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Guida pratica alla “lettura” di Mother!, ultima fatica del regista visionario Darren Aronofsky
Il regista reso celebre da film come Requiem for a Dream, The Wrestler (Leone d’Oro al Festival di Venezia nel 2008) e naturalmente Il cigno nero, ha portato sul grande schermo la sua idea della storia dell’umanità.
Mother!, inizialmente pubblicizzato come un horror, si rivela più vicino alla definizione di criptico thriller psicologico. Claustrofobico, sconvolgente, a tratti folle ma guidato da continui riferimenti alla Bibbia, da cui prende le mosse. L’intento è solo uno: mandare un potente messaggio che per essere ricevuto deve prima scuotere, disturbare, persino soffocare lo spettatore, fino all’epifania finale.
Presentato alla 74° Mostra Internazionale del cinema di Venezia, è approdato al cinema lo scorso 28 settembre e ha fin da subito diviso e sconvolto i suoi spettatori. Vanta fra i suoi interpreti i premi Oscar: Jennifer Lawrence e Javier Bardem, oltre a Ed Harris e Michelle Pfeiffer.
Mother!, una riscrittura delle Sacre Scritture, ma in chiave metaforica
Mother! spinge lo spettatore a riflettere e decifrare le scene una dopo l’altra nel tentativo di restare al passo con la trama.
C’è tutto: il principio di tutte le cose, magma ancora da plasmare ma con una propria forza vitale, Dio e Madre Natura in un Eden appena costruito (o ricostruito), l’arrivo inaspettato e invadente dell’uomo e la donna, Adamo ed Eva, l’infrazione del divieto. Si continua con l’omicidio di Abele per mano di Caino, il diluvio universale, la nascita del Salvatore e il seguente omicidio in nome di una causa più grande.
Niente è detto chiaramente. Tutto è un sussurro all’orecchio degli spettatori, sussurro che alla fine si trasforma in un urlo, quasi agghiacciante, come l’urlo della protagonista che stremata da ciò che gli esseri umani hanno fatto di lei, senza più speranze, decide di mettere fine a tutto e distruggere ciò per cui ha lavorato tutta la vita. Ed ecco che la scena finale coincide di nuovo con quella iniziale, magma intriso di forza vitale.
Prestate attenzione ai dettagli
Jennifer Lawrence, quella Mother richiamata dal titolo, è presente in ogni inquadratura con continui e velati rimandi di immagine alla Venere e alla Primavera del Botticelli, come una Musa senza pace di un Dio poeta e creatore. Non lascia mai la Casa in cui si svolge l’intero film, di cui cura ogni dettaglio, ma che nessuno degli ospiti che vi si susseguono rispetta in alcun modo. Dopo pochi minuti si ha l’irrefrenabile voglia di urlare, di mettere fine alla frustrazione, che scena dopo scena cresce dentro chi guarda il film come dentro la sua protagonista.
Qui le parole di Jennifer Lawrence al Telegraph.
In tutto questo non va dimenticato il ritratto che il regista fa di Dio, Javier Bardem: un Dio accogliente e a seguire collerico, a tratti Luciferino, ma al contempo come abbagliato dalla propria fama, impotente dinanzi al fanatismo scaturito da un suo semplice gesto. Esso è relegato ad un ruolo quasi marginale da una folla impaziente e frenetica che non si cura di lui, ma solo del potersi accaparrare qualcosa che gli sia appartenuto e che infine cannibalizza suo figlio, in una resa spietata della cerimonia dell’eucarestia.
Mother!, cosa rimane quando si accendono le luci in sala?
Mother! è un film che mira a svegliare chi lo guarda da un torpore quasi perpetuo, che solletica i pensieri e le paure più recondite dello spettatore. Non vuole lasciare indifferenti e lo si può apprezzare solo se ne viene colta l’allegoria di fondo, così ben ideata da Aronofsky. La stessa Jennifer Lawrence ha dichiarato di aver visto il lavoro completo solo al Festival di Venezia e di esserne rimasta sconvolta, tanto da farle lasciare la sala praticamente subito dopo la fine della proiezione.
Essendo stata fra i presenti posso confermare che per un attimo la sala è rimasta immobile. Un’immobilità quasi di ghiaccio, prima di iniziare un timido applauso. Un applauso perplesso o forse ancora abbagliato dalla straziante verità che promuove il film.
L’uomo è il male più grande e distruttivo che esista, distrugge, rovina e uccide tutto ciò che non gli appartiene senza curarsi delle conseguenze.
Aronofsky ha dichiarato in una recente intervista di aver scritto la sceneggiatura in una sola notte, dopo essersi reso conto di come l’uomo stia rovinando tutto ciò che gli è stato donato.
Non resta che attendere le prossime candidature agli Academy Awards, che magari potranno essere un modo, per coloro che inizialmente non lo hanno realmente apprezzato, di riscoprirlo e guardarlo con occhi diversi.
Intanto godetevi il trailer qui sotto!
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