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Dopo averlo giocato a fondo siamo finalmente pronti a parlarne: ecco, dunque, la nostra recensione di Death Stranding 2: On the Beach, secondo capitolo della serie targata Hideo Kojima
Ci sono dei videogiochi che segnano la personalità di chi li gioca e che hanno un impatto significativo sull’intera industria e sull’intero mercato. Questo è sicuramente il caso di Death Stranding, opera di Hideo Kojima che nell’ormai lontano 2019 ha creato uno spartiacque nel settore. C’è stato chi lo ha amato e chi non lo ha apprezzato, un titolo sicuramente tanto evocativo quanto divisivo ma una cosa è certa: l’impatto e la personalità dimostrati da un titolo come Death Stranding è difficile riscontrarli in altri prodotti. Nella recensione di oggi andiamo a trattare il secondo capitolo di questa che, ormai, sta diventando una serie, Death Stranding 2: On the Beach.
Di nuovo al fianco di Sam | Recensione Death Stranding 2: On the Beach
Sì, siamo di nuovo al fianco di Sam (Norman Reedus), il protagonista del primo e del secondo capitolo di questa storia. Una storia che, lo diciamo fin da subito, funge da motore principale e da collante per l’intera esperienza e di cui non andremo a fare alcuno spoiler. Della gestione della narrazione, però sì, possiamo parlare. Se nel primo titolo siamo stati messi di fronte ad una narrazione criptica, a tratti forse eccessivamente, in questo sequel è possibile riscontrare una piccola ma interessante inversione di marcia.
La narrazione, infatti, seppur ancora abbastanza criptica e ricca di misteri, beneficia di alcune aperture, dettate, principalmente, dalla presenza di alcuni spiegoni – spesso affidati ad un nuovo personaggio – che chiariscono alcuni passaggi e dettagli dell’intera vicenda. Sono proprio i personaggi a modificare il ritmo della narrazione stessa, tramite la scoperta o la riscoperta di alcuni di essi, entreremo in contatto con ulteriori elementi della lore dell’intero universo di Death Stranding. Come nel primo capitolo, tutti i personaggi sono stati interpretati da attori reali che ne aumentano notevolmente la caratterizzazione.
La svolta action? | Recensione Death Stranding 2: On the Beach
Analizzando il gameplay di questo Death Stranding 2: On the Beach, ci viene naturale fare riferimento a quanto analizzato nella recensione della Director’s Cut del primo capitolo. Una versione più completa e con una serie di aggiunte e migliorie che hanno ampliato l’intera esperienza. Una delle novità di quella edizione era relativa alla presenza di maggiori fasi action e di animazioni più fluide e armoniose.
In questo secondo capitolo, la struttura rimane pressoché identica al titolo precedente ma viene, sulla scia di quanto fatto con la Director’s Cut, ulteriormente ampliata verso una maggiore impronta action. Sia chiaro, non siamo di fronte ad un Uncharted o ad un Devil May Cry, ma comunque siamo di fronte ad un titolo che ha cercato di aggiungere e puntellare un elemento che, nel primo capitolo, aveva in parte tralasciato. Se nel primo capitolo, infatti, in molti casi, le fasi action erano dettate da una scelta del giocatore, in questo secondo capitolo, complice la presenza di quest dedicate, le fasi action verranno “imposte” dalla campagna stessa e dal gioco stesso.
Chiaramente – non poteva non essere così – si tratta di una componente action orientata ad un gameplay stealth. Spesso, queste fasi più movimentate, beneficiano in termini visivi di animazioni organiche e fluide ma, in termini di feedback, queste stesse animazioni spesso si traducono in qualche problema di input-lag e nella sensazione di avere poco controllo di Sam. Menzione a parte per le boss-fight, visivamente eccezionali ma ancora troppo poco ritmiche, spesso ci si riduce a sparare, lanciare bombe senza percepire un reale rischio di sconfitta, con i boss che assumono le sembianze di bullet-sponge.
Esplorazione, abilità e social | Recensione Death Stranding 2: On the Beach
Per quanto concerne, invece, l’esplorazione del mondo e la gestione dei carichi, anche in questo caso possiamo segnalare l’introduzione di alcune novità. Potremo decidere di utilizzare nuovi gadget e nuovi accessori per poter modificare il mondo di gioco, che rimane, esattamente come avvenuto nel primo capitolo, un mondo estremamente social, in cui sarà possibile individuare delle strutture realizzate anche da altri giocatori.
