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Bentornati all’appuntamento dedicato agli anime, in particolare quelli del catalogo VVVVID, e al loro raffronto con i manga: oggi vi presentiamo Sword Art Online, di Reki Kawahara
La lunga tradizione nipponica dispone di prodotti di altissima qualità, così come tanti altri pessimi; diciamo che è la legge naturale che governa la cinematografia di ogni paese, senza fare eccezioni.
Quando ci accingiamo a leggere un manga, analizzare il relativo anime, e commentarlo con gli amici, facciamo la stessa identica cosa di quando discutiamo le analogie e differenze tra un libro e un film ad esso ispirato. Succede, anche, che il giudizio dato ad una serie o film spacchi completamente a metà la critica, generando schieramenti ben distinti.
É questo il caso di Sword Art Online, sul cui franchise ne abbiamo sentite di tutti i colori negli ultimi otto anni.
Sword Art Online è una serie di light novel scritta da Reki Kawahara e illustrata da abec. La storia segue le vicende di Kazuto Kirigaya, giovane videogiocatore online, che in un futuro prossimo sperimenta le prime realtà virtuali MMORPG.
Reki Kawahara originariamente scrisse la serie in forma di web novel sul suo sito web dal 2002 al 2008. Dall’opera originale derivano il manga pubblicato da Kadokawa, due serie di light novel spin-off, un film e numerosi videogiochi. Un adattamento anime di venticinque episodi, prodotto da A-1 Pictures, andò in onda in Giappone nel 2012 (a cui sono seguite altre due stagioni). Mentre, uno special televisivo riassuntivo, chiamato Extra Edition, venne diffuso nel 2013.
L’anime è disponibile alla visione su VVVVID, Netflix e Amazon Prime.
Trama | Sword Art Online di Reki Kawahara
Kazuto “Kirito” Kirigaya, un genio della programmazione, entra in una realtà virtuale interattiva con pluralità di giocatori (una realtà “massively multi-player online” o “MMO”) denominata “Sword Art Online”. Il problema sta nel fatto che, una volta entrati, se ne può uscire solo vincitori completando il gioco, perché il game over equivale a morte certa del giocatore. Kirito si impegna a fondo per portare a termine il gioco da solo, ma col passare del tempo farà coppia con una giocatrice di nome Asuna, di cui si innamorerà. Due anni dopo, il protagonista scopre l’identità di Kayaba in SAO, lo affronta e lo sconfigge una volta per tutte, guadagnandosi così sia la propria libertà sia quella degli altri giocatori ancora vivi.
La realtà virtuale | Sword Art Online di Reki Kawahara
L’adattamento anime vince nel 2013 il premio come migliore serie televisiva del 2012 al festival Tokyo Anime Award. Infatti, la serie primeggia per due specifici motivi: la visione che dà degli aspetti psicologici della psiche umana in un mondo virtuale, e il suo punto di vista sociologico sulla creazione di un’economia e una società realistiche nell’ambientazione di un gioco massively multiplayer online.
Emerge fin dal primo episodio la sensazione di oppressione che attanaglia i personaggi bloccati all’interno del gioco. La piena consapevolezza che la morte virtuale, corrisponda in pieno a quella reale. Questa problematica, che amplifica su tutti i livelli l’appartenenza ad una realtà virtuale, trasforma l’astratto in concreto, ridefinendo i canoni di ciò che è lecito e non è lecito fare.
Sopravvivere, senza dubbio, è lo scopo ultimo di tutti; ma sulle modalità di sopravvivenza vanno subito a delinearsi strategie diverse. Si innesca così il meccanismo tipico di chi si sente in pericolo: allearsi, combattere insieme per salvaguardarsi, o eliminare chiunque si trovi sulla strada che porta alla vittoria.
In questo continuo scambio di aiuti, emergono i momenti migliori dell’intera serie. Ci sono episodi dedicati agli incontri del protagonista con altri giocatori erranti, i quali ci regalarono momenti di grande introspezione psicologica. La paura della morte, il fallimento, l’ossessione, la delusione e lo spavento sono solo una parte di tutto l’immaginario emotivo messo in campo.
Salti temporali
Il grande difetto della serie sono i frequenti salti temporali; questi colpiscono soprattutto i molteplici personaggi introdotti di volta in volta nelle puntate autoconclusive. Infatti, la storia di coloro che, in seguito, diverranno personaggi ricorrenti è appena abbozzata, dando allo spettatore la fastidiosa sensazione di non aver appresso nella totalità l’importanza narrativa e la caratterizzazione di tali personaggi.
Due archi narrativi | Sword Art Online di Reki Kawahara
Ciò che emerge a conclusione della prima stagione legata al mondo di Sword Art Online, è la divisione tematica e ritmica della serie.
I primi 12 episodi sono incentrati quasi del tutto sulla presentazione del mondo, delle modalità di “gioco” e su un primo accenno di caratterizzazione dei protagonisti. Il pericolo di morte imminente che incombe costantemente sui suoi personaggi, detta le regole del ritmo, preferendo un’introduzione random di nuove personalità, piuttosto che l’osservazione dei combattimenti veri e propri. Inoltre, l’attenzione sembra volersi focalizzare anche su un’altra tematica, quella amorosa: sono questi gli episodi che vedono il nascere dell’innamoramento tra Kirito e Asuna (anche se, a tratti, il loro rapporto si evolve in modo troppo repentino).
Il secondo arco narrativo della serie, invece, mostra uno svolgimento quasi del tutto opposto al primo. Prima di tutto, emerge maggiormente la scansione temporale, visto che gli episodi avvengono tenendo in considerazione i giorni e non, come nei primi episodi, gli anni. Poi, l’insistente alternanza tra realtà e virtualità, unita alle vicissitudini vissute da Kirito, conduce molto di più lo spettatore ad immedesimarsi; si viene quasi catapultati dentro la storia, tanto è forte il trasporto emotivo.
Conclusioni
Sword Art Online era e rimane ancora oggi un prodotto di qualità indiscutibile.
Al di là di una trama avvincente, che ci pone costantemente difronte a tematiche di forte rilevanza emotiva, la serie vanta un comparto artistico ottimo e un accompagnamento sonoro sublime; il tutto, anche a distanza di qualche anno, regge ancora il confronto con produzioni più recenti.
Come può succedere, di rado ma succede, l’opera è tratta da una light novel divenuta manga solo successivamente. La paura di perdere l’essenza della storia, soprattutto con più passaggi stilistici, poteva essere un grande rischio; tuttavia, la questione è stata arginata in modo ineccepibile: i nove adattamenti manga della serie sono stati tutti scritti da Reki Kawahara. Dando in mano allo scrittore originale il destino dell’opera che lo ha reso famoso in tutto il mondo, è stata una mossa astuta e sensata.
In fine dei conti, il successo si deve tutto alla mente geniale di Reki Kawahara. É solo grazie a lui se Sword Art Online è una delle serie di light novel più vendute al mondo, con ben otto dei suoi volumi in cima alle classifiche delle vendite. Senza tralasciare l’adattamento anime, premiato come migliore serie televisiva del 2012 al festival Tokyo Anime Award 2013.
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