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Uno degli ultimi esperimenti basati sul brand di Games Workshop arriva anche su console, scoprite con questa nostra recensione se vale la pena acquistare la nuova versione di Warhammer 40K: Mechanicus
Chiunque possa definirsi appassionato di giochi di ruolo occidentali, tabletop e miniature avrà sicuramente almeno una volta nella vita sentito parlare di Warhammer 40K. Nato nell’ormai lontano 1987, il marchio di Warhammer si è poi espanso dal mondo delle miniature per arrivare anche, ovviamente, al mercato videoludico. Nel corso del tempo, i titoli targati Warhammer hanno toccato diversi generi e tipologie di gameplay, prediligendo però molto spesso gli strategici a turni o in tempo reale. Non sono mancati, però, i giochi di carte collezionabili, gli action in terza persona e i MMORPG. Un brand prolifico, sicuramente, anche se di qualità molto altalenante.
Fra i titoli a basso budget, ma piuttosto promettenti, si inserisce anche Warhammer 40K: Mechanicus. Sviluppato da Bulwark Studios e originariamente uscito nel novembre 2018 su PC, ne è stata poi annunciata una trasposizione per console (PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch) prevista inizialmente per maggio, poi posticipata al 17 luglio 2020. Ed è proprio dopo diverse decine di ore passate sulla versione per Nintendo Switch che vogliamo dirvi la nostra sulla nuova iterazione di Warhammer. Benvenuti alla recensione di Warhammer 40K: Mechanicus.
Flesh and… Bones?
Partiamo da un semplice presupposto: Mechanicus è un titolo principalmente orientato ai fan dell’universo di Warhammer 40K. L’accessibilità agli elementi di “trama” (anche se, tecnicamente, è più corretto definirla “lore”) è praticamente nulla. Se non siete quindi avvezzi alle tematiche e alla terminologia dell’universo della Games Workshop rischierete di ritrovarvi terribilmente spaesati. Una critica che potrebbe comunque essere mossa a qualsiasi titolo tratto dal marchio, quindi non necessariamente “una critica”, ma un modo di essere e di esistere.
In Mechanicus il fulcro principale è la (piuttosto affascinante) religione del Cult of the Machine, che ha come unico e vero Dio Omnissiah. Protagonisti del titolo sono gli Adeptus Mechanicus, e chi conosce un po’ di latino può già capire a chi sono devoti. Veri e propri miscugli di ferraglia e carne, staccati sia dagli Xenos sia dall’Impero, che cercano la purezza e la grandezza delle Macchine e della Tecnologia come unico vero scopo della loro esistenza.
Un cast variegato e sicuramente ben caratterizzato da lunghi e spesso divertenti dialoghi. Khepra, Videx, Scaevola e lo stesso Magos Dominus Fastinus hanno ciascuno una personalità interessante e ben declinata sia nei singoli dettagli personali, sia nei rapporti con gli altri Adepti.
Too much Lore! – Recensione Warhammer 40K: Mechanicus, lode ad Omnissiah!
La “storia”, in ogni caso, ruota prettamente attorno all’esplorazione di un singolo dungeon, un evento quindi completamente staccato dalla vera e propria Lore di Warhammer 40k. Questo però non toglie interesse e profondità agli eventi narrati. Ci ritroveremo al comando non degli Adepti, che sono ovviamente entità superiori e quindi mai si sognerebbero di sporcarsi le mani, ma dei Tech-Priest, le nostre unità base e potenziabili nel corso dell’avventura. Dovremo quindi destreggiarci fra fasi di esplorazione e guerriglia contro i Necron. Come? Semplicemente: con combattimenti strategici a turni.
Gli Adepti controlleranno la situazione dalla loro nave, tramite la quale potremo effettuare tutte le operazioni preliminari prima del lancio di un’operazione. In particolare, all’inizio saremo “equipaggiati” con due unità Tech-Priest e delle pedine semplici, i Servitor, che potranno esclusivamente attaccare corpo a corpo e non molto efficacemente, ci sbilanciamo a dire.
Mentre le pedine, anche quelle più potenti ed avanzate, non possono essere personalizzate in alcun modo (avranno quindi equipaggiamento ed abilità ben specifiche), i Tech-Priest sono migliorabili in molti aspetti tramite l’utilizzo delle Blackstone, la “moneta” di gioco che otterremo nel corso dell’esplorazione e una volta concluse le missioni.
Personalizzazione ottimale – Recensione Warhammer 40K: Mechanicus, lode ad Omnissiah!
I Tech-Priest sono personalizzabili sia nelle abilità, con ben sette rami di Discipline da cui scegliere, sia negli equipaggiamenti. Più miglioreremo i nostri Tech-Priest, più pezzi di equip passivi ed attivi potremo attivare, più abilità potremo utilizzare sul campo di battaglia. Potremo poi utilizzare le Blackstone anche per rimpinguare le nostre fila di Pedine via via sempre più potenti, ma ahimè costose. Fare economia della moneta di gioco o accettare missioni che ci ricompensano maggiormente (seppur quindi più difficili) saranno scelte importanti nel proseguire dell’avventura.
