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Il riscaldamento globale rende sempre più torrida la terra, ma è l’oceano a soffrire più di tutti per l’aumento della temperatura. I ghiacciai ai poli perdono enormi iceberg con un ritmo sempre crescente, mettendo in pericolo l’intero globo
Sentiamo sempre più spesso parlare di surriscaldamento globale e di cambiamenti climatici, ma facciamo fatica a renderci davvero conto di quello che sta succedendo intorno a noi. Il tempo dell’uomo si misura in ore, minuti, giorni al massimo; già quando ci chiedono di ripercorrere un’intera settimana o il mese appena trascorso facciamo fatica a ricostruire interamente tutti gli eventi che abbiamo vissuto. La nostra cognizione del tempo è quindi troppo limitata per permetterci di apprezzare realmente quello che sta succedendo al nostro pianeta a causa del surriscaldamento globale.

Temperature anomale nel mondo negli ultimi 10 anni
Surriscaldamento globale: una tortura lenta per l’uomo e il suo pianeta
Se prendiamo ad esempio le variazioni della temperatura media, parliamo di oscillazioni di circa due gradi nell’arco di circa 10 anni. Che cosa stavate facendo 10 anni in questo momento? E chi se lo ricorda! In altre parole ci accorgiamo che d’estate fa molto caldo, ma non siamo in grado di fare un paragone con l’estate scorsa, né tanto meno con quelle precedenti; non ci accorgiamo di variazioni così lente e il nostro cervello tende ad adattarsi molto bene ai cambiamenti graduali: ci sembra quindi che tutto proceda in maniera normale. L’ecosistema invece risente parecchio delle variazioni di temperatura, specialmente quando esse si protraggono nel lungo periodo.
Gli ecosistemi marini che per milioni di anni sono stati brulicanti di vita risentono parecchio dell’aumento della temperatura media. Infatti si stima che oltre il 90% del calore generato dal riscaldamento globale venga assorbito dal mare; inoltre l’acqua tende ad immagazzinare il calore più facilmente rispetto alla crosta terrestre ed la sua temperatura è molto meno sensibile alle fluttuazioni naturali – potete sincerarvene quando andate al mare i primi giorni dopo i primi giorni di sole all’inizio della primavera: nonostante l’aria e la terra siano calde, l’acqua è molto fredda per via della forte inerzia termica; al contrario se andate in spiaggia durante una notte estiva troverete la sabbia fredda e l’acqua tiepida, proprio perché quest’ultima rilascia il calore accumulato molto più lentamente. Un tragico esempio delle conseguenze catastrofiche dell’aumento della temperatura degli oceani è la morte delle magnifiche barriere coralline che un tempo coloravano i mari tropicali con magnifiche coreografie cromatiche. Si tratta comunque di fenomeni lenti e graduali che facciamo fatica ad apprezzare fino al momenti in cui la situazione non diventa evidente e, purtroppo, irreversibile. Si possono però verificare degli eventi di portata così grande che difficilmente non catturerebbero la nostra attenzione.

Il fenomeno dello sbiancamento dei coralli che porta alla morte di questi organismi a causa delle temperature troppo elevate dell’acqua
Iceberg: una piattaforma di ghiaccio grande come la Francia è in bilico
L’effetto del riscaldamento globale non colpisce solo le barriere coralline dei paesi tropicali, ma agisce in tutto il globo, soprattutto ai poli dove conserviamo le nostre riserve di ghiaccio. La barriera di Ross è una enorme piattaforma di ghiaccio situata nell’Antartide con una superficie di circa 473.000 km², paragonabile a quella della Francia. Si tratta in pratica di un gigantesco iceberg che galleggia sull’acqua, rimanendo collegato ai ghiacciai continentali. La sue dimensioni sono spaventose: oltre 800 km di larghezza e un’altezza che varia tra i 15 e 50 metri sopra il livello del mare, anche se circa 90% del volume dell’iceberg si trova sotto il livello del mare; parliamo quindi di uno spessore totale di centinaia di metri probabilmente.

La barriera di Ross
Sembra però che il riscaldamento degli oceani causato dall’assorbimento di calore dal sole, fenomeno fomentato dal surriscaldamento globale, sia riuscito a mettere in ginocchio questo gigante di ghiaccio. Uno studio internazionale coordinato dall’Università di Cambridge e pubblicato sulla rivista Nature Geoscience ha rivelato che la porzione nord-occidentale dell’iceberg più grande del mondo si sta sciogliendo con una velocità 10 volte superiore al previsto, minacciando uno dei punti d’equilibrio fondamentali per la sua stabilità dell’intera struttura. Il primo autore dello studio, Craig Stewart, commenta:
In genere si pensa che la stabilità delle piattaforme di ghiaccio dipenda dall’esposizione a correnti calde nelle profondità dell’oceano, ma quello che abbiamo scoperto è che anche le acque superficiali riscaldate dal sole giocano un ruolo cruciale.
Per giungere a queste conclusioni il gruppo di ricercatori ha raccolto dati da una sonda oceanografica installata sotto la barriera di ghiaccio dagli esperti neozelandesi del National Institute of Water and Atmospheric Research (Niwa) per circa 4 anni. La strumentazione è stata posta a 260 metri di profondità tramite una trivella che ha forato il ghiaccio. Sono state quindi prelevate le varie misurazioni su temperatura, salinità, tasso di fusione e presenza di correnti oceaniche nella cavità sotto il ghiaccio. Tramite un sistema di radar ad alta precisione è stato possibile monitorare le variazioni di spessore del ghiaccio della barriera di Ross. Il professor Stewart, assieme al collega Poul Christoffersen, ha percorso oltre 1000 chilometri in motoslitta per effettuare delle misurazioni sullo spessore del ghiaccio e per mappare il tasso di fusione basale.
I risultati della ricerca dimostrano che le acqua superficiali, maggiormente soggette al riscaldamento, riescono a penetrare nelle cavità sotto alla grande barriera di ghiaccio fino ad arrivare presso la costa dove l’iceberg si aggancia al continente antartico. Queste infiltrazioni fanno triplicare i tassi di scioglimento durante i mesi estivi. Chiaramente il pericolo di distacco non è imminente, ma possibile, interamente o parzialmente. Una tale massa di ghiaccio disciolto potrebbe avere effetti disastrosi. L’aumento del livello degli oceani è un rischio che minaccia non solo le città costiere con le loro meraviglie artistiche, Venezia prima tra tutte, ma colpisce duramente anche l’agricoltura: la risalita dell’acqua salata a causa dell’innalzamento del livello del mare rende impossibile irrigare i terreni e li rende sterili.

Esploratori all’interno della barriera di Ross
Anche se facciamo fatica a renderci conto dei fenomeni climatici che si stanno verificando nel mondo, dovremmo convincerci prima che sia troppo tardi. Dalla sezione scienze è tutto! Continuate a seguirci per tante news dal mondo naturale e ricordiamoci che ognuno di noi può fare un piccolo gesto, apparentemente insignificante ai nostri occhi, ma fondamentale per proteggere il nostro pianeta nella lenta evoluzione degli ecosistemi. E facciamo in mondo che gli iceberg rimangono attaccati saldamente al continente antartico.




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