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Scoprite, con la nostra recensione, Le Abiuratrici, corto italiano presentato al Trieste Science+Fiction Festival 2020. Un’opera che purtroppo non convince
TITOLO ORIGINALE: Le Abiuratrici . GENERE: fantascienza. NAZIONE: Italia. REGIA: Antonio De Palo. CAST: Valeria Solarino, Claudia Potenza, Antonio De Matteo, Michelangelo Dalisi. DURATA: 14 min. DISTRIBUTORE: Lights On. DATA DI PRESENTAZIONE: 2 novembre 2020.
È stato presentato, presso il Trieste Science+Fiction Festival, Le abiuratrici, corto italiano di cui vi proponiamo la recensione. L’opera si trova all’interno della sezione Spazio Corto, interamente dedicata ai cortometraggi di autori italiani. Andiamo quindi a scoprire meglio questo progetto, che purtroppo non ci ha convinto.
Trama | Recensione Le Abiuratrici
2087. Il Governo della Confederazione degli Stati Autonomi d’Eurasia ha adottato da oltre 30 anni un programma di Eugenetica al fine di eliminare le malattie umane. Conseguenza è l’eliminazione dei costi riguardanti la medicina difensiva ed incremento dei fondi riguardanti la medicina preventiva. Ecco però Vera (Valeria Solarino) e Roberta (Claudia Potenza), due “Abiuratrici”, ovvero donne che a causa del loro rifiuto ad aderire al programma imposto dal Governo, sono state confinate in una località sconosciuta e usate come cavie.
Potenziale mal sviluppato | Recensione Le Abiuratrici
Le Abiuratrici (da “abiurare” inteso come ritrattare) si presenta come un corto da un buon potenziale e con una curata confezione tecnica. Le atmosfere rarefatte e alla Blade Runner sono azzecate alla creazione di quel mondo distopico. Una realtà in cui l’uomo utilizza la genetica per creare esseri umani già perfetti fin dalla nascita, con la conseguente eliminazione dei “meno adatti”. Costumi, fotografia, colonna sonora… Sono tutti aspetti tecnici ben costruiti per trasporre la tematica di base del corto. Il problema si crea nel momento della realizzazione vera e propria, in particolare per quanto riguarda la sceneggiatura.
Una sceneggiatura insufficiente | Recensione Le Abiuratrici
Il breve filmato di Antonio De Palo non riesce infatti a rendersi credibile allo spettatore a causa di diversi difetti di scrittura. Emblematica una particolare sequenza dove troviamo un “presunto” capo supremo costretto a spiegare ciò che è diventato il pianeta Terra. “Costretto” poichè non si spiega come le due ragazze, pur vivendo in quella stessa realtà distopica, non siano già informate sul programma eugenetico. Il risultato è una sequenza anche coerente ma terribilmente didascalica e tediosa, senza considerare poi un buco abbastanza importante di sceneggiatura (la moglie che non vede il marito pur essendo a pochi metri da lei).
Finale che non soddisfa | Recensione Le Abiuratrici
Infine, il finale non fa che aumentare la sensazione di “pochezza” nella scrittura. Abbiamo infatti una risoluzione che non solo non soddisfa lo spettatore ma è al tempo stesso abbastanza inspiegabile. Mentre infatti la svolta di Roberta ha comunque una sua causa, quella di Vera sembra abbastanza senza senso. Infine, come appena detto, la risoluzione è anche insoddisfacente poichè tende a focalizzarsi su un argomento, il ricordo, che sembra inserito giusto per dare un tocco poetico al finale. Una risoluzione insomma che è ben poco collegata a ciò che abbiamo visto prima.
Conclusione
Ci dispiace dirlo, perchè comunque parliamo di un’opera italiana, ma Le Abiuratrici non ci ha per niente convinto. Un’opera che si salva solo per la confezione tecnica e per l’interpretazione dell’intensa Valeria Solarino. Probabilmente non ha aiutato anche il voler introdurre questo breve racconto all’interno di un contesto così ampio. Insomma, la carne al fuoco è potenzialmente troppa e la realizzazione di quel poco che è stato sviluppato è abbastanza insufficiente.
Punti a favore
- confezione tecnica
- interpretazione di Valeria Solarino
Punti a sfavore
- Sceneggiatura pessima
- Buon potenziale ma sviluppo scoordinato
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