscire a far segnare un tempo cronometrato. Una disfatta tecnica che grida vendetta, soprattutto per un team che ha investito centinaia di milioni per costruire una struttura da top team.
La situazione è già drammaticamente delicata. Le aspettative erano alle stelle: Newey al comando tecnico, budget illimitato, piloti di livello mondiale. Invece, il rischio concreto è vivere un anno da incubo, inseguendo gli avversari invece di dettare il passo. E per Fernando Alonso, che a 44 anni sognava di lottare per un altro titolo iridato prima di appendere il casco al chiodo, si profila l’ennesima stagione senza vittorie. L’ennesima occasione mancata. L’ennesima delusione di una carriera che meritava un finale diverso.
Cadillac | Test F1 2026
Lascia il Bahrain con più domande che risposte invece Cadillac, l’undicesimo team e nuovo entrante nel Circus. Le prestazioni sono state semplicemente deludenti, ma il vero dramma è l’affidabilità. Anzi, la mancanza totale di affidabilità. Il team americano ha completato 54 giri in meno rispetto alla settimana precedente e 586 in totale nel deserto di Sakhir, praticamente un intero Gran Premio bruciato nei box a sistemare problemi tecnici invece che in pista a raccogliere dati preziosi. Un passo indietro quando serviva correre in avanti.
La situazione è talmente critica che parlare di “debutto da sogno” suona come una crudele ironia. Ma c’è un barlume di speranza: Valtteri Bottas e Sergio Pérez non sono rookie spaventati, sono veterani con 21 anni di esperienza combinata in Formula 1. Hanno visto di tutto, vissuto disastri tecnici, sopravvissuto a stagioni orribili. Se qualcuno può aiutare Cadillac a uscire da questo incubo, sono loro. Il problema è: sarà abbastanza?
Williams | Test F1 2026
“Partiamo con un pesante handicap di peso e un’evidente mancanza di carico. È una dura lezione per tutti noi.” Quando Carlos Sainz, quattro volte vincitore di GP, pilota esperto e campione di diplomazia, lancia un allarme così diretto, significa che la situazione è davvero grave. E per la Williams, purtroppo, lo è.
La scuderia di Grove si è dimostrata di gran lunga la peggiore tra tutte le squadre motorizzate Mercedes, un’etichetta pesante come un macigno per un team che ha scritto pagine leggendarie della Formula 1. A Barcellona non si sono nemmeno presentati, bloccati dai ritardi nello sviluppo della FW48. In Bahrain sono finalmente arrivati, hanno trovato l’affidabilità (almeno quella) completando ben 790 giri in totale, ma la performance? Sparita. Volatilizzata. Inesistente. C’è da dire che la neonata di Grove è in evidente sovrappeso, avendo dovuto rifare completamente il telaio dopo non aver superato i crash test imposti dalla FIA.
Il cambio regolamentare doveva essere l’opportunità della rinascita, il momento di azzerare i distacchi e ripartire alla pari con tutti. Invece è diventato l’ennesima condanna: la Williams non solo non si è avvicinata al vertice, ma sembra essersi allontanata rispetto al 2025.
Racing Bulls | Test F1 2026
Mentre tutti guardavano Ferrari e Mercedes, qualcuno in fondo alla griglia ha fatto qualcosa di clamoroso: macinare chilometri. Tanti, tantissimi chilometri. La Racing Bulls ha chiuso i test dietro solo alla Mercedes per giri percorsi (734), superando addirittura la Williams nei tempi sul giro. Un risultato che, per una squadra satellite, vale oro.
Ma il vero tesoro nascosto di questi test si chiama Arvid Lindblad. Diciotto anni, britannico, unico rookie del 2026 e già paragonato a nomi che fanno tremare i polsi: Sebastian Vettel, Max Verstappen. I due piloti che hanno scritto la storia della famiglia Red Bull, i due fenomeni che hanno dominato la Formula 1 per un’intera era. E ora si parla di Lindblad con lo stesso tono reverenziale, con la stessa eccitazione negli occhi.
L’elevato chilometraggio non è stato casuale: era parte del piano. Far girare il ragazzo, fargli prendere confidenza con questi mostri a quattro ruote, fargli capire come si guida davvero in Formula 1. E Lindblad ha risposto presente, completando 165 giri nell’ultima giornata senza sbavature, senza errori da principiante, senza paura.
Audi | Test F1 2026
Settimo posto, due volte settimo posto, per la precisione: giovedì con Nico Hulkenberg, venerdì con Gabriel Bortoleto. Per un team che è appena entrato in Formula 1 con l’ambizione folle di sviluppare una propria power unit da zero, questo non è solo un buon risultato: è un piccolo miracolo di ingegneria e determinazione. Sono 711 i giri totali compiuti dal team tedesco sul circuito di Sakhir durante i 6 giorni di prove.
Certo, i problemi tecnici non sono mancati. Guasti, sensori impazziti, calibrazioni sbagliate, tutti gli incubi tipici di chi parte dal foglio bianco. Ma invece di farsi prendere dal panico, Sauber-Audi ha fatto quello che i tedeschi sanno fare meglio: lavorare con metodo, pazienza e disciplina prussiana. “Stiamo migliorando passo dopo passo, imparando qualcosa di nuovo ogni volta che scendiamo in pista”, ha dichiarato Gabriel Bortoleto con la saggezza di chi sa che Roma non è stata costruita in un giorno.
