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Il secondo soffio delle 30 candeline, per i mostriciattoli tascabili, è quello giusto: benvenuti nella nostra recensione di Pokémon Pokopia
Di certo non saremo mai caustici come è avvenuto, per uno scambio di culle redazionale, con Z-A lo scorso autunno, ma è pur vero che non avevamo in mente di analizzare Pokémon Pokopia con una meticolosa recensione. I motivi, di base, sono due… e diametralmente opposti. Da un lato, e lo ammettiamo cospargendoci il capo di cenere, all’annuncio dobbiamo riconoscere che a stento avremmo dato due lire al gioco. Un esponente della pseudo-categoria dei cozy game, tra le pubblicazioni principali del brand? Per giunta nell’anno in cui quei mostriciattoli, da tascabili quali erano, si sono fatti così grandi da arrivare nelle vite di alcuni millennial insieme ai loro figli? Follia!
E poi c’è l’altro problemino, ora che ci abbiamo effettivamente messo mano: è possibile riassumere in una disamina tutto quello che c’è da vedere nel gioco? Equamente folle, ci sovviene di osservare mordendoci le nocche. Non che ci sia nulla di cui effettivamente restare sbigottiti, però, non quando a tenere per mano Game Freak nello sviluppo abbiamo nientemeno che Koei Tecmo. Proprio loro: i fautori dei vari Warriors, oltre a perle dimenticate come DeStrega per PS1, e che oggigiorno si sono fatti un nome come i più adatti a gestire tanti, tantissimi elementi su schermo, personaggi o meno che siano. E dire che, per le premesse, eravamo più che mai pronti ad aspettarci un compitino da mestieranti!
“Wartortle, Wartortle never changes” | Recensione Pokémon Pokopia
Normalmente, con le bestiole elementali parlare di trama ha un vago retrogusto di futilità, ma in fase di recensione è proprio il comparto narrativo di Pokémon Pokopia a tirare la prima palla curva: ce n’è uno! Ad onor del vero, ogni esperienza dedicata ai variopinti mostri ha una storia, ma di solito si tratta di un pretesto travestito da romanzo di formazione moderno. Non stavolta. La lore sviscerata nel gioco riunisce sotto un solo ombrello ogni regione, attraverso una chiave di lettura che risulta inedita, sia per il genere dei simulatori di vita rilassanti, sia per questo fortunato franchise, non sempre avvezzo alla necessità di conquistare il consenso della sua platea.
Tutto il mondo è paese e, con la rete, è un paese piccolo dove la gente mormora; probabilmente già saprete quanto vogliamo dire ma, a scanso di equivoci, azzardiamo un’allerta spoiler. Se siete pronti a questa piccola, ma enorme differenza nel tono rispetto ai più tondeggianti standard del brand, ve lo diciamo tranquillamente. Provate ad immaginare la premessa: un cosiddetto cozy game, in cui nei panni di un Ditto dobbiamo ampliare la nostra cerchia di amicizie spiluccando qua e là nel comparto faunistico espanso nel corso di questi ultimi trent’anni. Stucchevole, non trovate? Bene… cosa ci direste se vi rivelassimo che questa utopia Poké, da cui il nome stesso del gioco, è un mondo post-apocalittico?
Arti parziali | Recensione Pokémon Pokopia
Il gameplay, come avviene in molti spinoff della serie, ci dà le redini di un Pokémon mai fino ad ora giocabile in modo tanto diretto: Ditto, per l’appunto. Centotrentaduesimo sul fu Pokédex Nazionale, il Pokémon Mutante si è prestato a due soli ruoli nel corso dei vari giochi di ruolo: la sperimentazione, grazie alla sua capacità di imitare alla perfezione altre creature, e l’allevamento per gli stessi identici motivi. Il Ditto che interpreteremo noi, però, verte più sulle libertà creative dell’anime, dalla limitazione agli arti nel mimare la maggior parte delle mosse a sua disposizione ai lineamenti sghembi del viso. La dinamica dei Punti Potenza, assente in Z-A, viene qui reintrodotta sotto forma di dinamica di fame, come nei migliori giochi di sopravvivenza.
Vorremmo parlare in questa sede anche del mondo di gioco, nello specifico il suo level design. Non è il primo titolo a mirare alla corona di Minecraft: in altri ci hanno già provato, come ad esempio la duologia di Dragon Quest Builders. Tuttavia, la versatilità ambientale del titolo di Mojang farebbe impallidire qualsiasi aspirante sviluppatore, a discapito dell’apparente limite comportato dai cubi; non a caso, ridurre in lacrime un processore non è difficile, ed è per questo che Super Smash Bros. Ultimate ha dovuto ricorrere a qualche stratagemma con lo Smash Finale di Steve. Non stavolta: è evidente il benefico influsso di Koei Tecmo, in quanto il gioco mastica tranquillamente i differenti cubi e i materiali che ne derivano.