Una delle principali novità di Death Stranding 2: On the Beach, riguarda la presenza di vere e proprie abilità, individuate come Aggiornamenti APAS, che potremo sbloccare a seconda delle esigenze e dell’albero che vogliamo sviluppare: combattimento, esplorazione o attività svolte da Sam stesso e così via. Sam che, ovviamente, avrà uno zaino da gestire e anche per quest’ultimo sono state introdotti accessori che possono modificare determinati parametri come il peso percepito, la capienza ecc…
Inoltre sarà possibile utilizzare dei veicoli, la cui guida risulta essere più intuitiva e funzionale rispetto al precedente titolo. Death Stranding 2: On the Beach, così come il primo titolo, è un gioco che si basa sul viaggio e sul concetto di viaggio e a proposito di ciò segnaliamo la possibilità di effettuare dei viaggi rapidi. Spesso ci si può trovare a dover accettare degli incarichi in dei punti della mappa in cui, in quel momento, non siamo presenti fisicamente.
Tutto ciò può avvenire grazie all’introduzione di un nuovo elemento, la “DHV Magellan“, ovvero una sorta di astronave/sottomarino (perché si muove tra le correnti di catrame) con cui sarà possibile raggiungere velocemente determinati luoghi della mappa. Inoltre, la DHV Magellan, sarà la sede delle operazioni della nuova organizzazione per cui lavorerà lo stesso Sam e che si presenta come una sorta di hub centrale, sia per quanto riguarda la gestione del gameplay, sia della narrazione.
Il solito ottimo lavoro del Decima Engine| Recensione Death Stranding 2: On the Beach
Lo diciamo fin da subito, Death Stranding 2: On the Beach, tecnicamente parlando, è uno dei migliori prodotti di questa generazione. Dal punto di vista grafico, il primo capitolo è stato, anch’esso, uno dei punti più alti della generazione PS4 e questo secondo capitolo non è da meno anche se, l’impatto visivo genera probabilmente meno stupore di quanto avvenuto nel 2019. Vale un po’ lo stesso discorso fatto con God of War: Ragnarok; se all’impatto del primo titolo siamo rimasti a bocca aperta, in questo caso rimaniamo piacevolmente colpiti ma non sconvolti.
Il lavoro, però, effettuato sulle animazioni facciali è uno dei punti di maggiore forza dell’intero prodotto – con qualche leggerissima eccezione, talvolta alcuni personaggi non risultano essere convincenti al 100% -. Un plauso va anche fatto ai doppiatori della versione italiana e alla selezione musicale, coinvolgente e capace di sposarsi perfettamente con ogni momento in cui viene tirata in causa. Ma anche su questo, vista l’esperienza precedente, non avevamo dubbi.
Tiriamo le somme!
Ed eccoci, dunque, alle battute finali di questa recensione di Death Stranding 2: On the Beach. Il secondo capitolo di questa serie targata Kojima Productions si conferma come uno dei titoli più d’impatto dell’intero mercato. Si tratta di un gioco sul quale si è cercato di apportare delle modifiche e degli ulteriori dettagli e orpelli ad un abito che già in passato aveva convinto. Non mancano, certo, dei difetti che, però, non vanno a determinare negativamente l’esperienza complessiva. Il viaggio di Sam continua e con lui continua e si alimenta la nostra empatia, verso un protagonista che racchiude l’essenza del gioco stesso, specchio di un’umanità decadente e nostalgica ma che continua ad accettare di caricarsi sulle spalle diversi pesi da portare in giro, senza smettere mai di credere nella possibilità di un futuro migliore.
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Punti a favore
- Gameplay più action...
- Animazioni facciali di prim'ordine...
- Graficamente eccezionale...
- Narrazione (leggermente) più aperta
- Nuovi gadget e possibilità d'esplorazione
- Doppiaggio e musiche eccellenti
Punti a sfavore
- ...le boss-fight non convincono pienamente e talvolta si ha la sensazione perdere il controllo di Sam
- ...a tratti poco convincenti su qualche personaggio
- ...ma non sbalorditiva come per il primo capitolo









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