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Amato e odiato, “5 cm al secondo” rappresenta sicuramente una svolta di maturità per il grande regista Makoto Shinkai che si sta facendo largo nello scenario dell’animazione mondiale. Il lungometraggio arriva nei cinema italiani per la prima volta in una versione ristrutturata per permettere al pubblico di apprezzarne la bellezza, ma forse questo potrebbe non essere sufficiente. Ecco perché ho sentito la necessità di scrivere le parole che seguiranno
Ho sentito molte volte denigrare lo stile di Makoto Shinkai e soprattutto “5 cm al secondo” è stato vittima di un bullismo particolarmente pesante. Nonostante abbia apprezzato altri lavoro di Shinkai e altri grandi maestri, sono tutt’ora convinto che pochi si siano avvicinati – forse Mamoru Oshii con il suo “The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo” si può difendere abbastanza bene – alla delicata e cruda bellezza che possiamo vedere tra le scene di “5 cm al secondo”. Dico tra le scene non a caso perché questo è un film che va visto con degli occhi molto diversi da quelli con cui siamo abituati a vedere un film. Vorrei provare con questo articolo a donarvi la mia personale visione per sbloccare il vostro potenziale nascosto e permettervi di apprezzare tutta la bellezza contenuta in questo breve lungometraggio, un po’ come gli Uchiha che si devono scambiare gli occhi per ottenere il potere dello Sharingan Ipnotico Eterno. Sarebbe stupido mettere uno spoiler alert sul commento a “5 cm al secondo”, non trarrete nessun piacere dall’intreccio della trama, anzi non dovreste proprio preoccuparvi di cercarlo. Il piacere nella visione di questo lungometraggio sta altrove ed ora tenterò di mostrarvi dove.
“5 cm al secondo”: un dipinto a 25 frame per secondo
Si tratta sicuramente di un film lento nel ritmo, molto diverso dai moderni colossal hollywoodiani e più simile ai film d’autore di qualche decennio fa. Ma siamo proprio sicuri che l’unico scopo del maestro Makoto Shinkai fosse quello di farci addormentare sulla poltrona. Oggi forse non siamo più abituati a prestare attenzione ai dettagli, ci interessano solo le esplosioni grandiose e le scene ricche di movimento. Ma la verità è che durante la nostra vita reale non troveremo mai – speriamo – nessuno stimolo del genere. Ecco perché è così importante la lentezza di “5 cm al secondo”, ci permette di concentrarci sui dettagli banali, gli stessi del mondo che ci circonda e che in genere trascuriamo perché presi dalla frenesia di seguire l’azione.
Sotto l’abile mano dei disegnatori ogni anfratto della realtà si carica di una bellezza potente e cruda. Cruda perché è una bellezza grezza, che possiamo incontrare tutti i giorni: il cielo attraversato da un uccello in volo, la pioggia, la strada e naturalmente i fiori di ciliegio. Ecco che lo sfondo e la scena in sé prendono un ruolo fondamentale nella narrazione stessa, a discapito anche delle figure dei protagonisti umani che spesso sono più stilizzate e meno ricercate. I lunghi monologhi, accompagnati da una colonna sonora da brividi, si fondono con l’immagine presentata nella scena; ed ecco che ci sembra sul serio di essere sotto la pioggia e di poterne apprezzare ogni singola goccia, sentiamo il freddo pungente delle raffiche di vento, la morbidezza di un prato verde e l’immensità del cielo. Le azioni dei protagonisti passano in secondo luogo, sono insignificanti quasi, come un chiacchiericcio di sottofondo.
L’emozione deriva direttamente dalla congiunzione di numerosi e diversi stimoli sensoriali che tentano di ricostruire le reali sensazioni che si proverebbero a vivere in prima persona le scene del film – che torno a ripeterlo sono perfettamente compatibili con la nostra quotidianità, nulla di straordinario. Si tratta di un’emozione intensa, ma indefinita: “Non è morto nessuno, stanno solo guardando il cielo, eppure mi sento triste”. Normalmente non sappiamo spiegare le emozioni che proviamo quotidianamente; le viviamo e basta, come davanti ad un dipinto di un grande artista del passato: non sappiamo perché ne siamo attratti, non sappiamo dare una forma alla sua bellezza, eppure la percepiamo. Ecco, “5 cm al secondo” è questa bellezza celata e seducente, sparata sullo schermo 25 volte al secondo.