Ed è proprio questo l’approccio vincente per Audi: nessuna fretta, nessuna promessa irrealistica, solo lavoro duro e progressione costante. Ferrari ha impiegato anni per tornare competitiva, Mercedes ha costruito la sua dinastia in un decennio. Audi ha appena iniziato il suo viaggio, e se questi test sono un indicatore, il marchio dei quattro anelli potrebbe sorprendere tutti prima di quanto si pensi. Non subito, non quest’anno. Ma presto.
Haas | Test F1 2026
Dimenticatevi la Haas perennemente in lotta per la sopravvivenza, quella che festeggiava un nono posto come fosse una vittoria. Quella Haas è morta e sepolta. La squadra americana che è uscita dai test del Bahrain si candida a un ruolo da protagonista assoluta nella battaglia per il quinto posto nel mondiale costruttori, il primo gradino del podio tra chi non guida Ferrari, Mercedes, McLaren o Red Bull.
La sesta posizione di Oliver Bearman nell’ultima giornata non è stata un colpo di fortuna o un guizzo isolato: è stata l’ennesima, l’ultima, la più chiara dimostrazione che la VF-26 è una macchina competitiva. Punto. I test sono stati eccellenti sotto ogni punto di vista: tempi, costanza, affidabilità, progressione. Tutto quello che serve per puntare in alto.
E poi ci sono i numeri che non mentono mai: 794 giri percorsi. Più di chiunque altro nel midfield e dietro solo a McLaren. Un chilometraggio mostruoso che ha messo in luce non solo la qualità del telaio Haas, ma anche l’affidabilità granitica della power unit Ferrari. Zero problemi, zero rotture, zero paure. “I progressi che abbiamo compiuto sono stati impressionanti”, ha affermato Bearman con l’entusiasmo di chi sa di avere tra le mani qualcosa di speciale.
Alpine | Test F1 2026
Pierre Gasly che sorride. Franco Colapinto che sorride. Due piloti che nel 2025 avevano la faccia di chi va al patibolo ogni domenica, improvvisamente trasformati in ragazzini la mattina di Natale. E il motivo è semplice: l’Alpine è rinata.
Sembra una battuta, ma è la sintesi perfetta di quello che è successo. L’anno scorso il team francese ha chiuso ultimo nel mondiale costruttori con un bottino imbarazzante di 22 punti. Un disastro totale, una disfatta su tutta la linea. Ma mentre tutti li davano per spacciati, a Enstone lavoravano in silenzio con un piano preciso: dimenticare il 2025, sacrificarlo sull’altare del 2026, puntare tutto sulla rivoluzione regolamentare per azzerare i distacchi e ripartire da zero.
E il piano ha funzionato. I test del Bahrain hanno evidenziato una crescita enorme della A526, una monoposto che finalmente sembra degna di portare il nome Alpine. La decisione più coraggiosa? Mandare in pensione i motori Renault (casa madre, oltretutto) per passare alla Mercedes. Una mossa rischiosa, quasi un tradimento familiare, ma maledettamente vincente: la power unit tedesca è su un altro pianeta rispetto a quella francese, e si vede.
Gasly ha chiuso più volte nei primi cinque, Colapinto ha macinato chilometri senza problemi. L’affidabilità c’è, la velocità pure. Dopo anni di sofferenze, l’Alpine è tornata. E questa volta fa sul serio. Sono 677 i giri completati dal team di Enstone in Bahrain.
Red Bull | Test F1 2026
Avere Max Verstappen in squadra è come giocare a poker con un asso nella manica. Il quattro volte campione del mondo è, senza discussioni, il pilota più forte della griglia in questo momento. Eppure nemmeno il suo talento soprannaturale è riuscito a nascondere la verità più scomoda di questi test: la Red Bull RB22 sembra perduta.
Tra i quattro top team sono apparsi i più in difficoltà. La monoposto è nervosa, imprevedibile, difficile da guidare. Verstappen, abituato a macchine perfette che obbediscono a ogni suo comando, ha lamentato problemi di bilanciamento e ha chiesto modifiche continue agli assetti. L’unica nota positiva? La prima power unit sviluppata internamente dalla Red Bull, in collaborazione con Ford, ha continuato a stupire mostrando un’affidabilità solida, sono ben 672 i giri completati dal team austriaco in questi test in Bahrain. Niente rotture, niente problemi elettronici, niente drammi da box. Il motore funziona. È il resto del pacchetto che non convince.
Ma c’è un dubbio che tormenta tutti nel paddock: e se fosse tutto un bluff? Laurent Mekies, team principal Red Bull, è un maestro nel giocare a nascondino. L’anno scorso ha lottato per il Mondiale fino all’ultima gara con una monoposto oggettivamente meno competitiva della McLaren, eppure è riuscito a tenersi aggrappato fino alla fine grazie a strategia, gestione e un pizzico di fortuna.
