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Il film più atteso di Venezia 77 è stato presentato ieri sera, con la partecipazione via ZOOM della regista Cholè Zhao e dell’attrice protagonista Frances McDormand. Ecco la nostra recensione di Nomadland, in attesa della premiazione di stasera
TITOLO ORIGINALE: Nomadland. GENERE: documentario. NAZIONE: Stati Uniti. REGIA: Chloè Zhao. DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox. DURATA: 107 min. PRESENTATO: 11/09/2020
Adattato dall’omonimo libro-inchiesta di Jessica Bruder, ha visto la troupe per cinque mesi impegnata nelle riprese veramente on the road nei posti meno accoglienti ma più suggestivi d’America e tutti i protagonisti, salvo qualche eccezione non sono attori ma veri nomadi americani.
La trama | Recensione Nomadland
Dopo il crollo economico della città aziendale Empire nel Nevada rurale, Fern, rimasta vedova, decide di partire con il suo van alla ricerca di pace e solitudine. Si mette sulla strada alla ricerca di una vita al di fuori della società convenzionale, come una nomade dei tempi moderni. Nomadland vede la partecipazione dei veri nomadi Linda May, Swankie e Bob Wells nella veste di guide e compagni di Fern nel corso della sua ricerca attraverso i vasti paesaggi dell’Ovest americano.
Innovazione e introspezione on the road | Recensione Nomadland
Bastano pochi attimi di visione per comprendere che Nomadland è un film totalmente anticonvenzionale. Silenzio, poesia, paesaggi sconfinati e pochi volti sulle note composte da Ludovico Einaudi, così si può condensare il film in poche parole, un film che però per essere compreso va assolutamente visto.
Non esiste un genere in cui inquadrare il film perchè ha l’impostazione di un documentario, pur non essendolo, ma non è nemmeno fiction dato che molti dei personaggi che vengono rappresentati sono vedi nomadi d’America. Nomadland è uno di quei film che non vanno analizzati ma vanno lasciati fluire completamente per permettergli di travolgerci e scuoterci nel profondo. Un giornalista americano ha detto che il volto di Frances McDormand è “come visitare un Parco Nazionale” ed in parte è vero. L’espressione è rocciosa, cupa, ma lo sguardo sempre gentile, la capacità di immedesimarsi in un personaggio così lontano da quello che è lo stile di vita di una due volte premio Oscar è l’ennesima dimostrazione che talento e umanità devono fondersi per poter dare risultati tanto eccellenti. La sceneggiatura è elegante, mai esagerata, sembra di assistere ad una poesia che con le immagini di albe e tramonti nel deserto ad accompagnarla per la maggior parte della durata creano una sinfonia pronta a commuovere.
La dura realtà | Recensione Nomadland
Nomadland non è solo un film, ma anche una chiara denuncia sociale nei confronti del mancato assistenzialismo americano che obbliga migliaia di cittadini a scegliere la vita nomade per poter sopravvivere. Il bello del film, però, è che racconta anche l’altra faccia della medaglia, ossia coloro che scelgono autonomamente di diventare nomadi e cercare i propri obiettivi sulla strada. Il senso di libertà e allo stesso tempo di comunità che si crea nei campi nomadi viene dipinto come un legame indissolubile. Nomadland è un’omelia terrena quasi completamente priva di finzione, che strega lo spettatore e lo porta a rivalutare l’enorme egoismo e consumismo che consuma le vite dei “fortunati”. Quanto sarebbe folle invece partire, lasciarsi tutto alle spalle ed essere finalmente liberi? La scenografia è la natura, la fotografia la luce del sole, nessun trucco, nessuna impalcatura, tutto ciò che si vede è ciò che il mondo regala.
Nel film viene inserita anche una dolce storia d’amore, che non è tanto d’amore quanto di affetto, fra Dave e Fern che si conoscono casualmente e instaurano un rapporto di stima reciproca. Dave ha però deciso di fermarsi dal vagare on the road e chiede a Fern di fermarsi con lui, ma Fern ormai è libera e non potrà più legarsi ad un luogo. Come specifica lei stessa non è una “homeless” ossia una senzatetto ma una “houseless” una senza dimora, due concetti molto diversi. Nella cultura nomade quando uno di loro muore, viene salutato con la frase “Ci vediamo sulla strada!” che è un po’ ciò che la Zhao punta a trasmettere, vediamoci sulla strada, privi delle costruzioni sociali che ci ingabbiano e ci costringono a vite che alla fine non ci rendono mai pienamente soddisfatti.
Frances McDormand, l’antidiva per eccellenza
Frances McDormand è da sempre un’attrice hollywoodiana anticonvenzionale, storiche le immagini del photocall proprio a Venezia del 2017 in cui fece il dito medio ai fotografi. Non ama il tappeto rosso e non ama l’inutile sfavillio che ruota attorno all’industria cinematgrafica, Frances ama l’arte in quanto tale e il suo talento è senza dubbio uno dei più riconosciuti di sempre. Durante i 5 mesi di riprese ha vissuto realmente come una nomade e la regista ha dichiarato che man mano che incontravano altri nomadi sul loro cammino la McDormand li trattava come se fossero loro le star e in parte è proprio così. Un’umiltà incredibile che traspare anche nelle scene di Nomadland. Impossibile non menzionare il passaggio in cui declama Shakespeare sulle note della colonna sonora composta magistralmente da Ludovico Einaudi a coronare un film che si candida non solo alla vittoria del Leone d’Oro ma anche a diventare un cult del cinema.
Non dimenticate di continuare a seguirci per altre recensioni da Venezia 77 come Notturno di Gianfranco Rosi e per scoprire i vincitori che saranno annunciati questa sera in diretta!
Punti a favore
- Regia
- Fotografia
- Frances McDormand
- Colonna Sonora
Punti a sfavore
- Nessuno in particolare
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