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Proiettato al Trieste Science+Fiction Festival 2020, ecco la nostra recensione di Mortal. Un action-movie denso di contenuti interessanti
TITOLO ORIGINALE: Torden. GENERE: azione, fantascienza. NAZIONE: Norvegia, USA, Gran Bretagna. REGIA: André Øvredal. CAST: Nat Wolff, Iben Akerlie , Priyanka Bose, Per Frisch, Per Egil Aske. DISTRIBUZIONE: Nordisk Film. DURATA: 104 min. DATA DI USCITA: 28/02/2020.
Cosa fareste nei panni di un ragazzo che, da un momento all’altro, si trova ad avere a che fare con dei poteri sovrannaturali? E cose fareste, invece, nei panni di un regista norvegese che si è già impegnato con le tradizioni del proprio popolo? Difficile rispondere a due domande così impegnative, ma sappiamo senz’altro che André Øvredal ci ha regalato un prodotto davvero ben fatto sotto il profilo tecnico, ma anche un prodotto che porta con sé dei contenuti decisamente molto, molto interessanti. Dopo il mockumentary Trollhunter, che in cui Øvredal ha affondato le mani nelle centenarie suggestioni scandinave, abbiamo visto in anteprima Mortal al Trieste Science+Fiction Festival.
Fra natura e tradizione | Recensione Mortal
Abbiamo parlato di buona tecnica, ma anche di contenuti. Quelli portati da Mortal sullo schermo sono temi attualissimi ma mai trattati in maniera banale. Il nostro protagonista, Eric (Nat Wolff), si scopre in grado di esercitare dei poteri che non sa spiegare, e neanche controllare. Un must delle battute iniziali di tante storie di supereroi, che porta Eric a ritrovarsi in balia delle proprie emozioni. Sono propio le sue emozioni e le sue sensazioni, infatti, a scatenare i suoi poteri.
Nonostante sia un espediente visto molte volte, come abbiamo detto, Mortal riesce a non essere mai banale. Già dalle prime scene Øvredal insiste con delle inquadrature piuttosto originali e delle panoramiche mozzafiato a mostrarci la natura in tutte le sue facce. Ed è proprio l’aspetto scandivano a permettere questo connubio: il mare e la montagna, il verde e il bianco delle cime innevate, si mescolano in una cornice che sembra restituirci l’immagine stessa della terra.
E qui veniamo all’aspetto interessante dei poteri di Eric. Questi infatti si manifestano proprio attraverso la natura che circonda i nostri protagonisti. Così la sua ira diventa un fuoco improvviso, la paura un temporale più che minaccioso, e la tristezza una pioggia malinconica interrotta solo da un vero e proprio lampo d’amore, che porta con sé un barlume di luce.
Anche il cuore vuole la sua parte | Recensione Mortal
L’amore è l’altro filo conduttore che lega le vicende della nostra storia. Christine (Iben Akerlie), una giovane psicologa, riesce da subito a comprendere cosa scateni i poteri improvvisi di Eric. Sarà lei a calmarlo e a guidarlo verso la comprensione di sé, delle proprie potenzialità, ma anche delle proprie fragilità. La psicologa diventa così una sorta di ancora di salvezza per il nostro protagonista e sarà un elemento fondamentale per tutta la durata del film.
Senza svelare nulla, possiamo anticipare che col progredire della storia verso il suo epilogo, emerge il tema della tradizione e della fede ad affiancare quello del rapporto fra uomo e natura. Il finale del film potrebbe lasciare spazio all’ipotesi di un sequel. Oltre le speculazioni su un secondo film, però, l’opera di Øvredal ci lascia qualche interrogativo. Un monito sinistro? Una speranza fiduciosa? Le conclusioni, come giusto che sia, le lasciamo alla sensibilità dello spettatore. Quasi certo è che, guardando Monster, si maturerà la consapevolezza di non essersi trovati davanti all’ennesimo super-hero movie, ma a qualcosa di più.
Considerazioni finali
Monster è, in definitiva, un prodotto davvero ben confezionato. I cliché del genere ci sono, ma sono sapientemente usati per raccontare qualcosa di più profondo dell’azione pura. Non solo, i temi così importanti del nostro rapporto, odierno, con la natura, del dolore e della riscoperta di radici profonde, vengono sfiorati dal regista con una leggerezza ben studiata. Non c’é nulla che ingombri la narrazione e ogni cosa ha il suo posto in un incastro ben congegnato.
Anche la performance degli attori, in particolare quella di Nat Wolff che ci fa entrare in totale empatia col suo personaggio, aiuta a rendere il tutto particolarmente fluido. Per quanto riguarda la regia invece, come abbiamo detto, quasi nulla da obiettare. Øvredal mantiene spesso uno stile semplice, ma efficace. Il paesaggio scandinavo poi fa il suo lavoro, incantando spesso lo spettatore con la sua bellezza algida. Senz’altro ci auguriamo di potervene parlare nuovamente in una nuova recensione per un sequel di Mortal.
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