“5 cm al secondo”: la distanza tra esseri umani
Questo è sicuramente il tema preferito di Makoto Shinkai. Compare in tutti i suoi film, ma la capacità di approfondimento e narrazione mostrata in “5 cm al secondo” non ha ancora eguali. La distanza tra essere umani viene sfaccettata ed analizzata in diversi modi e in tutto il film si ha la sensazione di voler afferrare qualcosa che però sta troppo distante, di rincorrere qualcosa di irragiungibile e ignoto. Questa sensazione un po’ alienante e fastidiosa – ovviamente, non è bello percepire una distanza -, che è la base su cui è stato costruito l’intero lungometraggio, forse ha contribuito a rendere più criptico il film. In tanti hanno affermato, in diverse sfumature di semantiche che non riportiamo letteralmente: “Non ci ho capito niente, non ho trovato il senso”. Sì, esatto. Significa che il film è stato fatto bene e che ti ha instillato esattamente lo stesso stato d’animo dei protagonisti.
Takaki e Akari
Il tema della distanza viene presentato in maniera problematica e drammatica nei primi due episodi in due diverse declinazioni. La prima è una distanza che si misura in kilometri e in secondi, quella che separa Takaki ed Akari. Si tratta della definizioni più banale che possiamo dare alla distanza, la risposta che darebbe anche un bambino. Tuttavia la narrazione che se ne fa nel film non è affatto banale. La percezione di questa distanza arriva sin dai primi frame, grazie alle lettere che raccontano il passato dei protagonisti. Shinkai ci fa penare ogni singolo centimetro di quella distanza, ne sentiamo tutto il peso grazie alla lentezza e banalità del viaggio in treno di Takaki. E poi tutto si consuma in un attimo. Decine di kilometri percorsi, centinaia di minuti investiti in quell’unico attimo, quell’atomo di piacere in cui la distanza si annulla e le due anime si incontrano. Proprio come un fiore di ciliegio: dopo un’attesa durata un intero inverno, ai primi tiepidi raggi di sole, il ciliegio raccoglie tutte le forze per far sbocciare i suoi fiori. Tutto per uno spettacolo che dura pochi giorni, dopo di che i petali cadono inesorabilmente a terra, 5 cm al secondo.
Takaki e Kanae
La seconda è la distanza che separa invece Takaki da Kanae. Si intuisce subito che si tratta di un concetto diverso, anzi, diametralmente opposto: Takaki e Kanae abitano nella stessa strada, frequentano la stessa scuola, addirittura spesso escono assieme dopo la scuola. Sono più vicini che mai. E invece no, bambino mio, la tua ingenuità ti inganna. Takaki e Kanae sono lontanissimi. La distanza che li separa non si può misurare, ma la percepiamo come immensamente grande. Si tratta della distanza dei sentimenti. Anche se il loro respiri quasi si confondono, essi non possono toccarsi. Non esisterà mai un contatto, uno scambio di emozioni. Kanae è un po’ immatura e infantile, come il bambino che abbiamo interrogato poco fa, e non riesce a capirlo subito. Dovrà farsi coraggio e provare a colmare quella distanza per capire che in realtà è immensa: Takaki è irraggiungibile. E forse proprio per questo risplende nel cuore di Kanae come una stella lontana e bellissima. È il concetto dell’amore platonico, infinito e atemporale, proprio perché irraggiungibile.
“5 cm al secondo”: il vuoto della solitudine, l’illusione e il futuro
L’ultimo episodio che compone il lungometraggio come un imbuto raccoglie tutta l’essenza che trasuda dagli altri due e alimenta un sottile rivolo che scorre verso il futuro. La solitudine è palesemente padrona dell’animo dei protagonisti; Takaki e Akari, Kanae e Takaki sono distanti e quindi soli. Durante quasi tutto il film siamo immersi nella disperata e immensa solitudine dei protagonisti, molto accentuata dall’uso dei flussi di coscienza e dalla quasi totale assenza di altri personaggi oltre ai protagonisti stessi. Ma che cosa significa? Che l’uomo è destinato ad essere solo? Non esattamente: sarà certamente faticoso raggiungerli, ma nella nostra vita sicuramente vivremo dei momenti di reale contatto con gli altri. Intendiamoci: condividere il tempo e lo spazio con altre persone non è entrare in contatto con loro; entrare in contatto con una persona è percepire esattamente quali sono i suoi sentimenti, le sue paure e le sue emozioni e comprenderle, farle proprie. Molto spesso avrete sentito l’espressione due cuori che battono all’unisono che rende molto bene questo concetto.
