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Una delle piaghe del nostro tempo è sicuramente l’inquinamento da plastica: ormai presente in praticamente tutti i prodotti che consumiamo, dal cibo alle automobili, la plastica è una delle principali fonti di inquinamento e i risultati di questo studio confermano che è anche l’uomo in prima persona a rimetterci a causa delle microplastiche
L’inquinamento da plastica è stato protagonista di moltissime polemiche recenti, con intere giornate dedicate alla protesta con l’uso e soprattutto l’abuso di prodotti in plastica. I governi hanno cominciato a prendere sul serio il problema, infatti uno degli obiettivi dell’unione Europea è quello di vietare completamente l’uso della plastica nei prodotti di consumo. Purtroppo la sopravvivenza di milioni di esseri viventi è messa a dura prova dall’inquinamento da plastica e tra questo ci sono anche gli esseri umani. Il misterioso killer è molto diverso da quello che ci immaginiamo e si cela al riparo dai nostri occhi.

Microplastiche in una goccia acqua
Microplastiche: un problema serio e difficile da risolvere
La scoperta della plastica ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per l’industria in praticamente ogni ambito del settore: a partire dagli scarti della lavorazione del petrolio e altre risorse largamente disponibili sul nostro pianeta si riuscì ad ottenere una grande quantità di materiali leggeri, resistenti, isolanti e utilizzabili in tantissimi ambiti diversi. Il tutto ad un costo bassissimo se paragonato ad altri materiali. Nel settore degli imballaggi la plastica non ha eguali in termini di sicurezza e di rapporto qualità prezzo. Ma sostanzialmente qualsiasi cosa in commercio ha visto apparire la sua alternativa economica in plastica: posate, PC, automobili, elettrodomestici, arredamenti… tutto può essere costruito interamente o parzialmente in plastica. In questo modo si riducono i costi, si riduce il peso e molto spesso si riesce addirittura a migliorarne la resistenza. Purtroppo queste grandi quantità di plastica hanno fomentato l’inquinamento del pianeta con dei materiali davvero difficili da decomporre.

Una fibra di microplastica identificata in mare
Uno dei principali problemi che affliggono l’ambiente è quello delle microplastiche: minuscoli frammenti di plastiche delle dimensioni comprese tra un millimetro fino a pochi micrometri, impossibili da vedere ad occhio nudo, ma che tuttavia sono una fonte di inquinamento molto peggiore dei grossi pezzi di plastica che vediamo spesso dispersi nell’ambiente. Le microplastiche sono largamente utilizzate in moltissimi ambiti, dalla cosmesi all’abbigliamento e in tantissimi altri processi industriali. Oltre tutto sono facilmente disperdibili nell’ambiente: vi basta ad esempio lavare un capo sintetico in lavatrice per liberare centinaia di microfibre che contribuiscono impercettibilmente all’inquinamento da plastico. Le microplastiche, viste le dimensioni, penetrano facilmente negli ecosistemi, specialmente quelli marini, e si inseriscono nella catena alimentate fino ad arrivare all’uomo.

Molti cosmetici contengono microplastiche
Inquinamento da plastica: ingeriamo mediamente 5 grammi di materie plastiche quotidianamente
Uno studio dell’Università di Newcastle a nord di Sydney commissionato dal WWF denominato “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People” ha svelato che mediamente ogni uomo ingerisce 2000 minuscoli pezzetti di plastica ogni settimana, che corrispondono a circa 5 grammi al giorno per un totale annuo di 250 grammi; praticamente due piatti ricolmi di microplastiche che ci sbafiamo ogni anno!
La ricerca ha combinato i risultati di oltre 50 precedenti studi ed è riuscita a scrivere un disgustoso rapporto sull’inquinamento da plastica. Per la maggior parte si tratta di particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri che vengono assunte in gran parte tramite l’acqua, sia quella del rubinetto che quella in bottiglia; l’inquinamento da plastica è un po’ ovunque. Le microplastiche infatti sono presenti in tutta l’acqua del globo: a causa di anni di accumulo ed inquinamento, le particelle hanno raggiunto praticamente ogni corso d’acqua in superficie e ogni falda sotterranea e sono molto difficili da filtrare! Lo studio deve servire da monito per tutti le persone e i governi di tutto il mondo ed è una concreta dimostrazione di quanto l’inquinamento da plastica possa impattare sull’uomo stesso. Il direttore internazionale di WWF, Marco Lambertini, ha dichiarato:
Mentre le ricerche indagano sui potenziali effetti negativi sulla salute umana è chiaro a tutti che si tratta di un problema globale, che può essere risolto solo affrontando le cause alla radice. Se non vogliamo plastica nel corpo, dobbiamo fermare i milioni di tonnellate di plastica che continuano a diffondersi nella natura. È necessaria un’azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globale.

L’uso indiscriminato e sregolato della plastica ha portato l’inquinamento a livelli insostenibili
L’inquinamento da plastica ci riguarda in prima persona. Ma se gli effetti delle microplastiche possono essere ancora contenuti negli esseri umani, negli ecosistemi naturali la plastica crea enormi danni e minaccia la sopravvivenza di numerose specie. Chiariamo una cosa: la plastica non è di per sè maligna e anzi può essere molto utile perché spesso è facilmente riciclabile. La cosa importante è usarla responsabilmente: evitare gli sprechi e riciclare il più possibile attraverso la raccolta differenziata che ancora molti ignorano. Possiamo fare davvero tanto, basta un piccolo gesto di attenzione quotidiana. Dalla sezione scienze è tutto! Ricordate: se non volete finire con lo stomaco pieno di microplastiche è meglio cominciare a pensare seriamente a cambiare il nostro stile di vita!




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