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Un recente studio evidenzia che il problema della plastica sta sfuggendo sempre più al nostro controllo e gli attuali sforzi per uscire da questo caos non sono neanche lontanamente sufficienti.
Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Science, ha rivelato che da 24 a 34 milioni di tonnellate di plastica inquinante si riversano nell’ambiente marino ogni anno. Si tratta di circa l’11% del totale dei rifiuti di plastica generati nel mondo. Le cose peggioreranno nel prossimo decennio, con un massimo di 53-90 milioni di tonnellate che probabilmente finiranno nell’ambiente acquatico, per ogni anno a seguire, fino al 2030. Nel 2015 si diceva che la plastica rilasciata negli oceani e nei corsi d’acqua equivalesse a 8 milioni di tonnellate. Se il mondo dovesse ridurre l’inquinamento da plastica al di sotto di questo livello, ciò richiederebbe uno straordinario sforzo globale. Per prima cosa bisognerebbe ridurre del 25-40% la produzione di plastica in tutti i settori. Andrebbe migliorata la raccolta e gestione dei rifiuti, almeno fino al 60% in tutte le economie produttive. Poi dovremmo recuperare come minimo il 40% delle emissioni annuali di plastica, attraverso specifiche operazioni di pulizia.
Uno sforzo immane
La dottoressa Stephanie Borrelle, autrice principale della ricerca, presso l’Università di Toronto in Canada, ha dichiarato:
Per fare un esempio la sola pulizia richiederebbe che almeno 1 miliardo di persone partecipino all’annuale International Coastal Cleanup di Ocean Conservancy. Questo sarebbe un compito erculeo, dato che è 660 volte superiore allo sforzo della pulizia fatta nel 2019.
Il solo iniziare ad affrontare questo problema necessiterà di uno sforzo globale coordinato, anche se sembra che alcuni paesi avranno bisogno di maggiore concentrazione e attenzione. Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Sri Lanka sono i peggiori inquinatori del pianeta. In effetti, la Cina da sola sembra essere collegata ad almeno un terzo dell’inquinamento da plastica. Tuttavia, la colpa non cade direttamente su di loro. Molti di questi paesi asiatici hanno importato un’enorme quantità di plastica e altri materiali riciclabili da paesi stranieri, in particolare dall’Europa e dal Nord America.
La dottoressa Chelsea Rochman, professoressa ed assistente presso il Dipartimento di ecologia e biologia evolutiva dell’Università di Toronto, ha aggiunto:
A meno che la crescita della produzione e dell’uso della plastica non vengano arrestate, è essenziale una trasformazione fondamentale della sua economia in un quadro basato sul riciclaggio.
Plastica, flagello del pianeta
L’entità della morte e dei danni causati dall’inesorabile deflusso di inquinanti plastici è sconosciuta. Sicuramente sta mettendo a dura prova la salute dei nostri ecosistemi. Come solo uno dei tanti esempi, uno studio del 2019 ha trovato almeno 1.000 casi documentati in cui squali e razze erano rimasti impigliati nei rifiuti di plastica oceanica. Ci sono state anche numerose e recenti segnalazioni di balene morte a causa del quantitativo di plastica presente nelle loro viscere. L’inquinamento da plastica può iniziare dalle reti da pesca scartate o bottiglie di bevande, ma alla fine può degradarsi in microplastiche, che vanno da 5 mm a 100 nm (nanometri) di diametro. Queste particelle di microplastica si sono infiltrate praticamente in ogni ecosistema della Terra, dal ghiaccio dell’Antartide al ventre delle creature viventi del pianeta e possono essere trovate anche nelle feci e negli organi umani. Restate sintonizzati sulla nostra rubrica.






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