E poi che succede? Abbiamo così paura di rimanere soli di nuovo che ci aggrappiamo avidamente a quell’unico e irraggiungibile attimo passato di empatia e crediamo di poterlo rivivere, ricreare tale e quale. E invece è tutto un’illusione che ci rende ciechi, freddi ed incapaci di provare nuove emozioni. Questa è la lontananza che separa Kanae da Takaki. Solo la paura della solitudine e l’illusione di poter rivivere ciò che è stato. Ma la verità è che i ciliegi non rifioriranno mai più di una bellezza come in quella notte, ma ciò non significa che non potranno più rifiorire di una bellezza diversa. La bellezza è difficile da raggiungere ed è effimera, vorremo stringerla tra le mani e tenerla sempre con noi, ma non possiamo. Rimarrà sempre un pezzo di Akari in Takaki. Ma il passato va lasciato alle spalle per poter costruire un nuovo, radioso futuro. Grazie Akari, ma è tempo di cercare uno nuovo campo di ciliegi.
Prima di concludere vi invito ad osservare con attenzione ogni piccolo particolare di questo lungometraggio. Ogni scena, ogni oggetto ritratto è carico di un significato: il treno e la distanza, il razzo e la solitudine, il cielo e l’immensità della bellezza, i contenitori delle bibite – non avete notato che Kanae è sempre stata indecisa su cosa scegliere e invece la sera in cui dà una svolta definitiva alla sua vita, la sera in cui scioglie la confusione che la soffocava e prende fiducia in sé stessa, quella sera sceglie immediatamente la bibita, ed è la stessa di Takaki; non è un caso. “5 cm al secondo” è un film noioso fatto di particolari che richiedono una particolare sensibilità per poter essere apprezzati. Respirate a fondo, siate pazienti, esplorate ed assaporate fino in fondo ogni dettaglio. Vi sconvolgerà la bellezza che riuscirete a percepire.
“5 cm al secondo”: al cinema nei prossimi giorni
Il film sarà proiettato nelle sale il 13, 14 e 15 maggio grazie al lavoro di Nexo Digital che lo porterà nei migliori cinema d’Italia. Inoltre se vorrete dare un seconda possibilità di stupirvi all’abilità di Makoto Shinkai, in attesa del suo nuovo film in uscita quest’estate, vi consigliamo anche “Il giardino delle parole”: un altro lungometraggio che merita di essere visto, molto più semplice e diretto di “5 cm al secondo”. Dalla sezione cinema e serie TV è tutto! Spero di avervi annoiato abbastanza da convincervi ad andare al cinema a vedere questa piccola perla d’animazione.
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Sara96
11 Aprile 2020 alle 16:21Secondo me l’illusione di poter rivivere un sentimento così forte fa si che si aggrappino ad esso, rendendoli ciechi e portandoli alla solitudine. La solitudine è una conseguenza, e non una causa per cui ci si aggrappa al ricordo. L’illusione è l’unica causa che li porta a negare tutto il resto del mondo, nella speranza di poter tornare a ciò che è stato.
Alberto Bacchin
13 Aprile 2020 alle 12:22Ciao Sara, grazie per il tuo commento! La tua visione è sicuramente interessante. I ricordi possono essere sia salvezza che trappola, bisogna saperli gestire nel modo più opportuno. Il passato non ritorna purtroppo, però esiste e fa parte di noi. Ci sono in particolare alcune esperienze che segano la nostra esistenza. É sbagliato tentare di ricercarle nuovamente? C’è questa bellissimo antimonia nel film, sottolineata dal tuo commento: la solitudine causata dalla nostra voglia di fuggire dalla solitudine.