speciali videogiochi

Musica & Videogiochi: I suoni di Akira Yamaoka

Nel secondo appuntamento con Musica & Videogiochi ci tuffiamo nella spiazzante follia creativa di Akira Yamaoka

Nebbia, solo nebbia, ovunque si rivolga lo sguardo. Impossibile capire come e perché ci si sia ritrovati a vagare in questo asfissiante mare lattiginoso, che si attacca alla pelle come un impalpabile ragnatela. Eppure, tutto quello che possiamo fare è andare avanti, attratti irrefrenabilmente da quel suono di sirena che si va facendo via via più forte ed insistente. Un passo dopo l’altro, un respiro alla volta, i contorni di una cittadina che si fanno poco a poco più definiti, un oscuro approdo in questa coltre opprimente di mistero.

Un passo alla volta ci avviciniamo sempre più al cuore della nostra anima, al nostro ineluttabile destino, mentre in sottofondo risuonano le note di un mandolino, strumento che mai prima d’ora ci era parso così oscuro e sinistro. Signori e signore, Musica & Videogiochi vi da il benvenuto nell’allucinante mondo sonoro di Akira Yamaoka.

Persi nella nebbia

Difficile riassumere in poche righe il corposo curriculum che caratterizza la vita artistica di Akira Yamaoka: il polistrumentista e compositore giapponese, difatti, nonostante l’età relativamente giovane, può vantare un portfolio produttivo di tutto rispetto, che affonda le proprie origini nella metà degli anni ’90. Sono molti i titoli a cui ha prestato il proprio estro creativo, a partire dall’iconico Snatcher (seconda opera di un altro nome che forse conoscerete anche voi, tale Hideo Kojima), passando anche per International Superstar Soccer Pro, che sicuramente avrà allietato più di un pomeriggio per molti di voi. È innegabile, però, come il nome di Yamaoka abbia iniziato ad essere noto tra il grande pubblico videoludico a partire dal 1999, anno in cui Konami diede alla luce il primo, indimenticabile, Silent Hill (gioco citato anche nel nostro precedente articolo della rubrica Musica & Videogiochi).

Una saga, quella della collina silente, indissolubilmente legata a doppio filo con la carriera del musicista, che proprio a partire dalle sue partiture è riuscita a costruire una fama che resiste, seppur tra alti e bassi, allo scorrere inesorabile del tempo. Difficile, difatti, immaginare di vagare per le oscure viuzze della cittadina senza essere accompagnati da quelle sonorità e da quel mood così riconoscibile, fatto di echi industriali e tremolanti chitarre, capaci come in poche altre colonne sonore di scandire in maniera iconica e ficcante gli eventi che si accavallano, tanto sullo schermo, quanto nell’animo degli sfortunati protagonisti di questo diafano peregrinare.

Voglia di stupire – Musica & Videogiochi: I suoni di Akira Yamaoka

Cosa rende, però, unica a ben definita l’opera di Yamaoka, all’interno di quel complesso puzzle che è la saga Konami? Come detto poco sopra, sono proprio le sonorità scelte dall’autore a rappresentarne uno dei punti distintivi più importanti e riconoscibili, grazie ad un uso quanto mai unico e oramai codificato di peculiari strumenti. Il primo esempio che giunge alla mente non può che essere quel mandolino che apre il main theme del primo Silent Hill, un utilizzo che mette subito in chiaro la volontà di spiazzare che alberga nel cuore del gioco, così come nella capacità compositiva di Yamaoka stesso. L’autore, difatti, sceglie volutamente di ribaltare l’idea di mediterraneità che da secoli accompagna questo strumento della tradizione popolare napoletana.

Gli echi del sole e del mare della costiera partenopea, vengono in un lampo spazzati via, quasi come inghiottiti dalla nebbia che avvolge la città teatro delle avventure di Harry Mason, creando uno stridente contrasto tra ciò che crediamo di aver sempre saputo e la spietata realtà che, invece, ci attende una volta che ci ritroveremo a varcare la soglia di questo incubo. Proprio come Harry, vediamo smontare passo dopo passo tutte le nostre convinzioni, anche le più radicate ed ataviche, finendo con il mettere in dubbio tanto la percezione del mondo, quanto la natura della nostra anima.

