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La recensione di Cime Tempestose, adattamento cinematografico del romanzo di Emily Brontë, con protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi uscito a San Valentino
TITOLO ORIGINALE: Wuthering Heights. GENERE: Sentimentale. NAZIONE: Stati Uniti d’America. REGIA: Emerald Fennell. CAST: Margot Robbie, Jacob Elordi, Charlotte Mellington, Owen Cooper, Hong Chau, Vy Nguyen, Shazad Latif, Alison Oliver. DURATA: 136 minuti. DISTRIBUTORE: Warner Bros. USCITA: 14 febbraio 2026.
La regista britannica Emerald Fennell, già nota per Una donna promettente e Saltburn, ha ripetuto più volte che il suo non è un adattamento di Cime tempestose, bensì la versione che lei ha immaginato quando ha letto il libro da adolescente: una sua interpretazione del tutto personale e modellata sui suoi ricordi. Non è particolarmente stupefacente, quindi, che il film abbia poco o niente a che fare con il romanzo del 1847 di Emily Brontë, e nonostante questo ha fatto storcere numerosi nasi. Eppure bastava fare attenzione alle premesse, perché questo film fornisce una rilettura tanto personale da rendere il romanzo solo un canovaccio.
La trama | Recensione Cime tempestose
In un passato non meglio collocabile, nella casa nella brughiera dello Yorkshire che si chiama, appunto, Cime tempestose arriva un bambino portato a casa dalla grande città da Mr. Earnshaw (Martin Clunes), un ricco possidente terriero. Questo viene battezzato Heathcliff dalla figlia di Earnshaw, la bionda Catherine. Nonostante lei sia insopportabile, i due crescono in totale simbiosi, compagni di gioco e scorribande, ed entrambi vittime dell’irascibile ubriacone Mr. Earnshaw.
Il tempo passa anche nella brughiera e i due diventano dei trentenni disadattati: Heathcliff (Jacob Elordi) è un burbero servitore che vive nella stalla e a malapena parla, Catherine (Margot Robbie) è una donna-bambina vendicativa e viziata che sogna una vita sfavillante fuori dal controllo del padre. Si amano? Non si amano? Non lo sanno neanche loro finché la ricchissima famiglia Linton non si stabilisce a Thrushcross Grange, una lussuosa magione a poca distanza da Cime tempestose.
Non passa molto tempo prima che il buon Edgar Linton (Shazad Latif) si innamori di Catherine e ne chieda la mano. Heathcliff, furibondo, se ne va senza lasciare traccia di sé. Catherine ne è tristissima e soffre la mancanza del giovane finché lui non ritorna, cinque anni dopo, trasformato in un uomo di classe; lei è sposata con Edgar ma, avendo finalmente scoperto di amare Heathcliff, inizia con lui una torbida relazione clandestina.
Un guilty pleasure | Recensione Cime tempestose
Forse l’unica maniera in cui Cime tempestose funziona veramente è se considerato come una sequenza di belle immagini. È un’operazione che predilige molto di più la forma sulla sostanza, la composizione sulla ricchezza tematica. La maggior parte del film è visualmente ricchissima e decisamente lontana dalla realtà, piuttosto onirica e febbrile: la scenografa Suzie Davies e la costumista Jacqueline Durran creano set e abiti bellissimi, di enorme impatto visuale, orgogliosamente disconnessi da qualsiasi contesto storico. È un mondo surreale, affascinante e pieno di dettagli stupendi e curiosi.
Vestiti di cellophane, caminetti fatti di milioni di mani, gonne di latex, fragolone giganti, la tappezzeria fatta come la pelle di Cathy, il tramonto neon. La visione della regista sarebbe grandiosa se riuscisse a lasciarsi del tutto andare a una narrazione ironica, che si appoggia su quanto sia ridicola e pomposa. Fennell rivisita prepotentemente la trama di Cime tempestose (il libro), scrivendo quella che definisce “la più grande storia d’amore di tutti i tempi”, ignorando completamente quanto sia tossica e malata la relazione tra i due (una donna malvagia e invidiosa, e uno psicopatico violento). A dire il vero, neanche la sua visione è esattamente una vetta di romanticismo visto che, come già accennato, sembra pensata da una ragazzina in fissa col sesso, di conseguenza è opinabile ma contestualmente comprensibile che i grandi temi del libro vengano ignorati.
Sessualità tracotante | Recensione Cime Tempestose
Dove le sue modifiche faticano ad arrivare è il fatto che Catherine e Heathcliff sono poco più che teenager nella prima parte del romanzo: Margot Robbie e Jacob Elordi sono costretti a comportarsi come dei post-adolescenti in piena esplosione ormonale, sebbene anche nella sceneggiatura siano molto più grandi (Catherine viene definita come ben oltre l’età in cui verrebbe considerata una zitella). Per quanto i due si impegnino al massimo con quanto loro fornito dal testo di Fennell, e riescano a interpretare con gran divertimento gli aspetti più volutamente farseschi della storia, i loro comportamenti rimangono sempre un po’ stridenti, e i rispettivi personaggi incredibilmente diluiti. La passione e l’ossessione presenti nell’opera di Brontë si traducono nella storia di due schiavi dell’ormone melodrammatici che non riescono a starsene a distanza di sicurezza.
Tutto ciò che nell’originale è sottotesto viene messo in maiuscolo e in grassetto da Fennell, la quale ha deciso che la sottigliezza e la metafora non fanno per lei. Cathy non fischia come una pentola a pressione, ma va direttamente a nascondersi sotto un sasso a masturbarsi; e poi Heathcliff le lecca le dita, nel caso non fosse sufficiente. Lei è testarda e vezzosa, lui grezzo, ma buono. Senza il romanzo di Brontë e la fama inevitabile dei suoi personaggi, sarebbero praticamente dei burattini che compiono azioni senza contesto. Forse il personaggio che riceve il trattamento più sessualmente esplicito è quello dell’innocente Isabella, protetta di Edgar Linton (e sua sorella nel libro). Questa (interpretata da Alison Oliver che, come Elordi, era già in Saltburn) viene presentata come una bambina nel corpo di una donna, sposata da Heathcliff per vendicarsi di Catherine. Fennell traveste da consenso quella che è chiaramente la coercizione e la sindrome di Stoccolma di Isabella per le sevizie dell’uomo.
Conclusioni
La versione di Cime tempestose di Emerald Fennell è di incredibile impatto visuale, con scenografie e costumi del tutto staccati dalla storia ma ricchissimi ed utilizzati per eliminare qualsiasi traccia di sottotesto dal film. Il suo è un Cime tempestose tra virgolette: è la sua visione di quando era un’adolescente trasformata in un film dove qualsiasi ricchezza narrativa del libro di Emily Brontë viene rimossa insieme a personaggi, trame, e le motivazioni stesse dei protagonisti, che diventano due allocchi il cui sogno erotico si trasforma effettivamente in realtà. È tutto molto stiloso, la vibe sovrasta la storia, la scenografia racconta più del copione e i costumi gridano più dei personaggi. Forse c’è troppo fumo e poco cinema, ma preso per quello che è, è un bel brutto film.
Punti a favore
- Fotografia evocativa
- Pochi personaggi, ma buoni
Punti a sfavore
- La trama resta in disparte
- Erotismo sfrenato ma fine a se stesso
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