Zigza-nook | Recensione Pokémon Pokopia
Replicare i rudimenti di gameplay di Minecraft, per quanto ambizioso come traguardo, è una cosa. Avere come seconda musa Animal Crossing, invece, è tutt’altra faccenda. Ebbene sì, i singoli Pokémon agiscono da “abitanti” da scovare in giro, per una varietà faunistica tale da richiederci diversi giorni prima di stilare una guida ai vari habitat. Ogni creatura vanta hobby e interessi differenti, oltre ad avere un potenziale ruolo diverso. Vero, esistono anche Pokémon inizialmente senza apparente “utilità”, ma spesso e volentieri ci imbattiamo in esperti di combustione in grado di convertire l’argilla in mattoni, esemplari di tipo Lotta incaricati di costruire nuove case e così discorrendo.
Va da sé, poi, che intrattenere conversazioni con ogni bestiola (quando non è quest’ultima a correrci incontro per farci un regalo) porta con sé un’ampia rosa di quest secondarie. Portarle a termine, come abbiamo descritto nella guida ai migliori oggetti disponibili nel gioco, corrobora i progressi su tutta la linea, ma le interazioni con tutti (fortunatamente diversificate) sono un buon incentivo in generale. Oltre a personalità ed identità individuali, ciascun abitante può esprimere desideri basati sulle sue necessità, a cui venire incontro viene generalmente sempre ricompensato. È un loop di gameplay, questo, perlopiù punitivo con i portatori sani di deficit dell’attenzione: un impegno tira sempre l’altro.
Pietrastante Steve Austin | Recensione Pokémon Pokopia
Ma vediamo di tornare un attimo al fattore Minecraft. Come abbiamo visto in Animal Crossing: New Horizons, recentemente rivisitato per una seconda disamina su Nintendo Switch 2, la meccanica di crafting è presentissima anche qui, dandoci la possibilità di creare perlopiù oggetti di mobilio. Non è tutto qui, però, vista la possibilità di creare quegli stessi blocchi dagli angoli smussati già presenti nel mondo di gioco, che possiamo a nostra volta raccogliere. Avrete già capito dove stiamo andando a parare: sì, il terraforming è una componente fondamentale del game design e, contrariamente a New Horizons, le “chiavi dell’auto” ci vengono date abbastanza subito. Nella prima mezz’ora è possibile iniziare già a cambiare i connotati alle ambientazioni primarie.
Nell’avventura fanno capolino quattro biomi principali: Landa Rinsecchita (equivalente “pokopiano” di Fucsiapoli), Costa Uggiolina (Aranciopoli), Monti Spigoloni (Plumbeopoli) e Isole Brillantine (Azzurropoli e Zafferanopoli). Esiste un’ambientazione in più, però, che a differenza delle altre quattro si presenta quasi del tutto spoglia: Villabianca. Con la controparte di Biancavilla avremo modo di sbizzarrirci partendo da zero, al punto tale da distinguere questo sandbox dagli altri estendendo il multiplayer. Quest’ultimo è presente, sia in forma completa che tramite GameShare, partendo dalle sole “visite” reciproche nei biomi principali al terraforming di gruppo a Villabianca. Con tanto di simil-prop hunt, perché in fondo si tratta di Ditto!
Chi ha Celebi non aspetti Dialga | Recensione Pokémon Pokopia
Uno dei punti di forza del gioco, inevitabile data la sua natura, risiede proprio nella longevità del titolo. Se deciderete di farlo vostro con cognizione di causa, è altamente probabile che ne abbiate per mesi. Non mancano di certo gli incentivi per tornare a giocarvi ogni singolo giorno: il PC dei Centri Pokémon, da solo, premia l’accesso giornaliero con timbri e sfide quotidiane, al fine di facilitare l’accesso a quanti più oggetti possibile, tra mobili, kit per costruire case, progetti per craftare altri strumenti ed altro. Il menù del Pokédex, solo alle prime tre voci, è pieno di spazi vuoti da riempire rispettivamente con creature, habitat e oggetti, compresi fossili e note lasciate da umani ormai assenti.
Se proprio dobbiamo parlare di difetti, e per la prima volta dall’approdo del franchise sul precedente Switch fatichiamo davvero a trovarne, storceremmo un pizzico il naso su come questa longevità viene gestita. Da una parte comprendiamo benissimo gli incentivi positivi ad effettuare il login ogni giorno, ma in alcuni casi la nostra mano viene un po’ forzata. Capita con la sopracitata lavorazione dei materiali, e avviene in modo decisamente più pesante con le abitazioni da costruire. Spesso e volentieri, basta superare di poco le dimensioni di una catapecchia per ritrovarsi costretti ad attendere l’indomani. Come abbiamo spiegato nei nostri trucchi e consigli basta lasciare il processo edilizio per ultimo prima di chiudere il gioco; se non altro, il tutto è un po’ meno invasivo di quanto visto in Animal Crossing.