Un dualismo, quello tra convinzioni e realtà che si respira parimenti nelle altre iterazioni della serie, e che viene ancora una volta ribadito con veemenza dalle sonorità partorite dal compositore giapponese, vere e proprie estensioni sonore e tangibili dei contrasti che si accavallano nell’io dei vari protagonisti. Un equilibrio instabile, sottolineato alla perfezione dalle peculiari distorsioni che animano le chitarre presenti nei vari brani, tremolanti e a tratti slabbrate, ideali metafore dei dubbi sollevati dagli incontri e dalle azioni compiute nel gioco di turno.

Un vero e proprio nascondino sonoro quello messo in atto da Akira-san, che si diverte a giocare con la percezione del player, mettendo sul piatto melodie apparentemente distese ed innocue, ma che sono pronte a trasformarsi in spietate, quanto inattese, prese di coscienza. Esempio evidente di questo modus operandi, non può che essere la struggente Promise, traccia che impreziosisce la colonna sonora di quel capolavoro indiscusso dell’horror psicologico che risponde al nome di Silent Hill 2. Degna di nota, in tal senso, anche quella Waiting for You, tratta dal bistrattato e mai compreso The Room, che impreziosisce la propria dirompente forza grazie al contribuito vocale dell’eccellente Mary Elizabeth McGlynn.

Silence is also a sound – Musica & Videogiochi: I suoni di Akira Yamaoka

Interessante per comprendere l’approccio compositivo di Yamaoka è il DVD bonus, incluso nell’edizione limitata di Silent Hill 2 per PlayStation 2, all’interno del quale, oltre a trailer e dietro le quinte relativi al titolo in questione, troviamo anche un’intervista al musicista. Nel corso della chiacchierata virtuale, un piccolo passaggio merita tutta la nostra attenzione, ovvero quello in cui Akira-san sentenzia come il silenzio sia esso stesso un suono.

Sicuramente un’affermazione in apparenza controversa quando parliamo di musica, ma che se traslata all’interno del suo percorso creativo finisce con l’assumere un significato quanto mai evidente: non sono rare, difatti, all’interno della sua collaborazione in merito alla saga Konami, tracce dalle sonorità estremamente dilatate, in cui le note si accavallano lente, quasi con timida discrezione, così da creare, ma anche acuire, il senso di smarrimento e di inquietudine che si respira per le vie di Silent Hill.

Piccole fiammelle nel buio, improvvisi appigli sonori che si burlano del giocatore, proprio in virtù di questa rarefazione: quella salvezza apparente, incarnata da un singolo suono, viene con rapidità inglobata dal successivo momento di silenzio, lasciandoci tutto il tempo di annaspare, prima di illuderci nuovamente con una nuova vibrazione. Siamo noi, a questo punto, a riempire quel vuoto con il rumore della nostra paura e della nostra disperazione, divenendo parte attiva di quella subdola partitura.

Un mondo da scoprire

Ci sarebbe ancora tanto da dire in merito al lavoro dell’artista nipponico, che non si esaurisce certo tra la nebbia della silenziosa collina, ma spazia attraverso altri generi e produzioni, capaci di evidenziarne in modo evidente l’estro creativo. Basta citare il lavoro fatto con Shadow of the Damned o Killer Is Dead per averne un esempio, ma è innegabile come siano gli echi della serie Konami ad aver caratterizzato in maniera indelebile la sua produzione. Esempio lampante di ciò è sicuramente la recente collaborazione con i ragazzi di Bloober Team, che per la colonna sonora del loro The Medium hanno pensato proprio a Yamaoka: e non è certo un caso se il lavoro del team polacco abbia finito per incarnare il più riuscito omaggio a quella sperduta cittadina, di cui tutti chiedono a gran voce un ritorno oramai da troppi anni.

Con questo si chiude il nostro secondo appuntamento con Musica & Videogiochi, ma prima di salutarvi non possiamo che invitarvi a farci sapere le vostre impressioni, qua sulle pagine di tuttoteK. Se poi volete recuperare a prezzo scontato alcuni dei giochi citati nell’articolo, il nostro consiglio è quello di fare un salto su Instant Gaming.

Condividi
Simone Cantini

Gamer cresciuto all'ombra del tubo catodico, sia in casa che in sala giochi, amante del Giappone in ogni sua forma, traduttore freelance e aspirante musicista non ancora pronto ad appendere lo strumento al chiodo. Su tutto, però, svetta la passione per i videogame, dei quali non rinuncio a parlare in ogni luogo, forma e dimensione, nella speranza di trovare qualcuno disposto ad intavolare una discussione costruttiva.