Quindi la domanda è: si sono davvero nascosti? O hanno davvero perso la bussola? Solo Melbourne darà la risposta definitiva.
McLaren | Test F1 2026
Primi solo una volta, nella prima giornata della settimana scorsa. Poi sempre lì, appiccicati come ombre a Mercedes e Ferrari, secondi nelle ultime tre sessioni di test. La McLaren sa dove vuole stare: davanti. E la MCL40 sembra avere tutto quello che serve per restarci: velocità, affidabilità, equilibrio. Il pacchetto tecnico è solido, forse il più completo dopo la Ferrari.
Lando Norris e Oscar Piastri hanno quasi buttato via un Mondiale nel 2025. Errori, incidenti tra loro, strategie sbagliate, pressione che è esplosa come una pentola a pressione. Avevano la macchina più veloce della griglia per gran parte della stagione, eppure hanno rischiato di perdere tutto fino all’ultima gara. E ora il contesto è cambiato. Nel 2026 la McLaren non ha più quel vantaggio schiacciante in termini di prestazioni. Ferrari sembra veloce, Mercedes più affidabile, persino Red Bull, se risolve i problemi, potrebbe tornare a mordere. Il margine di errore si è azzerato. E quando non hai più la macchina dominante, gli errori dei piloti diventano fatali.
A Melbourne inoltre, il team principal Andrea Stella ha dichiarato che la MCL40 arriverà più sottopeso rispetto ai test in Bahrain, sarà la vettura papaya del 2026 un razzo come quella del 2025?
Mercedes| Test F1 2026
Tutti si aspettavano di vederli in testa alla classifica dei tempi. Invece niente, nemmeno un tentativo serio di piazzare il giro veloce. Zero bandiere, zero show, zero fuochi d’artificio. La Mercedes ha guardato Ferrari e Red Bull scatenarsi sui crono come se stesse osservando bambini litigare per un giocattolo.
Non ne hanno bisogno, del miglior tempo. Almeno non adesso. Quello che serve è chilometri, tantissimi chilometri, per raccogliere dati, testare l’affidabilità, capire dove spingere e dove tirare il freno. E infatti hanno macinato più giri di chiunque altro, un numero mostruoso di tornate che ha messo la W17 sotto stress in ogni condizione possibile.
E le simulazioni di passo gara? Eccellenti. Mentre gli altri inseguivano i decimi sul giro secco, Mercedes provava stint da 25 giri con ritmo costante e degrado contenuto. Eppure qualcuno ancora dubita: con Ferrari così veloce e Red Bull che (forse) si nasconde, la Mercedes può davvero puntare al titolo?
La risposta arriva da Kimi Antonelli, che nonostante un problema tecnico nell’ultima giornata ha mantenuto la calma olimpica tipica di chi sa di avere una freccia potentissima: “Non sono stati dei test semplici per me, ma in Australia mostreremo davvero il nostro potenziale.”
Ferrari | Test F1 2026
Una rossa da applausi scroscianti. E no, non solo per essersi messa davanti a tutti nei tempi, quello, nei test, conta relativamente poco e lo sappiamo bene. Ma ci sono due segnali, due dettagli apparentemente piccoli, che invece urlano una verità enorme: questa Ferrari fa paura sul serio.
Il primo è tecnico, ed è già leggenda: l’ala posteriore “Macarena”. Sì, avete letto bene. Fred Vasseur, team principal Ferrari, ha battezzato così l’innovazione più chiacchierata del paddock: un’ala il cui flap superiore ruota di 270 gradi, una soluzione così estrema e geniale che ha lasciato tutti a bocca aperta. Le prime voci raccolte nei box del Bahrain parlano di 8 km/h in più sui rettilinei.
Il secondo segnale riguarda le partenze. Proprio le partenze, il tallone d’Achille della Ferrari negli ultimi anni, il momento in cui perdevano sistematicamente posizioni e poi dovevano rimontare con gli interessi. In Bahrain il Cavallino sembra aver risolto il problema. Le simulazioni sono state eccellenti, con la SF-26 che scatta via dalla griglia come un proiettile mentre le altre arrancano con la gestione della coppia. Un vantaggio tattico che può valere gare intere.
Dopo un 2025 da dimenticare in fretta, con occasioni sprecate e sogni infranti, la Ferrari doveva ripartire così. Con innovazione, coraggio e quella faccia tosta tipicamente italiana. Sarà la SF-26 a riportare qualcosa di importante dopo 20 anni a Maranello?
Conclusioni
Dopo questi test a Barcellona prima e in Bahrain poi, ora la F1 si ferma ma solo apparentemente, perchè mai come quest’anno c’è un grande hype intorno al nuovo regolamento tecnico. L’appuntamento è fissato per il giorno 8 marzo 2026, dove a Melbourne si aprirà una nuova era per la F1.
E voi che aspettative avete su questa stagione? Diteci la vostra tramite un commento qui sotto, noi per ora vi invitiamo restare sintonizzati su tuttotek.it per tutte le ultime dal mondo della F1, dei motori e tanto altro ancora!















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