Come Mew sotto al camion | Recensione Pokémon Pokopia
Non scherzavamo sulla longevità: in ogni bioma noterete una vasta quantità di location del tutto estranee ai centri abitati che state cercando di rimettere a nuovo. È soprattutto qui che i segreti iniziano davvero a spuntare come funghi (su Paras). Non è raro, come ad esempio avviene nella grotta dove Onix è intrappolato a inizio gioco, scavare in punti al di fuori del percorso indicato e scoprire altre zone isolate e (fino a quel momento) non comunicanti con il mondo esterno. È forse paragonabile al delirio di Donkey Kong Bananza? A seconda di come la vedete, probabilmente sì. Fossili esplosivi, reperti dell’umanità che fu, materiali, corsi d’acqua da ricondurre ai bacini inariditi: non manca nulla.
La mole immane di contenuti da sbloccare si estende anche alle varie opzioni con cui personalizzare Ditto. Talvolta i racconti del passato alludono alle capigliature e al vestiario dei vari capipalestra di Kanto: la continua enfasi sulla prima regione del Pokémondo normalmente sarebbe già venuta a noia, di questo passo, ma dobbiamo riconoscere che stavolta il fanservice dedicato ai nostalgici è stato gestito in maniera sopraffina. Reperire questi racconti, infatti, ci dona una versione in scala del look degli allenatori in questione (con un paio di eccezioni “estere” su cui non vogliamo rovinarvi alcunché). Ogni buona parola spesa in favore del gioco, a ben pensarci, si può riassumere come quell’impegno tipico dello studente che non si accontenta certo della sufficienza.
Quando Nintendo posa l’indice sul naso | Recensione Pokémon Pokopia
Di cose da dire, volendo, ne avremmo anche molte altre, ma se ci soffermassimo su Pallichu e sui procacciatori locali di tenerezza rischieremmo di scadere nel pubblicitario; noi siamo qui solo per parlare della qualità del gioco, e ci pare sia più che ora di inquadrare la grafica. È sorprendente, seppur meno ricordando il coinvolgimento di Koei Tecmo, quanto renda bene il matrimonio inatteso tra le creature di Game Freak e l’estetica cubica di Minecraft ed annessi imitatori. Nonostante sia un potenziale incubo per l’hardware, le prestazioni reggono benissimo. Non solo: strano a dirsi, almeno finora, per un prodotto legato a Pokémon nel periodo post-portatile… ma abbiamo di fronte un potenziale showcase per la console.
Non abbiamo nulla da eccepire, similarmente, per il sonoro. I riarrangiamenti rilassati, nostalgici, malinconici e a tratti apertamente tristi dei grandi classici sono una gioia per le orecchie, dalle note spente dei biomi inizialmente in rovina alle riprese più trionfali (ma “vacanziere”) di quegli stessi temi a ristrutturazione conclusa. Punti bonus, ovviamente, per le versioni originali dei brani a cui possiamo accedere tramite Rotom Stereo/Discorotom dandogli i CD da collezionare (disponibili nelle versioni Game Boy, Game Boy Advance e Nintendo Switch), ma è “solo” una gradita aggiunta. Da applausi anche i jingle, riproposti in chiave “giocattolosa”, e in generale l’intero comparto audio.
Considerazioni conclusive
Non prendiamoci in giro: se già siete fan del brand Pokémon, di certo non avrete aspettato la nostra recensione per acquistare Pokopia. Per voi, in questo caso, i 70 euro richiesti sarebbero risultati una cifra irrisoria anche senza leggere una sola riga di questo articolo. La domanda, però, è un’altra: che dire degli altri? Buone notizie – gli appassionati dei cozy game possono trovare in questo titolo il punto d’accesso ideale per l’IP, e anche i curiosi sono benvenuti. Sì, proprio i giocatori rimasti sbigottiti solo all’idea di una premessa tanto bizzarra come “un simulatore di vita rilassante post-apocalittico nel mondo dei Pokémon”. Ma tant’è, la vita ogni tanto è strana e a noi va bene così.
Come abbiamo notato nell’arco della nostra disamina, il solo difetto risiede in una gestione non sempre onesta della longevità; alcuni mezzucci, forse, sono un pizzico truffaldini (nonché aggirabili mettendo mano a data e ora della console, come già saprete). E, supponiamo, il fatto che il genere potrebbe risultare indigesto ai giocatori più votati all’azione. Sorvolando (con la trasformazione in Dragonite ottenibile molto più in là) su questi due dettagli, però, abbiamo di fronte quella che mai avremmo sospettato essere la vera, autentica, sincera, (auto-)celebrativa, reverenziale, rispettosa e, molto semplicemente, più degna celebrazione del franchise, in barba ai GdR. Auguri ancora, Pokémon. Stavolta sul serio.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttotek.it per tutte le notizie più importanti per i gamer e non solo. Per i vostri bisogni puramente videoludici, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- Longevità semplicemente fuori parametro…
- Uno showcase grafico con prestazioni solide
- Il comparto sonoro è una lettera d’amore
- Potenziale di terraforming quasi illimitato
- Interazioni con NPC assolutamente non scontate
- Ibrido Minecraft-Animal Crossing profondo e funzionale
- Benissimo il multiplayer, specie a Villabianca
Punti a sfavore
- … ma, da cozy game, un po’ imbrogliando












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