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La serie poliziesca True Detective si rilancia prepotentemente con la terza stagione, dopo una seconda decisamente troppo sentimentale
TITOLO ORIGINALE: True Detective, stagione 3. GENERE: Thriller. NAZIONE: Stati Uniti d’America. REGIA: Saulnier, Sackheim, Pizzolatto. CAST: Mahershala Ali, Stephen Dorff, Carmen Ejogo, Scoot McNairy, Ray Fisher. DURATA: 8 episodi da 55-88 min. DISTRIBUTORE: HBO. USCITA: Gennaio 2019.
La genialitร di Nic Pizzolatto torna a stupire i telespettatori presentando sugli schermi la terza stagione di True Detective. La serie porta avanti il progetto di rivoluzionare un genere quasi abbandonato, a causa di trame troppo noiose, scontate e con una linea netta e fin troppo visibile tra il bene e male. Sotto questo aspetto, Pizzolatto si focalizza sulla struttura e sulle caratteristiche di ogni personaggio, con annessi pregi e difetti, tale da garantire la creazione di un gruppo di soggetti estremamente funzionali, con caratteristiche uniche, senza permettere allo spettatore un giudizio netto ed immediato.
La trama vede i due detective West ed Hays investigare sulla scomparsa dei piccoli Purcell, due bambini che, dopo essere usciti in bici non tornano piรน a casa, sparendo nel nulla. Il tutto si svolge in Arkansas, nel 1980, in una zona periferica e retrograda, dove i due faranno non poca fatica per comprendere la dinamica della scomparsa dei due ragazzini, complice una comunitร rozza e omertosa, volta ad una rapida risoluzione ai danni del “tipo” solitario e non convenzionale. Il caso, inoltre, si sviluppa attraverso tre intervalli temporali, della durata complessiva di 35 anni, lasciando non soltanto i telespettatori in stato confusionale per buona parte della serie, ma anche gli stessi protagonisti che, con lo scorrere del tempo, rimangono inglobati in una mole di informazioni e prove che crescono con l’avanzare del tempo. Quest’ultimi sono inoltre vittime dell’invecchiamento, non ricordando bene e non avendo piรน la forza fisica di una gioventรน oramai lontana. La serie mette a fuoco anche la vita privata dei detective Hays e West, mostrando come questa possa influenzare la sfera professionale. Vengono messi in evidenza difetti conclamati e vizi, lasciando allo spettatore un senso di cinismo che convince, il tutto ampiamente supportato dal fatalismo evidenziato dai due protagonisti, ma senza cadere mai nel banale.
True Detective, stagione 3: il trailer | Recensione
Una questione filosofica | Recensione
Come nella prima, anche in questa terza stagione vengono ripresi concetti che poi hanno reso inconfondibile la serie televisiva attraverso diversi focus quali la concezione del tempo, il nichilismo, l’importanza dei dettagli. Il tempo รจ sicuramente il nemico piรน grande per i protagonisti, come per qualunque soggetto della serie; esso logora i personaggi, li rende insicuri, riporta a galla vecchie prove o semplicemente ne permette un’interpretazione diversa: in questo True Detective si differenzia dalle serie tv crime convenzionali. Il “vecchio” Hays soffre di demenza senile, non ricorda bene gli avvenimenti e necessita della supervisione del figlio poichรฉ non piรน autonomo, ne soffre, comprende di aver speso la totalitร della sua vita alla ricerca di qualcosa che va ben oltre la scomparsa dei Purcell, lasciando ai posteri un senso di impotenza nei confronti di un’eternitร che ai comuni mortali non รจ concessa. West segue la stessa involuzione, tra i due รจ il piรน “pratico”, ma nonostante la forza e il coraggio, anche per lui, il tempo si palesa presentando il conto, abbattendo quelle fondamenta che il protagonista ha costruito nel tempo e lasciando macerie su un percorso di vita che in giovinezza prometteva una terza etร decisamente piรน gloriosa. In questa casistica, lo spettatore riesce sin da subito a carpire le incoerenze del detective, come il razzismo descritto da lui stesso.
Da questo processo temporale i protagonisti ne escono sconfitti, concepiscono e trasmettono allo spettatore tutto il loro nichilismo, ovviamente in maniera mutevole. In giovinezza sono convinti che con le loro esclusive competenze riusciranno a risolvere il caso, contrastando le credenze popolari che non permettono una comprensione cinica dei fatti. Con il progredire della serie essi diventano semplici pedine del tempo, che gli porge prove importanti e non, lasciando loro l’amaro compito di essere semplici verificatori di eventi, colpevoli di aver preso in carico un caso troppo complicato e vittime della stessa vita, che nel frattempo li indirizza verso la fine naturale che appartiene non soltanto ai protagonisti della serie, ma anche ad ognuno di noi. Il loro unico lavoro diventa, quindi, quello di ultimare un puzzle rimasto incompleto per 35 anni, trovando i pezzi giusti e dando cosรฌ senso alle loro vite piรน che alla sparizione dei giovani Purcell.
Terza stagione per tre registi | Recensione
Una delle particolaritร della terza stagione di True Detective รจ senza dubbio l’utilizzo di tre registi differenti: Saulnier, Sackheim, Pizzolatto. Saulnier dirige il primo e il secondo episodio, Pizzolato, che รจ anche l’ideatore della serie, dirige il quarto e quinto episodio e Sackheim dirige il terzo episodio e gli ultimi tre. Da questa premessa si puรฒ notare subito come Pizzolatto interpreti la serie in maniera sperimentale, avvicinando a se collaboratori che si identificano nel suo stesso progetto.
Non si notano infatti grandi differenze tra le puntate dirette dai diversi registi, la sinergia รจ totale, le inquadrature lente sono una costante, un marchio di fabbrica di Pizzolato e della serie televisiva. Le luci calde danno la sensazione di ritrovarsi in un ambiente periferico e sporco ed il tutto รจ poi confezionato dalle sparatorie scenografiche, giร presenti nella prima stagione di True Detective.
True Detective: un passo avanti | Recensione
Ci si trova di fronte un prodotto che cerca di scostarsi dalla seconda stagione e tenta di mettersi in linea con la prima, tanto acclamata quanto non ripetibile. I personaggi principali non sono piรน sentimentali ma cercano di percorrere la strada del fatalismo intrapresa dai detective Cole e Hart della prima stagione. Il tutto ovviamente cercando di diversificarsi per non riproporre la solita minestra, introducendo una nuova storia avvincente e rinnovando ciรฒ che di buono รจ stato giร fatto. Un lavoro non semplice e soprattutto di difficile applicazione per eventuali stagioni future, ma che nulla toglie ad una serie che รจ riuscita a catturare l’attenzione di migliaia di spettatori.
E voi cosa ne pensate della terza stagione di True Detective? Pizzolatto รจ stato in grado di offrire una serie interessante? Scrivetelo nei commenti e continuate a seguire la nostra sezione film e serie tv per restare sempre aggiornati!
Punti a favore
- Interpretazione dei protagonisti
- Ottimo sviluppo delle tematiche
Punti a sfavore
- La storia si svolge un po' troppo lentamente
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