Il completamento del Dungeon di Silva Tenebris, questo il nome del pianeta protagonista di Mechanicus, sarà diviso in due fasi ben distinte. Una prima di esplorazione, durante la quale ci troveremo a proseguire nelle varie camere del dungeon per avviare eventi casuali che potranno donarci Blackstone e ricompense varie, ma che al contempo aumenteranno il livello di allerta del dungeon e quindi la potenza dei nemici. Questa è, ad onor del vero, la parte più debole di Mechanicus. Gli eventi saranno davvero randomici e i bonus o i malus che ne deriveranno saranno di importanza spesso relativa.
Combattimenti al cardiopalma – Recensione Warhammer 40K: Mechanicus, lode ad Omnissiah!
È nella seconda “fase” che, però, Mechanicus dà il meglio di sé: i combattimenti a turni. Ci ritroveremo a muoverci su una scacchiera divisa nei classici quadrati, sulla quale troveremo disseminati vari oggetti di scenario dietro i quali non sarà possibile fare “cover”, ma che possono interrompere le linee di tiro delle armi ranged. Su questa scacchiera posizioneremo i nostri Tech-Priest e il resto delle pedine che avremo scelto nella selezione della missione e ci ritroveremo a combattere le temibili forze di Necron in scontri all’ultimo sangue.
Gli scontri saranno principalmente basati sull’utilizzo dei Cognition Points (CP) ottenibili tramite alcuni equipaggiamenti passivi o oggetti presenti sullo scenario, come torri o pinnacoli, o infine eliminando i nemici. Tramite i Cognition Points, i Tech-Priest potranno utilizzare abilità ed armi più potenti o muoversi per tratte più lunghe sulla scacchiera. Tutte risorse molto limitate e che dovremo saper sfruttare al meglio per portare a termine la partita.
O forse no… – Recensione Warhammer 40K: Mechanicus, lode ad Omnissiah!
Personalizzando i nostri Tech-Priest si apriranno inoltre un’infinità gamma di possibilità di scontro, che non risulteranno più essere una semplice rissa a chi ce l’ha più grossa (la salute). Sebbene l’IA dei nemici sia spesso piuttosto infame e cercherà di sfruttare ogni apertura per farci danno, ci accorgeremo presto che sviluppando al meglio le nostre unità potremo semplicemente diventare immortali. Inanellare attacchi su attacchi ci permetterà di infliggere una grandissima quantità di danni, che andrà ad abbattere quel muro di difficoltà che spesso blocca i giocatori nelle prime ore di gioco.
Una difficoltà, quella di Mechanicus, quindi piuttosto posticcia e superabile con qualche ora di pazienza e di allenamento alle meccaniche di gioco. Forse è questo il più grande difetto del gioco base: l’impossibilità di avere un livello di sfida entusiasmante anche dopo le prime ore di gioco. Ci siamo ritrovati a scegliere di base le missioni più difficili, perché poi tanto difficili alla fine non erano, e inevitabilmente ottenere ricompense che ci potenziavano ancora di più.
Per quel che riguarda la versione per Nintendo Switch, il titolo si comporta abbastanza bene sia in dock sia in portatile. Non abbiamo assistito a grandi magagne tecniche, sebbene ovviamente la resa estetica finale sia maggiormente godibile nella versione PC. Quel che si va a perdere nella conversione su console è la comodità dell’utilizzo di Mouse e Tastiera. Il controller, per quanto possiamo essere buoni, non sarà mai abbastanza comodo per questa tipologia di giochi. La versione per console, comunque, contiene oltre il gioco base anche il DLC
Concludiamo!
In definitiva, Warhammer 40K: Mechanicus è un titolo principalmente orientato ai fan e agli appassionati del brand di Games Workshop. Un titolo sui generis, devoto a un marchio di fabbrica ormai più che trentennale, che ha saputo coinvolgere e crearsi un fandom ricco e variegato. Non è quindi adatto ai novizi di Warhammer 40K, a meno che non decidiate di vivere il titolo esclusivamente per le buone meccaniche di gameplay senza stare ad indagare maggiormente la lore di gioco.
Peccato per un livello di difficoltà non proprio entusiasmante e per i comandi del controller notoriamente non molto comodi per gli strategici a turni. Se riuscirete a soprassedere a questi piccoli “difetti”, potrete divertirvi a sterminare orde di Necron. Lode ad Omnissiah!
Punti a favore
- Basi di trama semplici, ma ben implementate
- Personaggi carismatici
- Atmosfera intrigante
- Ampie possibilità di personalizzazione
Punti a sfavore
- Non adatto a tutti
- Difficoltà non entusiasmante
- Comandi più scomodi della controparte su PC










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